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Recensione The Golf Club 2

di: Simone Cantini

Devo essere sincero, nonostante abbia apprezzato il precedente episodio non avrei scommesso un soldo bucato sull’arrivo di The Golf Club 2. Sì, perché la produzione HB Studios non è certo abbordabile e scanzonata al punto da ambire ad una vasta platea di giocatori, complice un gameplay decisamente ostico da padroneggiare e non certo permissivo, elemento che non va certo a braccetto con la grande platea console. E invece, a distanza di tre anni, siamo di nuovo qua, a calpestare l’erba di green e fairway tra un’imprecazione e l’altra.

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Se è vero come il vecchio capitolo si presentasse in maniera alquanto spartana, con un’offerta contenutistica davvero risicata ed un approccio al gameplay quanto mai brusco, The Golf Club 2 dimostra di aver imparato dal proprio passato, compiendo notevoli passi avanti sotto questi punti di vista. A partire da un esaustivo tutorial che ci darà il benvenuto non appena avviato per la prima volta il gioco: questo sarà un compagno di viaggio prezioso, dato che servirà ad offrirci una completa panoramica delle meccaniche che regolano questa complessa simulazione golfistica. Sì, perché il gameplay di The Golf Club 2 rifugge a qualsiasi concetto puramente arcade, presentandoci un modus giocandi decisamente arduo da padroneggiare. Come in precedenza, non avremo nessun indicatore a schermo, ma la potenza e la portata del tiro dovranno essere calibrate manualmente attraverso lo swing della mazza, che saremo noi a dosare tramite lo stick analogico. Importante sarà sia la tempistica dell’andata che quella del ritorno di forza, così come fondamentale la precisione della direzione del nostro movimento, pena fastidiose e spesso fatali deviazione dell’angolo di tiro. Ovviamente dovremo prestare estrema attenzione anche ad elementi esterni, come la velocità e la direzione del vento, oltre alla conformazione del terreno e all’attrito che questo eserciterà la nostra pallina, con conseguente riduzione della potenza degli impatti. Non mancherà, poi, la possibilità di imprimere effetti ai nostri colpi, così come scegliere i differenti stili di battuta, tutti ampiamente descritti nel praticissimo glossario consultabile in ogni momento. Si tratta di un sistema decisamente interessante, ma anche davvero ostico da domare, dato che calibrare tutto ad occhio richiede tantissima pratica e potrebbe, ovviamente, scoraggiare gli acquirenti meno pazienti. Il tutto poi, quando si tratta di dover essere estremamente precisi (come nel caso dei putt), si scontra con una sensibilità degli stick non proprio impeccabile, elemento che rende talvolta ancora più difficile calibrare correttamente la potenza da applicare al colpo, con conseguente sballamento degli approcci e relativa sequela di imprecazioni. E vedersi sfuggire un succoso birdie solo perché il sistema di gioco si impunta, nonostante la forza applicata, non è certo un bene. Speriamo che gli sviluppatori riescano a tappare questa falla con qualche update, perché si tratta di un limite davvero fastidioso, anche se non sempre presente.

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La palla è dentro, il parcheggio

Il fratello maggiore di The Golf Club 2 peccava in maniera considerevole per quanto concerne l’offerta ludica, invero limitata e non certo appariscente. Stavolta le cose, però, hanno subito un notevole boost, grazie all’inserimento della modalità Carriera e delle Società, le quali vanno ad affiancarsi alle classiche sortite su percorso a 18 buche. La prima delle due introduzioni ci permetterà di organizzare le nostre personali stagioni, scegliendo i circuiti da affrontare, la tipologia dei match e la durata delle sessioni, permettendoci di accumulare crediti utili ad acquistare nuovi oggetti di personalizzazione del nostro avatar, che stavolta potremo creare da zero utilizzando un editor (invero non memorabile in quanto a resa complessiva). Sarà inoltre possibile scegliere se giocare in compagnia di amici fisici, aggiungere ghost oppure altri player attualmente presenti sui percorsi scelti, sempre fino ad un massimo di quattro giocatori in totale. Ottenendo buoni piazzamenti, inoltre, potremo investire il denaro raccolto anche nel potenziamento del nostro club, di modo da sbloccare nuove tipologie di eventi e personalizzazioni. Lo stesso, anche se declinato in ambito decisamente più social, avviene nella sezione Società: qua dovremo creare la nostra personale lobby (oppure potremo accedere ad una già esistente: ci sono anche quelle ufficiali del gioco) e dare vita ad eventi condivisi con l’intera community. Chiunque potrà, quindi, partecipare alle sessioni da noi create, così come noi potremo fare lo stesso con quelle degli altri. Fondamentalmente la struttura ricalca in maniera marcata quanto visto nella Carriera, ma ovviamente le possibilità offerte sono elevate in maniera esponenziale. A chiudere il lotto delle opzioni ci pensa il versatile editor di percorsi, che ricalcando in maniera fedele quanto visto nella scorsa iterazione, ci permetterà di dare vita al set di buche dei nostri sogni, consentendoci di modificare a piacimento moltissimi parametri, oltre al poter editare liberamente la conformazione del terreno. Una volta soddisfatti potremo condividere il tutto con gli altri player, oppure semplicemente limitarci a sfruttare la creatività altrui. Le velleità di personalizzazione, inoltre, vanno a coprire anche la nostra sacca di mazze, della quale potremo facilmente andare a settare il contenuto. I passi avanti, a livello contenutistico, sono davvero notevoli ed ogni implementazione riesce a trovare il suo degno perché all’interno di The Golf Club 2. Peccato che lo stesso non si possa dire del comparto tecnico, rimasto sin troppo ancorato al suo passato: per quanto gradevole e pulita sia l’immagine, permangono fastidiosi rallentamenti in alcune situazioni di gioco, così come un evidente pop up di elementi dello scenario. Niente di particolare si rileva sul versante sonoro, con il ritorno del vecchio main theme, a cui si accompagna il voice over (in inglese) del solito John McCarthy.

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The Golf Club 2 rappresenta il sequel ideale di un titolo non certo per tutti. È innegabile, difatti, come HB Studios abbia operato un saggio ampliamento del proprio franchise, andando ad inserire modalità benvenute e tutto sommato interessanti. Peccato solo per alcune fastidiose incertezze del non proprio abbordabile sistema di controllo, elemento che unito ad una difficoltà di apprendimento non proprio dolce rende The Golf Club 2 un titolo diretto prevalentemente agli amanti del golf più simulativo, oltre che a coloro dotati di una notevole dose di pazienza.