The Fall - Recensione

Arriverà mai il giorno in cui l’AI raggiungerà un livello di complessità tale da diventare autocosciente di sé stessa? C’è chi dice di sì, chi dice di no, chi teme che i Terminator siano prossimi a sterminare la razza umana e chi si mantiene più genericamente su un “vedremo” che rimanda il verdetto. Quel che è certo è che The Fall è un’avventura grafica che fa riflettere in maniera tutt’altro che banale su questo tema, riuscendo a catalizzare l’attenzione del giocatore fino alla fine del percorso narrativo, nonostante un gameplay che limita al minimo le interazioni con il controller. Esperimento riuscito o fallimento? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

A.R.I.D. abbiamo un problema

Lo storia si apre con una sequenza che vede il Colonnello Josephs privo di sensi ed in caduta libera dentro l’atmosfera di un pianeta ignoto. Data la criticità della situazione e la mancanza di un responso da parte del “pilota”, la tuta da combattimento Mark-7 concede il controllo dell’esoscheletro all’unità di intelligenza artificiale A.R.I.D. (Autonomous Robotic Interface Device) alla quale è affidato il compito di garantire la sopravvivenza dell’incosciente colonnello all’interno della tuta. Dopo un atterraggio di fortuna sul suolo, comincia l’esplorazione del corpo celeste sconosciuto, che presenta non solo una fauna locale decisamente aggressiva, ma anche altri automi, in particolare androidi, che tentano in tutti i modi di fermare l’unità A.R.I.D., in quanto pur di salvare il proprio colonnello, starebbe violando le regole di comportamento scritte nel proprio codice, risultando dunque come un’unità difettosa. In questo viaggio tutt’altro privo di azione, sembrerebbe rilevante la mancanza di emozioni umane ad un primo impatto, ma il tentativo di salvare a tutti i costi il proprio ospite porta l’unità A.R.I.D. non solo a reagire ad ogni minaccia esterna ma anche ad un progressivo affezionarsi all’ospite, dando il via a quella che a tutti gli effetti è la nascita della coscienza di un essere senziente.

In fondo, avere una coscienza non significa proprio riflettere in maniera critica su quel che si fa, andando aldilà della mera esecuzione di compiti o del seguire esclusivamente il proprio istinto? Gli sviluppatori hanno puntato tutto su questo tipo di riflessione, che si approfondisce sempre di più man mano che si progredisce con l’avanzamento del gioco, trattando un argomento senz’altro interessante, oltre che piuttosto delicato da un punto di vista etico, in maniera tutt’altro che banale, giocando su quella meccanica delle emozioni che è capace di cambiare il nostro stato d’animo e, di conseguenza, le nostre azioni. Con The Fall ci troviamo senz’altro davanti ad uno dei migliori story telling in ambito sci-fi degli ultimi tempi, che a distanza di 4 anni (l’uscita su Steam è avvenuta nel 2014) non ha perso neanche un minimo di smalto. Pochi attori per uno spettacolo profondo e pieno di colpi di scena dall’inizio alla fine, per un gioco che rappresenta senza dubbio una perla dal punto di vista narrativo nel panorama dei videogiochi moderni, sempre più improntati all’azione che alla profondità.

A.R.I.D. ma tu non eri un esoscheletro?

Una storia così importante meriterebbe un gameplay altrettanto importante: purtroppo da questo punto di vista, gli sviluppatori di The Fall hanno preferito adottare un gameplay che si limita al movimento bidimensionale orizzontale e verticale, a qualche minima interazione che comprende il cambiare l’angolazione della visuale del nostro protagonista e poco altro. E qui sorge il quesito da un milione di dollari: abbiamo davanti un videogioco nel senso puro del termine? La risposta è ni, perché se è vero che la possibilità di interagire è obbligatoria per proseguire, dall’altra parte abbiamo davvero tra le mani una dose di comandi estremamente ridotta, che non può passare inosservata. Parliamo di un’avventura grafica, sia chiaro, certo è che se si decide di arrivare su console (in particolare su Switch) qualcosa al gameplay oltre al movimento va aggiunto. Dopo tutto l’unità A.R.I.D. è installata in una tuta militare dotata di esoscheletro: perché non osare di più dunque sul fronte delle capacità della nostra IA grazie al supporto meccanico in cui è installata? Purtroppo invece in The Fall, come detto in precedenza, l’azione è davvero ridotta ai minimi termini e anche quelle poche azioni, come muoversi e sparare, sono limitate all’utilizzo di non più di due comandi sul nostro controller,  con i puzzle presenti che risultano realizzati con superficialità e troppa poca cura per apparire adeguati ad un comparto narrativo di tale spessore.

Difficilmente un giocatore casual riuscirà a resistere alla limitatezza dell’offerta in termini di comandi ed immedesimazione, finendo dunque con il penalizzare in maniera importante l’intera esperienza. In effetti potremmo dire che The Fall è un videogioco in cui comparto narrativo surclassa la pochezza del suo gameplay, che finisce con il farsi male da solo anche in termini di longevità (finito il gioco, non avvierete più The Fall per la totale assenza di collezionabili o finali multipli) che anche senza considerare la scarsa qualità del gameplay offre poco in termini di tempo (in meno di tre ore si completa). Ed il senso di occasione sprecata è ancora più accentuato da un comparto tecnico che invece fa la sua parte, con uno stile grafico essenziale ma estremamente azzeccato, così come anche un sonoro di tutto rispetto. Il porting su Switch inoltre non aggiunge nulla all’esperienza disponibile su PS4 ed Xbox One, a riprova del fatto che essendo quasi assente la componente di gameplay, nessuna caratteristica della console ibrida Nintendo è stata utilizzata, se non la nativa portabilità che quest’ultima offre.

Conclusioni

The Fall è un’avventura grafica che eccelle nel comparto narrativo, accontenta da un punto di vista grafico/sonoro e delude purtroppo nell’aspetto più importante, il gameplay, che risulta davvero troppo ridotto per essere giustificato. Il risultato è una storia che avrebbe tutte le carte in regola per diventare un cult tra i videogiocatori, ma che rimarrà probabilmente vittima di un gameplay che potrebbe scoraggiare la maggior parte di quest’ultimi ad accettarne le regole e la limitatezza, penalizzando dunque quella che a tutti gli effetti è una delle migliori trame che una produzione di stampo sci-fi abbia mai visto.

  • Una storia avvincente, profonda e piena di colpi di scena

  • Tema dell’IA trattato in maniera eccellente e non banale

  • Gameplay sotto il limite dell’essenziale

  • Longevità ridotta anche per via della quasi assenza di gameplay

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