Honeycomb: The World Beyond
di: Simone CantiniNon si vive di soli blockbuster, fortunatamente, e la presenza al Tokyo Games Show 2025 non ha fatto altro che corroborare felicemente quanto appena affermato. La fiera nipponica, difatti, mi ha permesso di testare con mano alcune produzioni dal battage pubblicitario sicuramente meno altisonante dei pesi massimi del settore, ma che a dispetto di budget meno stellari non sono assolutamente da sottovalutare in quanto a pure potenzialità. Uno dei titoli in questione, oramai in dirittura di arrivo, è stato Honeycomb: The World Beyond, stuzzicante survival fantascientifico che, nel corso del provato che mi è stato dedicato, ha sensibilmente ridotto il mio scetticismo atavico nei confronti di simili produzioni.
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Non si vive di sola esplorazione
In Honeycomb: The World Beyond vestiremo i panni di una scienziata inviata sul pianeta Sota7, allo scopo di esplorarlo e documentare la sua popolazione vegetale, animale e minerale. Ovviamente, come ogni buona avventura che si rispetti, il semplice lavoro di catalogazione non sarà l’unico obiettivo della nostra eroina che, ben presto, si troverà ad interagire con i resti della civiltà che un tempo abitava il corpo celeste, fuggita via per motivi che spetterà a noi scoprire. Non si vive di solo crafting ed elementi sandbox nel titolo sviluppato da Frozen Way (già noti per House Flipper), visto che a tenere desta l’attenzione di chi (come il sottoscritto) ha sempre bisogno di uno scopo per giocare ci penserà una storia in grado di tenere occupati per circa 15-20 ore, e che fungerà come prevedibile da logico collante alle suddette meccaniche. Naturalmente è presto per lanciarsi in giudizi superficiali, visto che la prova è servita prevalentemente ad illustrarmi le principali meccaniche ludiche, ma il fatto che sia stato uno degli stessi sviluppatori a confermarmi la sua scarsa per le esperienze fini a sé stesse non ha potuto che rincuorarmi in merito all’eventuale bontà della campagna. Se il buongiorno si vede dal mattino…
Un mondo da scoprire
Messa da parte la cornice narrativa, come già detto, Honeycomb: The World Beyond è un survival esplorativo fortemente incentrato sull’esplorazione e sul crafting, in una maniera che strizza con forza l’occhio a No Man’s Sky, non a caso fonte di ispirazione palesemente confermata dal team. Una volta atterrati sul pianeta, pertanto, sarà nostro compito sfruttare il nostro fidato scanner per analizzate i vari elementi che incontreremo, oltre a rimettere in sesto il nostro quartier generale, così da poter creare le attrezzature necessarie alla nostra sopravvivenza. Le meccaniche sono risultate molto semplice ed intuitive, anche se ho trovato non proprio immediato e comodo il menu di gestione degli strumenti a nostra disposizione, ma magari prima dell’uscita qualche aggiustamento verrà fatto in tal senso.
Quello che mi ha colpito maggiormente durante la sessione è stato il modo in cui sarà necessario rapportarsi al mondo di gioco, in primis per quanto concerne le creature che lo abitano. Sebbene mi abbiano confermato che non ci saranno minacce dirette, ai fini del nostro lavoro di catalogazione sarà necessario approcciarsi alle varie creature, ognuna dotata di routine comportamentali che starà a noi scoprire, al fine di poterle addomesticare e gestire senza incappare nella loro ira. È stata garantita la presenza di un corposo numero di opzioni e già durante la demo non sono mancate alcune piccole sorprese.
Costruire, che passione!
Un ruolo importante, inoltre, lo avrà anche la gestione dei nostri avamposti, che sarà possibile costruire e personalizzare in maniera alquanto profonda. Questo ci permetterà di creare strutture dedicate, vuoi alla produzione energetica, al semplice riposo o magari all’agricoltura. Anche in questo caso quanto mostrato ha messo in luce un ampissimo set di opzioni, che faranno sicuramente la felicità di chi ama sbizzarrirsi nella progettazione. Un elemento ulteriore che ho apprezzato, visto quanto sia poco portato per le esperienze del genere, è stata la pressoché totale possibilità di personalizzazione delle varie meccaniche, che potranno essere adattate all’indole di ciascun giocatore: si potrà intervenire praticamente sulla totalità degli elementi lucidi, che potranno essere semplificati o complicati a proprio piacimento, così da tarare l’esperienza finale attorno a ciascuna tipologia di giocatore.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, tenendo comunque presente che non ho avuto modo di testare la release definitiva, Honeycomb: The World Beyond si è rivelato in linea con le aspettative e la grandezza del team: la grafica è risultata semplice ma pulita, in grado di garantire un colpo d’occhio sicuramente convincente e adatto al contesto. Non sono mancati un po’ di glitch video comunque non invasivi, ma il team ha confermato di essere al lavoro per risolvere il tutto in tempo per la release finale prevista per novembre.
In definitiva, Honeycomb: The World Beyond si è rivelato una piacevole sorpresa, capace di coniugare esplorazione, narrazione e personalizzazione in un ecosistema alieno ricco di fascino e potenzialità. Pur non vantando il clamore mediatico dei grandi nomi, il titolo di Frozen Way dimostra come anche le produzioni più contenute possano offrire esperienze profonde e coinvolgenti. Se il team riuscirà a rifinire gli ultimi dettagli tecnici e a mantenere le promesse narrative, novembre potrebbe regalarci un piccolo gioiello nel panorama dei survival fantascientifici.