Diablo II: Resurrected – Reign of the Warlock
di: Donato MarchisielloTrent’anni di Diablo rappresentano un traguardo che pochi franchise possono vantare senza mostrare i segni del tempo. Con Reign of the Warlock, Blizzard non ha cercato di reinventare la ruota, ma di oliare un ingranaggio che, nonostante i decenni, continua a girare con una precisione magnetica ed un fascino che appare intramontabile. Questa espansione per Resurrected, calata dal “cielo” all’improvviso, si pone l’obiettivo ambizioso di colmare il vuoto lasciato dall’assenza di nuovi contenuti per oltre vent’anni, cercando di bilanciare il peso della nostalgia con le esigenze di un’utenza moderna, abituata a ritmi e a concetti decisamente più serrati. Ma bando alle ciance, ecco la nostra recensione della versione Series X di Reign of the Warlock.
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Diablo II: Resurrected – Reign of the Warlock è una succosa espansione di gioco del leggendario Diablo 2, gioco di ruolo d’azione con visuale isometrica ed uno dei capisaldi storici del settore. Il nuovo pacchetto d’espansione, rilasciato dopo circa venticinque anni da Lord of Destruction, altro notorio contenuto aggiuntivo del titolo base, è naturalmente fondato sull’esplorazione delle cinque macro-aree (Atti) storiche del gioco base, ora “potenziate” da un sistema di Zone del Terrore dinamiche e dall’introduzione di una classe inedita con meccaniche di gestione delle risorse. Ovviamente, l’introduzione del Warlock rappresenta la variazione ludica più significativa. La nuova classe giocabile ha dalla sua tre distinti alberi delle abilità (Eldritch, Demon e Chaos), che consentono stili di gioco versatili, tra cui la manipolazione delle armi, l’evocazione dei demoni e il lancio di potenti magie.
Il Warlock potrà contare anche su una nuova serie di item specifici per la classe, tra cui i Grimori che introducono una stratificazione tattica inedita, ovvero sacrificare lo scudo per ottenere bonus passivi ai danni elementali o alla velocità di cast. Tuttavia il bilanciamento generale, al day one, non è perfettamente calibrato. Attualmente, le build basate sull’abilità Echoing Strike tendono a trivializzare il contenuto end-game, permettendo di battere i boss a difficoltà Inferno con un investimento di rune minimo. È un aspetto che restituisce un senso di onnipotenza gratificante, ma che rischia di appiattire la sfida nel lungo periodo. Ma, come spesso accade nel settore, sono “questioni” del day one. L’espansione introduce anche un nuovo sistema di tracciamento, chiamato “The Chronicle”, che è un regalo che Blizzard ha fatto ai completisti. Funge da vero e proprio archivio in-game per il “Sacro Graal” (la collezione di ogni oggetto unico), incentivando il farming mirato e riducendo quella sensazione di procedere alla cieca tipica delle run più sfortunate. Sotto il profilo del gameplay puro, le modifiche alla gestione del loot sono, a tratti, più rilevanti della nuova classe stessa.
L’introduzione di un Loot Filter altamente personalizzabile, in aggiunta, permette finalmente di accelerare il processo di ricerca e gestione degli oggetti. La possibilità di accumulare rune e gemme nello stash, inoltre, risolve un problema di logistica che per anni ha obbligato i giocatori a creare innumerevoli “muli” (personaggi deposito). È una semplificazione che non intacca la profondità del gioco, ma ne migliora drasticamente il ritmo.
Per quanto concerne la struttura dell’endgame e le novità introdotte in questa fase avanzata dell’esperienza, l’espansione apporta modifiche sostanziali che vanno ben oltre il semplice farming degli oggetti. Il cuore della nuova offerta risiede nell’introduzione dei “Colossali Antichi”, una serie di incontri “pinnacle” che richiedono non solo un equipaggiamento ottimizzato ai massimi livelli, ma anche una conoscenza certosina delle resistenze nemiche visto che decideremo l’ordine degli scontri. Per poter affrontare uno dei temibili antichi, dovremo combattere i boss degli Atti 1-5 di Diablo II: Resurrected mentre sono in versione “terrore” e ottenere delle statue da loro. Una volta ottenute tutte e 5 le statue, esse dovranno esser combinate nel Cubo Horadrico durante l’Atto 5 per aprire un portale verso gli antichi. Ogni antico ha la possibilità di rilasciare (per un totale di 6) gioielli unici, artefatti estremamente potenti, e solo uno può essere equipaggiato per personaggio in un dato momento.
La gestione delle Zone del Terrore è stata resa più dinamica attraverso l’uso di nuovi consumabili che permettono di “forzare” la corruzione di una specifica macro-area per un tempo limitato, garantendo una libertà di manovra inedita per chi intende ottimizzare le proprie run di ricerca senza dover sottostare a rotazioni temporali casuali. Questo sistema si sposa con una progressione dei livelli del Warlock che, una volta raggiunto il cap tradizionale, permette di sbloccare piccoli bonus incrementali alle statistiche, rendendo ogni singola sessione di gioco utile al rafforzamento complessivo dell’eroe.
Se proprio volessimo trovare un difetto alla nuova espansione, nonostante l’introduzione di nuove lore-entry legate al passato del Warlock e ai “Colossali Antichi” (nuove boss fight di fine gioco), l’espansione non aggiunge un vero e proprio Sesto Atto. La narrazione rimane confinata ai dialoghi esistenti e a piccoli frammenti testuali. In termini di longevità, però, il pacchetto è mastodontico: la rigenerazione del meta e la scalata alle nuove classifiche stagionali garantiscono centinaia di ore di gioco per chiunque intenda ottimizzare al massimo il nuovo personaggio.
Abbiamo analizzato il pacchetto sulla console ammiraglia di casa Microsoft, dove la stabilità dell’engine è stata messa alla prova dalle nuove ed appariscenti abilità del Warlock. In generale, ottimizzazione e ammodernamento estetico del titolo sono di alta qualità e alla pari con la rimasterizzazione di alto livello del capitolo base. In modalità Performance, il titolo garantisce i 60fps granitici con una risoluzione dinamica che punta ai 4K. La pulizia dell’immagine è eccellente e il sistema di illuminazione del motore di Resurrected esalta i nuovi effetti di luce viola e verde acido associati alle arti oscure del Warlock. I tempi di caricamento tra un atto e l’altro sono praticamente istantanei, rendendo il passaggio da una zona all’altra rapidissimo. Il Quick Resume si è rivelato un alleato prezioso per riprendere istantaneamente le sessioni di farming interrotte. Tuttavia, si avverte la mancanza di un supporto ai 120Hz, che avrebbe reso ancora più fluida la lettura dell’azione frenetica tipica degli ARPG moderni. Per quanto concerne la generale pulizia tecnica dell’esperienza, c’è poco da eccepire: non abbiamo incontrato errori o bachi tali da inficiare il fluire del gioco.
Sebbene Diablo II: Resurrected Reign of the Warlock non abbia le dimensioni di un’espansione completa, il contenuto aggiuntivo risulta in un’operazione chirurgica eseguita con maestria. Il dlc offre numerosi aggiornamenti al gioco classico sia per i veterani che per i nuovi giocatori. Ci sono nuovi oggetti, sfide di fine gioco e, naturalmente, la classe Warlock con la sua varietà di stili. Blizzard è altresì riuscita a modernizzare l’interfaccia e la gestione del lootsenza tradire l’anima oscura dell’opera originale. Unica nota stonata è la mancanza di nuove aree geografiche, unica fonte di delusione per chi cercava un’espansione narrativa in senso stretto. Tuttavia, per il veterano che macina dungeon, si tratta della versione definitiva di un capolavoro senza tempo, arricchita da funzioni che rendono l’esperienza più fluida e meno tediante.