Little Nightmares 3 – The Backstage
di: Simone CantiniC’è un prima e un dopo nell’oscuro mondo di Little Nightmares 3, un tempo quasi indefinito che non riusciamo mai a vivere nella sua interezza, limitandoci a vederlo raccontato per mezzo delle sue particolarissimi suggestioni visive. Ciò che viviamo, all’interno della serie, è un presente in cui la flebile luce della speranza sembra sempre in procinto di essere fagocitata dalle deformi aberrazioni che ci circondano. Un flusso che scorre implacabile, che una volta avviata la partita ci conduce spedito al solito, criptico finale. Ci sono, però, delle increspature in tale continuum, simili a cerchi concentrici che si intrecciano sulla superficie dell’acqua, dopo aver lanciato un sasso: parliamo di storie parallele, che contribuiscono a cementare l’ossatura narrativa e che, nel caso di The Backstage, il primo DLC dedicato al lavoro firmato Supermassive. Che oltre a narrare un aspetto inedito di questa storia, mette sul piatto intuizioni ludiche tutt’altro che disprezzabili.
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In fuga, di nuovo
Inutile girarci attorno, anche in The Backstage il tutto prende il via in maniera analoga a quanto visto in Little Nightmares 3, raccontandoci ancora una volta la storia di una fuga. Lasciataci alle spalle Alone, il piccolo Low troverà in Dime, il nuovo personaggio che impreziosisce il DLC, un nuovo e affidabile compagno di sventura. La nuova coppia, tenendo fede al nome dell’espansione, procederà ad attraversare il deforme carnevale che aveva fatto da sfondo all’installazione principale, facendoci però vivere il dietro le quinte di tale orrore. Dite addio agli sparuti sprazzi di colore che avevano subdolamente reso meno lugubre il primo viaggio.
Per quanto sempre molto criptica, come vuole la tradizione del brand, la narrazione di The Backstage procede più per suggestioni visive che per esplicite dichiarazioni di intenti. È il mondo a raccontarci la triste esistenza di questi bambini che, simili a giocattoli nelle mani di sinistre presenze umanoidi, hanno solo due possibilità: soccombere o fuggire. E tra coloro che hanno scelto la prima via, indubbiamente la più semplice, ritroveremo alcuni degli ostacoli da superare nel DLC, e che potremo sconfiggere le nuove possibilità messe sul piatto dalla presenza di Dime. Aggiungete a questi una minaccia ben più ingombrante, ed il quadretto attorno ai pericoli che scandiranno l’oretta necessaria a giungere all’amaro epilogo sarà finalmente delineato.
Aguzzate la vista!
Se è vero che l’ossatura di The Backstage rimane, in definitiva, la stessa di Little Nightmares 3, i ragazzi di Supermassive non si sono adagiati sugli allori, condendo il DLC di alcune trovate che riescono a rendere meno prevedibile il tutto. Si parte, come detto, dalle meccaniche introdotte da Dime, che per mezzo di un cappello lampada potrà sia debellare le ombre di bambini perduti, sia illuminare elementi nascosti degli scenari. Oltre a rappresentare una feature utile per mettere le mani sugli sparuti collezionabili nascosti, questa luce simbolo di speranza tornerà utilissima per risolvere alcuni enigmi ambientali. Questi rappresentano, senza dubbio, la trovata più riuscita del pacchetto, andando ad ampliare il consueto portfolio di leve e pulsanti da premere con il giusto tempismo.
Si tratta di puzzle tutt’altro che banali, che richiederanno di esaminare a dovere l’ambiente circostante, così da scorgere gli indizi utili alla loro risoluzione. Questa scelta non fa altro che conferire al world design un respiro maggiore, in grado di esulare dalla mera funzione di cornice narrativa, e finendo con l’assumere contorni più attivi. Una trovata che convince e che funziona, ma che ha come contraltare il ridimensionamento delle meccaniche cooperative che avevano fatto capolino con maggiore prepotenza in Little Nightmares 3: certo, Dime e Low dovranno pur sempre collaborare per avere la meglio su ciò che li circonda, ma tutto avviene in maniera un filo più didascalica e meno sfaccettata del previsto. Non un grosso difetto, sia chiaro, ma l’appiattimento legato alla scomparsa delle feature peculiari che avevano caratterizzato l’epopea di Low e Alone è pur sempre evidente.
Sul fronte estetico, come già detto, The Backstage ci racconta di un universo se possibile ancora più oscuro e opprimente, in cui le grottesche deformazioni si annidano in ogni angolo e ogni ombra tremolante finisce per togliere quasi il respiro. La direzione artistica felicemente disturbante avvolge anche il villain principale che, sebbene meno spaventoso e fuori di testa dei suoi predecessori, ha dalla sua comportamenti e piccoli tic in grado di rendere ogni incontro inquietante al punto giusto. Convince, come sempre, anche il versante sonoro, che ci regala la solita soundtrack a base di carillon stonati e un’effettistica in grado di sottolineare a dovere ogni singolo passo che muoveremo dietro le quinte del carnevale.
The Backstage si inserisce nel solco tracciato da Little Nightmares 3 senza mai tradirne l’identità, ma riuscendo comunque a ritagliarsi un suo spazio grazie a intuizioni mirate e a un world design più partecipe. È un’espansione breve, certo, e in parte vincolata alla struttura del gioco principale, ma capace di valorizzare ciò che tocca: dagli enigmi più ispirati alla nuova dinamica introdotta da Dime, fino a un’estetica che spinge ancora oltre il già disturbante immaginario della serie. Non rivoluziona, non stravolge, non ambisce a riscrivere le regole (e forse non deve nemmeno farlo). The Backstage funziona perché approfondisce, amplia e incupisce, offrendo un’ora di fuga disperata che aggiunge spessore a questo universo di ombre e infanzie spezzate. Un tassello minore, ma solido, che conferma quanto Little Nightmares sappia ancora parlare attraverso ciò che mostra, più che attraverso ciò che dice.