Recensione di The Undergarden - Recensione

Recensione di The Undergarden di Console Tribe

Immaginatevi seduti su una panchina in un parco, magari in primavera, facendovi catturare dalla vita che vi circonda, dalle piante che prendono vita e dagli insetti che volano da un fiore all’altro. Bene, ora o avete gli occhi sgranati inorriditi davanti a tale circostanza o, al contrario, chiusi alla ricerca di un relax che solo la natura può infondere negli animi. Nel caso facciate parte dell’ultima categoria di stato psicologico, siete già a buon punto per immergevi, è proprio il caso di dirlo, nelle atmosfere di The UnderGarden, puzzle game piuttosto atipico sviluppato da Vitamin G Studios e distribuito da Atari su XBox Live e, prossimamente, su PSN.

Abyss

Impollinazione: si, è questo il leitmotiv dell’avventura coloratissima che ci attende davanti al televisore ma è il caso di procedere per gradi, senza fretta, con molta calma, in coerenza con la filosofia di questo videogame. Il protagonista è un buffo personaggio, un incrocio tra un teletubbie e un topo (ok, anche il teletubbie potrebbe essere una specie di topo), con innate capacità subacquee e con un’unica ragione di vita: ripopolare la fauna marina trasportando il polline negli angusti meandri degli abissi. Non c’è un plot narrativo ma il canovaccio risulta abbastanza evidente dopo le prime scorribande acquatiche: la fauna è inanimata e ha bisogno del nostro aiuto in tutti i 15 livelli a cui potremo accedere da diversi portali.

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I meccanismi sono piuttosto semplici e intuitivi: raccogliere il polline da alcune piante e impollinare la vegetazione semplicemente passandoci accanto, oltrepassando gli ostacoli di tipo ambientale grazie alla risoluzione di enigmi dalla complessità crescente. I puzzle attingono a piene mani alla tradizione videoludica del genere: piattaforme che calano o si elevano (siamo sott’acqua!) con un peso determinato, ruote da far girare o bloccare per modificare le correnti marine, rocce da abbattere con esplosioni e così via. Insomma, da questo punto di vista nulla di innovativo. L’originalità si estrinseca nelle capacità del buffo protagonista e delle sue interazioni con ciò che lo circonda: creando una bolla attorno al suo corpo, è infatti in grado di acchiappare con una specie di guinzaglio diversi elementi utili per superare i vari ostacoli: piante e, udite udite, esserini del tutto simili al protagonista, incuranti di ciò che li circonda in quanto del tutto presi dalla musica. Portare al guinzaglio tali esseri equivale ad un festival del colore e della musica, grazie alle piante e alla colonna sonora che reagiscono al nostro luminoso passaggio. La determinazione di ritmi è liberamente lasciata al libero arbitrio del giocatore, dal momento che per superare un livello non è previsto nessun limite di tempo e perché non ci sono ostacoli o nemici che possono causare la morte del personaggio. Il motivo di tale caratteristica è piuttosto lampante: dare al giocatore una sensazione unica di relax grazie al mondo che si colora al nostro passaggio, senza particolari patemi d’animo. Anche per questo, il livello di difficoltà, anche nei portali più avanzati, è sempre piuttosto basso, il che non può non incidere sul livello di sfida proposto dal gioco, molto ma molto esiguo; in questo caso, però, va considerato lo spirito del gioco stesso, animato dalla voglia di incantare piuttosto che dal desiderio di costringere attente riflessioni cerebrali.
The UnderGarden permette di condividere l’esperienza di gioco invitando un altro giocatore, pronto ad immedesimarsi in un altro essere impollinatore: in questo caso sottolineiamo come sia possibile modificare l’aspetto dei protagonisti con vari elementi sbloccabili nel corso dell’avventura: colori, orecchie, coda e tanti altri gadget. Giocando in multiplayer, cambiano sostanzialmente le emozioni che il gioco riesce a trasmettere e l’approccio agli enigmi stessi. The UnderGarden, nasce essenzialmente per creare un particolare rapporto di intimità col giocatore che, quasi, rifiuta ogni contatto con l’esterno per non condividere le sue emozioni; giocando in due, si perde questo spirito e si abbraccia quello della collaborazione e ne guadagna decisamente la longevità, comunque su buoni livelli.

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Immersi in mille colori

Il viaggio onirico che The UnderGarden nasconde non potrebbe essere tale senza il suo particolare stile grafico, impostato su palette di colori sfavillanti contrastati da un contesto tipico delle oscurità degli abissi marini: il mondo oscuro che si anima al nostro passaggio di colori brillantissimi è un’estasi per gli occhi, una manifestazione di gioia che difficilmente trova eguali su schermo. La magia di The UnderGarden è però tutta qua. Nell’esplorazione dei 15 livelli il giocatore può essere pervaso infatti da una strisciante sensazione di monotonia, dovuta al fatto che il level design non regala grossi sbalzi di fantasia e diventa ben presto piuttosto scontato: con questo ci riferiamo sia alla varietà degli elementi sia alla struttura stessa dello stage. Piuttosto fastidioso inoltre l’effetto zoom out che si attiva in automatico per dare una visuale lontana del livello; a parte la palese fatica del motore grafico a mantenere una fluidità costante, ci è sembrata una scelta non contestualizzata al ritmo di gioco: in questo caso, avremmo apprezzato una gestione manuale di questa funzione, un po’ come avviene, ad esempio, nella serie Worms del Team 17.
Davvero eccellente l’atmosfera creata dalla colonna sonora, dinamica rispetto all’azione e capace di catturare il giocatore.

Impollinatori da download

Gli ultimi anni hanno ormai confermato il fatto che un buon puzzle game, almeno per quanto riguarda le console domestiche, si trova quasi esclusivamente come DLC. The UnderGarden è uno di questi, seppur presenti delle caratteristiche molto particolari: considerando il livello di sfida e genialità degli enigmi, si trova decisamente di meglio ma, a livello di atmosfere, è una vera e propria gemma. Consigliato a tutti coloro che vogliono trascorrere un po’ di relax davanti allo schermo.