RiftStar Raiders - Recensione

Dici roguelike ed istantaneamente si finisce per l’andare ad immaginare un mondo tipicamente fantasy, in cui esplorare intricati dungeon e saccheggiare ogni anfratto divengono rapidamente le uniche ragioni di vita del nostro (o dei nostri) avatar. Capita, però, che talvolta un simile gameplay venga affiancato a scenari completamente differenti, come nel caso dello spazio profondo che funge da cornice a RiftStar Raiders.

Spara, muori, potenzia, riprova

Nella nuova produzione targata Climax Studios andremo a vestire i panni di un pilota rinnegato, il cui scopo unico sarà quello di razziare ogni angolo della galassia, così da rimpinguare il borsellino. Ovviamente per poi spendere il tutto nel potenziamento della propria strumentazione. Nessuna storia particolarmente intricata va ad impreziosire RiftStars Raiders, nonostante la presenza di quattro differenti fazioni avversarie ed una narrativa che accompagna ed introduce ciascuna delle nove missioni inserite nel titolo. Il tutto sarà giocabile come uno shoot’em up con vista dall’alto, con alcuni richiami ai twin stick shooter, ed in cui la fisica rivestirà un ruolo fondamentale. La nostra navicella, difatti, reagirà in maniera convincente alle varie sollecitazioni che provengono dall’ambiente circostante, pertanto sarà necessario prendersi un po’ di tempo per imparare a gestire il peculiare sistema di navigazione. Oltre ai canonici propulsori, il nostro vascello siderale sarà equipaggiato con due differenti bocce da fuoco (gestite dai due grilletti del pad), un gancio retrattile indispensabile per hackerare i dispositivi nemici, recuperare oggetti ed aprire casse, un boost ed uno scudo. Ognuno di questi device, ad eccezione del braccio estensibile, sarà liberamente potenziabile o sostituibile, ovviamente investendo il denaro raccolto durante le nostre sortite. È in questo frangente che le meccaniche roguelike di RiftStar Raiders balzano prepotentemente sulla scena: inizialmente, come vuole la tradizione, difficilmente riusciremo a venire a capo delle varie missioni con la nostra dotazione standard, pertanto sarà necessario accumulare tentativi su tentativi, così da poter alimentare il nostro gruzzoletto e potersi finalmente permettere i vari upgrade. Questi sono gestiti in maniera molto interessante attraverso un peculiare skill tree, le cui possibilità sono direttamente collegate a ciò che recupereremo nei vari stage. Questi, difatti, sono caratterizzati da alcune ricompense uniche, che difficilmente potremo ritrovare al primo tentativo, fattore che garantisce una discreta dose di rigiocabilità alle distinte missioni. I bonus in cui ci potremo imbattere, inoltre, non si limiteranno ad essere meramente attivi, ma potranno anche essere futilmente estetici, di modo da permetterci di modificare l’aspetto e la tipologia della nostra astronave. Il novero di personalizzazioni, sia belliche che visive, è davvero elevato, un elemento che va a tutto vantaggio della varietà di approcci garantiti da RiftStar Raiders. E allora come si giustifica il voto non propriamente esaltante che troneggia in fondo alla recensione?

Amici mai

Tra le peculiarità che caratterizzano l’offerta ludica di RiftStar Raider c’è la possibilità di giocare in compagnia di altri 3 amici e, vista la difficoltà media delle varie missioni, questa feature si rivelerà ben presto essenziale. A meno che non si vogliano passare ore ed ore a grindare come se non ci fosse un domani. Il multiplayer, come definito dagli stessi ragazzi di Climax, è di tipo coopetitivo (no, niente errori), ovvero un bizzarro mix a metà strada tra competitivo e cooperativo. Data la citata osticità degli stage, l’aiutarsi a vicenda è difatti parte indispensabile dell’esperienza, al punto che il gioco inviterà sottilmente a creare build specialistiche così da avere sempre a disposizione una squadra dotata di un buon equilibrio, in cui tank ed elementi di supporto possano completarsi a vicenda. La furia della lotta si porta però anche in dote la possibilità da saccheggiare il frutto delle azioni altrui, dato che il bottino recuperato sarà ad esclusivo appannaggio del primo che riuscirà a metterci le mani sopra. Come passare rapidamente dalle pacche alle coltellate sulle spalle. L’idea è dunque intrigante, peccato per la scellerata ed incomprensibile scelta di limitare tutto all’online, sacrificando il couch play. Come se non bastasse, tale insensatezza si sposa con la sola possibilità di partecipare a sessioni multiplayer sprovviste di matchmaking, con gli inviti diretti agli eventuali amici come unica forma di comunicazione. Si tratta di una decisione che stento davvero a comprendere e che, proprio per questo motivo, mi ha reso impossibile testare effettivamente sul campo la bontà della proposta Climax. Qualche criticità mi sento in dovere di riversarla anche nei confronti dell’aspetto estetico di RiftStar Raiders che, a dispetto di una pulizia ed una cura generale discreta, a causa di un punto di vista forse un po’ troppo distante, tende a rendere estremamente caotica la lettura delle situazioni più concitate, a causa di un eccessiva piccolezza degli elementi di gioco. Decisamente da rivedere anche la grandezza e la leggibilità dei testi che personalmente, pur avendo 10/10 di vista ed un 55 pollici a poco più di due metri di distanza, ho fatto fatica a leggere senza sforzi.

RiftStar Raiders è il classico prodotto dalle due facce, caratterizzato come è da alti e bassi. I primi sono senza dubbio costituiti dalla sua struttura ludica decisamente intrigante, a cui però si accompagnano delle assurde scelte di design che finiscono per azzopparne tutti i buoni propositi. Per quanto giocabile tranquillamente in solitaria, a patto di scendere a compromessi con una difficoltà davvero pronunciata, la decisione di limitare il multiplayer online al solo reclutamento diretto di altri amici rasenta l’idiozia. Un vero peccato, visto che almeno sulla carta RiftStar Raiders avrebbe tutto il necessario per ambire a giudizi decisamente più lusinghieri.

  • Struttura roguelike intrigante

  • Tantissime possibilità di personalizzazione

  • Multiplayer strutturalmente inconcepibile

  • Messa in scena talvolta caotica

  • Testi al limite della leggibilità

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