The Banner Saga - Recensione

Rieccoci nuovamente a parlare di un progetto nato su Kickstarter. Questa volta ci riferiamo a The Banner Saga, strategico a turni di Stoic, un team di sviluppo fondato da ex-sviluppatori di Bioware, arrivato di recente su PS4 e Xbox One grazie al publisher Versus Evil a due anni di distanza dall'uscita su PC. Noi non vedevamo l'ora di mettere le mani su questo primo capitolo di questa nuova saga (Stoic prevede di realizzare una trilogia) e arrivati ai titoli di coda già non vediamo l'ora di ritornare in questo mondo con il secondo capitolo previsto nel corso del 2016.

Rieccoci nuovamente a parlare di un progetto nato su Kickstarter. Questa volta ci riferiamo a The Banner Saga, strategico a turni di Stoic, un team di sviluppo fondato da ex-sviluppatori di Bioware, arrivato di recente su PS4 e Xbox One grazie al publisher Versus Evil a due anni di distanza dall’uscita su PC. Noi non vedevamo l’ora di mettere le mani su questo primo capitolo di questa nuova saga (Stoic prevede di realizzare una trilogia) e arrivati ai titoli di coda già non vediamo l’ora di ritornare in questo mondo con il secondo capitolo previsto nel corso del 2016.

Uomini e giganti

The Banner Saga è ambientato in un mondo ispirato alle tradizioni nordiche dove uomini e Varl, una razza di giganti con delle possenti corna sulla fronte, sono in un’eterna guerra. Così per mettere pace tra i due popoli le divinità creano i Distruttori, degli esseri simili a dei robottoni. Il tutto funziona con uomini e varl costretti a collaborare tra loro, seppur controvoglia, per fronteggiare la minaccia. I Distruttori vengono respinti nei territori più remoti del nord con uomini e varl che consolidano la loro pace. Questa pace però non dura molto, i Distruttori tornano alla carica attaccando le terre del sud costringendo uomini e varl a tornare alle armi per fronteggiare la minaccia. Il tutto mentre un sole spento aleggia 24 ore su 24 in alto nel cielo e un freddo inverno minacciano la fine del mondo.
Il protagonista di The Banner Saga è Rook, capo di un villaggio dell’est che, dopo un attacco dei Dredge, si trova costretto a viaggiare insieme al suo popolo e a sua figlia Alette verso la casa dei Varl per unire le forze. La storia è composta da sette capitoli che tengono impegnati il giocatore per circa 10 ore durante le quali prendere una serie di decisioni morali che hanno effetto sulla trama. Giocando a The Banner Saga ci è sembrato di trovarci dinanzi un buon libro o un gioco da tavola alla Dungeons & Dragons. Il gioco infatti non presenta cutscene per raccontare la storia, ma dei fermo immagini con i personaggi coinvolti e i testi che alternano dialoghi con la descrizione della scena e particolari gesti compiuti dai personaggi. Una scelta particolare che abbiamo apprezzato molto. In The Banner Saga c’è quindi tanto da leggere, fortuna che i testi sono completamente in italiano. Stoic ha svolto un grande lavoro in fase di scrittura descrivendo con minuzia di particolari le scene e mettendo in scena ottimi dialoghi con personaggi carismatici e ben caratterizzati. The Banner Saga è un titolo story driven, non ci sono quest secondarie e la vicenda scorre in modo lineare. Questa linearità di fondo pone molto l’accento sulla drammaticità degli eventi catturando e immergendo il giocatore completamente nell’affascinante mondo di gioco.

Una volta ciascuno

Il gameplay di The Banner Saga si divide sostanzialmente in due parti.
Da una parte abbiamo le sequenze con la carovana dove Rook guida i suoi uomini in un viaggio di oltre 100 giorni. Queste sequenze vedono la nostra carovana avanzare in automatico verso la meta. Il nostro unico obiettivo in questo caso è quello di tenere sotto controllo le provviste che si consumano giorno dopo giorno. Finire le provviste porta alla morte graduale del nostro clan. Nuove risorse si possono ottenere durante gli incontri casuali che farete nel vostro cammino oppure possono essere acquistate presso i mercanti delle città. Agli incontri bisogna destare particolare attenzione in quanto potrete ritrovarvi faccia a faccia sia con delle brave persone vogliose di unirsi al vostro gruppo e di condividere le risorse, sia a dei contrabbandiari il cui unico scopo è rubarvi le vostre provviste. Insomma nel mondo di The Banner Saga non si può mai abbassare la guardia. Non dimentichiamoci poi del morale del clan. Camminare per troppi giorni consecutivi senza riposarsi neanche un po’ vedrà il morale del clan abbassarsi inesorabilmente e di conseguenza i combattenti rendono meno in battaglia.
Tra uno spostamento e l’altro della carovana abbiamo i combattimenti da affrontare contro i nemici. Qui il gioco si trasforma in un classico strategico a turni con il campo di battaglia fatto a mò di scacchiera. Prima di attaccare gli avversari possiamo muovere il nostro personaggio nel suo range di azione caratterizzato da una serie di quadratini blu. Possiamo andare anche oltre e coprire una distanza maggiore caratterizzata dai quadratini gialli, ma in questo caso bisogna spendere i punti Volontà di cui ogni personaggio è dotato. Tra le caratteristiche più importanti di cui tenere conto in combattimento troviamo l’armatura e la forza. Quest’ultima rappresenta a tutti gli effetti anche la salute dei personaggi, mentre l’altra è la sua difesa. Il danno inferto al nemico altri non è che la sottrazione dei punti forza del nostro omino e dei punti armatura del nostro avversario. Cerchiamo di spiegarci meglio con un esempio pratico. Il nostro avversario ha un’armatura pari a 10 e una forza pari a 11, mentre il nostro personaggio una forza pari a 12: questo vuol dire che il danno inferto all’avversario è pari a 2 portando la sua forza pari a 9. Mettiamo caso che quest’ultimo voglia attaccare il vostro personaggio che ha un’armatura pari a 10. Avendo 9 punti forza un attacco alla salute risulta nullo, di conseguenza conviene danneggiare prima l’armatura per essere alla portata dell’avversario. Ogni attacco inoltre può essere potenziato spendendo i già citati punti volontà, ogni punto speso corrisponde a un punto danno aggiuntivo. Infine i punti volontà possono essere spesi per sfruttare l’abilità speciale in dote a ogni personaggio. Ad esempio potrete effettuare un attacco ad area per colpire più avversari contemporaneamente oppure alzare gli scudi per una difesa maggiore. Questo combat system è più difficile a dirsi che a farsi, nell’atto pratico infatti risulta abbastanza semplice, complice anche un tutorial molto esaustivo, e saprà regalarvi qualche soddisfazione, specie nelle fasi più avanzate quando avrete potenziato i vostri personaggi e vi sarà richiesta una buona tattica.
A tal proposito spendiamo qualche parola anche per il sistema di upgrade dei nostri eroi che possono arrivare fino a un massimo di livello 5. Per avanzare di livello bisogna soddisfare due fattori: il numero di uccisioni e i punti fama. Bisogna innanzitutto uccidere un certo numero di nemici con un dato personaggio, ad esempio due uccisioni permettono di passare al livello 2, 5 uccisioni per il livello 3 e così via fino ad arrivare al livello massimo. Raggiunte le uccisioni necessarie possiamo spendere i punti fama ottenibili dopo ogni combattimento o durante un incontro casuale. Passare al livello successivo permette di ottenere due punti da spendere nelle varie caratteristiche del proprio eroe come la forza, l’armatura, la volontà e non solo. La personalizzazione è quindi ridotta all’osso e si limita all’upgrade del personaggio e all’inserimento di un oggetto speciale nel loro inventario capace di migliorare alcune statistiche. Ecco, al gioco manca un po’ di quella profondità tipica degli RPG, sarebbe stato bello ad esempio equipaggiare gli eroi con delle armi o con delle armature. Anche la mancanza di quest secondarie potrebbe deludere chi apprezza elementi ruolistici in questi giochi. Come detto in precedenza, The Banner Saga è un’esperienza story driven. C’è una mappa ma non è esplorabile liberamente, può essere solo consultata per avere informazioni aggiuntive sul mondo di gioco come una vera e proprio enciclopedia. La natura story driven del gioco si riflette anche nei combattimenti. La morte di un eroe in battaglia infatti non comporta alla morte nel gioco, ma semplicemente a qualche giorno in infermeria per farlo tornare in piena forma. La morte dei personaggi quindi è determinata solo e soltanto dalla storia.
Chiudiamo l’analisi del gameplay assicurandovi sul sistema di controllo. Il passaggio da mouse a pad risulta indolore. In poche parole The Banner Saga risulta assolutamente godibile stando stravaccati sul divano con il vostro pad.

Alla luce del sole

Dove The Banner Saga davvero ci ha estasiati è nella sua componente grafica interamente disegnata a mano. Mancano vere e proprie cutscene, ma i disegni stupiscono per la loro cura. Lo stesso dicasi per le scene che raffigurano il viaggio della carovana rappresentato in questo caso con scenari in 2D disegnati in modo magistrale. L’unico problema da segnalare a livello tecnico riguarda i caricamente talvolta troppo frequenti. La colonna sonora è all’altezza del comparto grafico. Gli splendidi brani firmati da Austin Wintory (Flow, Flower, Journey, Assassin’s Creed Syndicate) presentano influenze nordiche che si adattano alla perfezione con l’ambientazione e il contesto del gioco. Se ne volete un assaggio vi consigliamo di fare un salto su Spotify visto che la soundtrack di The Banner Saga è disponibile sulla piattaforma.

Commento finale

È un peccato la mancanza di una vera e propria componente ruolistica, ma nonostante tutto The Banner Saga è una perla che risplende nella marea di indie che hanno oramai invaso gli store digitali delle nostre console. Ispirato in ogni suo aspetto a partire dalla trama che ci ha emozionati e lasciati con tanta voglia di mettere le mani sul suo secondo capitolo, fino ad arrivare alla componente audio visiva che ci ha lasciati a bocca aperta. Il sistema di combattimento funziona egregiamente e ci ha donato più di una soddisfazione. Il nostro consiglio è di intraprendere il viaggio di Rook e del suo clan e goderselo pienamente. Buon viaggio a tutti!

  • Storia emozionante e scritta con grande cura

  • Grafica e sonoro magistrali

  • Gameplay ben congegnato e combattimenti tattici…

  • …Ma componente ruolistica ridotta all’osso

  • Qualche caricamento di troppo

 

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