Yonder: The Cloud Catcher Chronicles - Recensione

Le console principali disponibili sul mercato, in larga parte, sono sostanzialmente dominate da giochi action e sparatutto in varie salse. Fatta eccezione per le console Nintendo, che sono solite ospitare giochi di generi più variegati, Xbox e Playstation 4 sono generalmente orientate verso i suddetti generi principali, anche se le cose stanno rapidamente cambiando. Yonder: The Cloud Catcher Chronicles è l’esempio lampante di questo processo: il titolo, molto vicino per scopi ed intenti ad Harvest Moon, rappresenta uno dei segni visibili di un epocale cambiamento che sta lentamente ampliando il panorama ludico sulle console “ufficiali”.

Yonder è un gioco d’azione e avventura con delle forti componenti adventure e sandbox, il tutto condito da una telecamera in terza persona e da un mondo di gioco vasto e colorato. Il titolo è ambientato in un luogo magico e surreale chiamato Gemea, suddiviso in otto regioni distinte ognuna con la propria identità ben ravvisabile. Nonostante un aspetto pacifico e paradisiaco, la terra di Gemea è invasa da una potente forza oscura che ne minaccia la pace. Il giocatore, indossati i panni di un eroe custom discretamente personalizzabile, il quale si risveglia sulle soleggiate coste di Gemea dopo un terribile naufragio, sarà chiamato suo malgrado a sconfiggere il buio dilagante. Di lì, si propagherà una storia tutto sommato gradevole e abbastanza strutturata, seppur il tutto sarà una mera scusa per esplorare il piuttosto vasto universo di gioco.

Il player, come detto,  fronteggerà una terribile calamità che ha colpito il pacifico mondo di gioco, il Miasma, una sorta di nebbia che avvizzisce e distrugge tutto ciò che il suo fetido pulviscolo tocca. Il nostro compito sarà quello di raccogliere dei piccoli spiriti i quali saranno l’unico antidoto per debellare il male che affligge le quiete e verdeggianti terre di Gemea. La prima cosa che risalta, muovendo i primi passi all’interno del gioco, è l’approccio tendenzialmente “weapon-less” del gameplay: in Yonder non combatteremo, ma saremo chiamati a fronteggiare il male attraverso operazioni relativamente pacifiche e distanti dal clamore delle armi. Nel gioco avremo sostanzialmente il compito di scacciare il Miasma, il quale si presenterà in varie forme e modi e necessiterà di un numero sempre differente di spiritelli per poterlo annientare. Questi ultimi saranno rintracciabili esplorando Gemea, anche se alcuni saranno celati dietro enigmi e puzzle sempre tendenzialmente semplici e diretti.

Yonder è tutto qui? In realtà no: come detto, il titolo sarà una sorta di crocevia fra un gestionale basilare, un adventure game ed un classico sandbox, offrendo molteplici attività al giocatore. Nel gioco avremo, fra i tanti, la possibilità di costruire svariati oggetti, coltivare, pescare, barattare con gli NPC e, ovviamente, prendere e completare incarichi dei più disparati, dai quali otterremo diverse ricompense. Ogni regione sarà costituita da almeno un piccolo villaggio, in cui sarà possibile accedere alle missioni che potremo svolgere e che produrranno effetti benefici per la stessa, il tutto perfettamente incastrato in un sistema davvero semplice ed intuitivo. Peccato che, la succitata semplicità, invada la maggioranza dei compiti che saremo chiamati a svolgere, i quali si riveleranno tendenzialmente tediosi, piuttosto ripetitivi e dalla difficoltà tesa inevitabilmente verso il basso.

Come già specificato, nel gioco avremo facoltà di barattare svariati oggetti con i personaggi non giocanti. Il commercio sarà di fondamentale importanza, poiché in Yonder non troveremo negozi in grado di venderci materiali o strumenti. Potremo trovare gran parte dei primi semplicemente esplorando, mentre per i secondi dovremo valutare l’entrata in una delle tante gilde sparse per il mondo di gioco le quali, superata la prova iniziale d’ingresso, ci consentiranno l’accesso a tutta una serie di progetti e strumenti nuovi. Ovviamente, al centro di tutto ciò ci sarà il comparto crafting, anch’esso strutturato in modo piuttosto semplice ed intuitivo, dove saranno chiaramente indicati i materiali necessari per costruire l’oggetto che necessiteremo ed un icona con cui avviare il processo di costruzione. Ed è bene sottolineare che una buona fetta delle quest secondarie e della storyline principale, sarà incentrata principalmente sulla suddetta ricerca di materiali e sulla costruzione di uno specifico oggetto, utile al completamento della missione: la ripetitività di cui sopra.

Una menzione va fatta al sistema di farming del gioco che, nonostante sia sostanzialmente un’attività secondaria, costituirà una meccanica di gioco piuttosto profonda e divertente. Avremo a disposizione dei punti specifici della mappa in cui dare il via alla nostra personalissima azienda agricola, in cui potremmo allevare e coltivare a nostro piacimento al fine di ottenere preziosi materiali. Dovremo ovviamente gestire il nostro piccolo appezzamento di terra in vari modi, combinando animali e piante in modo intelligente e, naturalmente, occupandoci della cura e pulizia degli animali. Addirittura, molto più in avanti nel gioco, sbloccheremo la possibilità di assumere personaggi non giocanti per poter avere man forte nella cura di terra e animali.

Tecnicamente parlando, il gioco si presenta in modo tendenzialmente pulito e ben realizzato, dotato di uno charme cartoon evidente e coerente in tutti i più piccoli aspetti. In generale, Gemea si presenterà vibrante e colorata, offrendo scorci di natura selvaggia e “civilizzata” piuttosto affascinanti nelle loro forme morbide in salsa cartoon. Il ciclo giorno e notte aiuta in tal senso ad esaltare l’ottimo lavoro artistico e di level design del titolo, offrendo più possibilità visive agli stessi ambienti. Da un punto più crudamente tecnico, il gioco si presenta come un buon lavoro a livello di pulizia generale, seppur soffra di alcuni frequenti cali di frame (in parte già risolti dagli sviluppatori) che non vanno a minare eccessivamente l’esperienza di gioco.

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles è un mondo magico, dove il male viene combattuto a colpi di crafting e di pesca. Se siete alla ricerca di un gioco rilassante e poco impegnativo, magari corredato da un’estetica piacevole e ben realizzato, il titolo fa per voi. Nonostante ciò, l’estrema semplicità ed una notevole ripetitività delle attività potrebbe stancare molto velocemente.

  • Un vasto e ben realizzato mondo da esplorare

  • Un sandbox con elementi action e adventure

  • Semplice, intuitivo e longevo

  • Attività un po' ripetitive

  • Livello di sfida molto basso

  • Frame rate un po' instabile

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