Approfondimento

Starfield: ora su PlayStation 5

di: Marco Licandro

Quando nel settembre del 2023 uscì finalmente il fiore all’occhiello di Bethesda, ben pochi potevano pensare a quanto il panorama videoludico, in particolar modo in casa Microsoft, sarebbe cambiato da lì a tre anni. Dopo uno stravolgimento totale dei piani commerciali della compagnia, ci troviamo oggi su PlayStation 5 a giocare un titolo che non avremmo (quasi) mai pensato di trovare su questa piattaforma concorrente. Stiamo parlando dell’ex esclusiva Xbox: Starfield.

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Starfield, più completo che mai

Due anni e sette mesi dopo l’uscita, Starfield è un gioco molto più completo rispetto a quanto proposto il giorno di lancio, proponendo una versione, per così dire, definitiva del prodotto. Partendo dal day one, abbiamo visto migliorie costanti ed espansioni, visto che il gioco proponeva un’esplorazione un po’ troppo macchinosa e spesso limitata, non permettendo, ad esempio, di atterrare ovunque sui pianeti.

Con il tempo arrivarono aggiunte atte a migliorare la qualità del gameplay, come mappe con topografia tridimensionale, l’aggiunta di livelli di difficoltà, la decorazione di interni, ma anche il supporto a mod e quest aggiuntive.

Arrivò poi (finalmente) il REV-8, da poter guidare a piacimento sulla superficie, assieme all’attesa espansione Shattered Space, che introdusse il pianeta della Casa Va’ruun e tutte le relative quest.

Al giorno d’oggi ci troviamo di fronte a due novità, come il nuovo DLC Terran Armada, dove gli umani verranno minacciati da un popolo che si definirà come il vero e autentico terrestre, introducendo nuove missioni di flotta e le enormi Navi Capitali.

Free Lanes, invece, arriva come aggiornamento gratuito, cambiando il modo in cui ci muoveremo nello spazio, permettendo una modalità Crociera su cui porre la nostra nave e, finalmente, navigare realmente tra i pianeti, imbattendoci in basi spaziali o relitti inizialmente nascosti, oltre a rendere disponibili nuovi avamposti sui pianeti, così da non renderli totalmente vuoti.

L’idea è sicuramente ottima, specialmente per via di quanto ci ha abituato No Man’s Sky negli ultimi anni, creando nuovi standard. La realizzazione… un po’ meno, visto che i pianeti sembreranno ora delle grandi sfere texturate su cui sbatterci sopra, dato che non sarà possibile entrare nell’atmosfera. Beh, almeno è qualcosa.

Che differenze ci sono?

È PlayStation 5 la versione migliore su cui giocare Starfield? Non esattamente, almeno nella versione base. Sia Xbox Series X che PlayStation 5 offrono un’ottima grafica e un buon framerate, con prestazioni virtualmente identiche, anche se il mio occhio sembra preferire l’immagine su PlayStation pur non avendo dati che lo provano. Il discorso potrebbe potenzialmente cambiare su PS5 Pro, visto che il motore sfrutta ora il PSSR, migliorando la qualità e puntando ai 60 FPS utilizzando la tecnologia di upscaling di Sony.

Per quanto mi riguarda, in possesso di una PS5 base, ho potuto constatare un’ottima pulizia grafica, nonché alcune aggiunte per il controller DualSense, che erano quelle che più attendevo.

Anche se disabilitate di default (perché?), potremo andare in Impostazioni – Accessibilità e attivare i grilletti adattivi, per dare più enfasi ai colpi e alle ricariche. Tuttavia, nelle prove effettuate, questi creano semplicemente un fattore di durezza aggiuntivo nello sparare con armi a colpo singolo, cessando di fare resistenza quando il caricatore è scarico, mentre nell’esplorazione sulla nave non ho notato quel fattore “adattivo” che invece si nota in altri giochi.

Il feedback aptico più o meno è agli stessi livelli, non fornendo quella vibrazione specifica che è possibile realizzare sul DualSense, così da quasi sentire colpi e scossoni, limitandosi a vibrare in maniera quasi identica a quanto visto sul controller Xbox.

La barra luminosa si colora saggiamente per indicare lo stato della nave o la barra della salute, colorando in maniera simpatica il nostro controller, ma questo si nota poco, visto che staremo probabilmente guardando lo schermo. Diverso invece per quanto riguarda la PS Portal, dove le barre, oltre ad essere più evidenti, si trovano proprio ai lati dello schermo e forniscono degli aiuti visivi molto più efficaci, specialmente nelle sessioni più intense, dove saremo troppo concentrati a sparare per renderci conto della salute.

Il touchpad è stato diviso in due sezioni, quindi un tocco a sinistra o a destra attiva funzioni diverse, mentre l’altoparlante viene ora utilizzato per le comunicazioni, aggiungendo quel suo perché.

Per quanto mi riguarda mi aspettavo un trattamento più attento sotto questo aspetto, visto che il controller è effettivamente una spanna avanti rispetto a quanto offerto da Xbox e permette meraviglie se implementato a dovere, ma ahimè così non è stato.

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In conclusione

Starfield è un gioco che ha scaturito sentimenti contrastanti. Da un lato, l’aspetto tecnico alla Bethesda continua ad avere le falle di un motore visivamente ottimo ma con grosse carenze, e che non ha saputo aggiornarsi e stare al passo con i tempi. I modelli dei personaggi sono ben dettagliati, ma risulteranno sempre come manichini, sia per quelle strane conversazioni statiche, dove a muoversi sarà solo il volto, con espressioni davvero poco convincenti, e sia per le collisioni con l’ambiente. Le porte si apriranno telepaticamente, e senza essere toccate, mentre gli oggetti potranno essere afferrati o rubati per errore alla minima pressione. L’inventario, poi, sarà sempre e costantemente pieno, i caricamenti tra le aree frequenti, e gli spostamenti richiederanno, come sempre, una laurea in sistemi di interfacce.

Tuttavia, vale ancora la pena? Ebbene sì.

I mondi di Starfield sono pieni, ricchi di personaggi e storie nelle quali perdersi, e oggi sono ancora più vivi e variegati di quanto non lo fossero al lancio. La possibilità di visitare ogni posto, l’arte e l’estetica spaziale del titolo, le possibilità che offre, sono sicuramente Tier 1 per quanto riguarda l’immersione, che è la parte più importante di un gioco di ruolo.
Un peccato che non ci sia la possibilità di trasferire il salvataggio tramite una funzione cross save, costringendo i vecchi giocatori a iniziare da capo. Ma non è questo, alla fine, ciò che cerchiamo nell’introdurci in un gioco di ruolo spaziale: un nuovo inizio?