Windlands - Recensione

La staticità pare essere quasi una prerogativa delle esperienze tarate per la realtà virtuale, ovviamente non certo per pigrizia degli sviluppatori, quanto per un’educata forma di rispetto degli apparati digerenti degli incauti player. Capita però, fortunatamente, che si presentino sul mercato prodotti che cercano, con le dovute precauzioni, di scardinare questi rigidi paletti, proponendo esperienze decisamente più movimentate e avulse da quanto appena scritto: Windlands rappresenta  proprio un riuscito esempio di queste scorribande.

A spasso nei cieli

Cosa succede se si fondono assieme il rampino tanto caro al vecchio Bionic Commando e l’abilità oscillatoria dell’arrampicamuri più famoso del mondo? Di sicuro è questa la domanda che si sono posti i ragazzi di Psytec prima iniziare a programmare Windlands. Nel gioco, che in pratica non è altro che un platform in prima persona, saremo difatti dotati di due rampini, tramite i quali dovremo venire a capo di alcuni scenografici livelli al fine di recuperare dei misteriosi cristalli appartenuti ad un’antica civiltà oramai scomparsa. Controllati tramite i due grilletti del Dualshock 4, questi costituiranno il nostro unico mezzo con il quale potremo scalare imponenti costruzioni, oscillando e balzando di superficie in superficie proprio come dei novelli Spiderman. Basterà semplicemente inquadrare con lo sguardo l’appiglio prescelto per dare il via a funamboliche evoluzioni aeree dalla resa virtuale veramente spettacolare e riuscita. Ovviamente, data la tipologia dell’azione, l’incubo del motion sickness è sempre dietro l’angolo, proprio per questo i ragazzi di Psytec hanno pensato bene di offrire ai giocatori un corposo set di opzioni volte a limitare questo sgradevole fenomeno: sarà possibile, difatti, regolare la modalità di spostamento, oppure avvolgere il nostro avatar all’interno di una gabbia utile a fornire punti di riferimento tangibili, oltre a tutta una ulteriore serie di personalizzazioni che stanno a testimoniare la cura profusa dal team nel tentativo di rendere fruibile a tutti la propria creatura. A conti fatti, quindi, una volta trovata la giusta configurazione, Windlands finisce per rivelarsi un titolo quanto mai godibile, impegnativo (ma non punitivo) quanto basta e forte di una libertà esplorativa ben dosata. Librarsi in un mondo sì stilizzato, ma ricco di elementi che non possono non far pensare alla mitologia di Ueda, ha un fascino del tutto particolare, amplificato dalla consueta immersività garantita dal PlayStation VR. A voler proprio essere pignoli si potrebbe muovere una critica al substrato narrativo che anima il tutto, davvero esile e non troppo incisivo, così come alla longevità base del titolo, fattore questo che può essere però sensibilmente ampliato se decideremo di recuperare anche tutte le tavolette opzionali disseminate nelle varie aree di gioco. Che sono davvero tante, credetemi, e non sempre semplicissime da scovare e raggiungere, in perfetto Mario style.

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Di necessità virtù

Visivamente Windlands si presenta in una forma decisamente gradevole, preferendo puntare tutto sullo stile piuttosto che sulla potenza bruta. La scelta di utilizzare una grafica stilizzata, che richiama in parte quanto visto in The Witness, è una decisione che ben si sposa con le potenzialità del PlayStation VR ed il budget a disposizione di Psytec. In linea con le atmosfere malinconiche e sognanti del mondo di gioco anche la colonna sonora, piacevole e rilassante al punto giusto. Nulla da dire sulla reattività dei controlli, che si sono sempre rivelati precisi e ottimamente calibrati, anche se saranno necessari un po’ di minuti per iniziare a padroneggiarli in maniera soddisfacente.

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Windlands è una piccola sorpresa, la dimostrazione tangibile di come la realtà virtuale possa seriamente aprire le proprie porte ad un variegato bouquet di generi videoludici. Questo FPP (first person platform) realizzato dai ragazzi di Psytec riesce a divertire in maniera convincente e rappresenta un ottimo punto di partenza per il successo virtuale di questa tipologia ludica. Se siete in cerca di un’esperienza diversa da quanto provato sino ad ora, il mio consiglio è quello di dare una convinta chance a Windlands: se riuscirete a trovare la configurazione più adatta ai vostri pancini vi ritroverete a sorridere beatamente mentre balzate sopra le spalle di un gigante meccanico addormentato.

  • Platform divertente ed impegnativo

  • Numerose opzioni per scongiurare il motion sickness

  • Ottimi controlli

  • Longevità non troppo elevata

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