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Recensione The Last Guardian

di: Luca Saati

IL 2016 si sta rivelando un anno magico, un anno in cui titoli annunciati molti anni fa e poi finiti nel dimenticatoio hanno finalmente visto la luce: i riferimenti a Final Fantasy XV e The Last Guardian sono ovvi. Se del primo ne abbiamo parlato qualche giorno fa, per il secondo abbiamo dovuto attendere un pochino di più per poterci mettere le mani sopra. Per chi non lo conoscesse, The Last Guardian è la nuova creazione di Fumito Ueda, sviluppatore che ha ideato due capolavori per PS2, ovvero ICO e Shadow of the Colossus che con il nuovo arrivato vanno a chiudere una trilogia legata da un punto di vista spirituale. Annunciato inizialmente per PS3, The Last Guardian ha vissuto uno sviluppo travagliato che ha visto Fumito Ueda fondare il team GenDESIGN e continuare i lavori sul gioco come collaboratore esterno. Il resto è storia recente con la presentazione all’E3 2015 con un emozionato Shuhei Yoshida, presidente di Sony Worldwide Studios, annunciare il gioco su PS4.

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Il mio amico Trico

La storia di The Last Guardian ci viene raccontata da quel ragazzino ormai adulto che abbiamo imparato a conoscere da quando il gioco è stato annunciato. Il tutto inizia con il protagonista che si risveglia di fianco a una strana creatura mistica che non riesce ad alzarsi per le ferite. Spaesato da tutto ciò che lo circonda, il ragazzo, spinto dal suo buon cuore, decide di aiutare quella creatura, che presto battezzerà col nome Trico, procurandogli prima del cibo e poi rimuovendogli le lance che hanno trafitto il suo corpo. Quello è solo l’inizio di una nuova amicizia tra il protagonista e Trico. Le prime ore di gioco le passeremo per lo più a imparare a conoscerci con la bestia e a prenderci cura di lui fornendogli cibo e curando le sue ferite, quando necessario. Il tutto viene ovviamente alternato da una serie di enigmi e sequenze platform in cui i due protagonisti dovranno collaborare tra loro per poter avanzare in quella che è una struttura imponente meglio nota come “il nido”.

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Piccole gesti come questo valgono il prezzo del biglietto

Questi primi momenti si rivelano utili per impratichirci con il sistema di controllo: il tasto triangolo per saltare, X per accovacciarsi e appendersi a una parete, O per afferrare gli oggetti e infine quadrato per effettuare una capriola o spingere all’occorrenza gli avversari. A questi comandi base troviamo anche il tasto R1 con cui interagire direttamente con Trico. L’incedere nella prima parte del gioco sarà piuttosto lento e a tratti macchinoso, tuttavia ben presto vi renderete conto che il tutto è strettamente legato al vostro rapporto con Trico. In questi momenti infatti dovrete imparare i suoi segnali fatti di piccoli gesti e sguardi, inoltre la creatura sarà diffidente nei vostri confronti. The Last Guardian in fondo è un gioco fatto di sguardi tra il ragazzino e Trico, col tempo imparerete a conoscervi e ad aumentare la fiducia tra di voi, a un certo punto si sbloccherà anche la possibilità di impartire ordini a Trico mediante la combinazione del dorsale destro e dei tasti frontali. Superati quindi questi momenti lo scorrere dell’avventura si fa più fluido, il ritmo più incalzante, e più avanti si va più la situazione migliora. The Last Guardian riesce nell’obiettivo di offrire una splendida storia d’amicizia capace di regalare emozioni in più di un’occasione, nei piccoli gesti come Trico che si avvicina in cerca di carezze o in grandi momenti quando rischia la vita pur di salvare quella del suo piccolo amico. Trico è un animale adorabile, nei suoi atteggiamenti affettuosi ricorda tanto un cane, ma non mancano strizzate d’occhio ai gatti, in particolar modo alla postura o alla sua agilità, e ovviamente ci sono anche richiami ai volatili per via delle sue fattezze.

I puzzle e le sequenze platform sono ben orchestrate e sfruttano a dovere le caratteristiche dei due protagonisti: da una parte il ragazzino può ad esempio infilarsi nei cunicoli più stretti e camminare su sottilissimi fili sospesi nel vuoto, dall’altra Trico può effettuare imponenti salti, o fare da enorme scalino così da permetterci di raggiungere posti altrimenti irraggiungibili. The Last Guardian non si fa mancare neanche dei combattimenti dove delle armature di pietra cercano di rapire il ragazzino, quest’ultimo in tali occasioni svolge il ruolo di supporto mentre Trico cerca di eliminare uno dopo l’altro i nemici. Da un punto di vista ludico, The Last Guardian si pone a metà tra ICO e Shadow of the Colossus, col primo ha in comune il focus sull’esplorazione, col secondo l’interazione con l’imponente creatura.

L’impianto ludico di The Last Guardian però non è esente da difetti. La telecamera infatti soffre tantissimo in diverse occasioni, specie negli spazi più ristretti, diventando schizofrenica. Al sistema di controllo manca anche un po’ di precisione, in particolar modo quando si è in groppa a Trico visto che il personaggio afferra le piume dell’animale quando non necessario. Per ovviare a questo problema sarebbe bastato affidare a un tasto del controller la scalata dell’animale in modo simile a quanto accadeva con i colossi di Shadow of the Colossus.

Buona la longevità, noi ci abbiamo impiegato poco più di dieci ore per completare l’avventura, tempo in linea con le produzioni di questo tipo. Rigiocando The Last Guardian inoltre è possibile sbloccare nuovi costumi strettamente legati al numero di barili da dare in pasto a Trico.

Esplorando il Nido

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Trico è tanto bello quanto adorabile

Tecnicamente The Last Guardian alterna alti e bassi. Tra le note positive troviamo sicuramente lo splendido comparto artistico, la modellazione poligonale di Trico e dello scenario. Molto piacevole l’effetto del vento che muove le piume dell’animale e la vegetazione. Impressionanti le animazioni della creatura capaci di creare empatia grazie ai suoi comportamenti sempre credibili. D’altra parte però è impossibile non notare texture indietro di una generazione e una vegetazione poco curata. Il frame rate poi risulta molto ballerino, in particolar modo quando il gioco ci mostra in tutta la sua bellezza gli scenari. Splendido l’accompagnamento sonoro che esalta i momenti chiave dell’avventura e contribuisce a rendere la scena ancora più emozionante.

Commento finale

The Last Guardian è un’avventura in continuo crescendo, parte piano concedendo al giocatore il tempo necessario per conoscere Trico e per consentire a quest’ultimo di fidarsi del protagonista. Superata questa prima parte, il gioco di Fumito Ueda mette in mostra tutte le sue meraviglie emozionando il giocatore in più di un’occasione nei suoi piccoli gesti e nei momenti spettacolari. Non siamo dinanzi a un gioco perfetto o al capolavoro che forse molti si aspettavano dopo tutti questi anni a causa di alcuni problemi tecnici e di gameplay, tuttavia siamo sicuri che i fan di ICO e Shadow of the Colossus non resteranno delusi.