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Recensione Recensione di Saw: The Game

Recensione di Saw: The Game di Console Tribe

di: REdeiDESIDERI

“Ti starai chiedendo dove sei finito. Ti dirò dove saresti stato adesso: nella tua squallida camera a vegetare. Finora sei stato semplicemente alla finestra a guardare gli altri che vivono la loro vita. Ma che cosa vedono i voyeurs, quando si guardano nello specchio? Io ti vedo, sei uno strano mix di diversi frammenti, arrabbiato a volte apatico, ma più che altro patetico. Bene, oggi o guarderai la lenta agonia di te stesso oppure finalmente vivrai.”

Jigsaw – Saw, L’Enigmista

Che la si ami o la si odi è innegabile che la serie di film The Saw, nata nel 2004 come un progetto indie a bassissimo costo (solo 18 giorni di riprese per il primo capitolo), sia divenuta in poco tempo il nuovo punto di riferimento per il cinema gore e horror. Un killer astuto ormai vicino alla morte, divinamente interpretato dall’attore Tobin Bell, è l’assoluto protagonista di una serie di film in cui le vittime non vengono uccise, ma piuttosto vengono messe alla prova. In Saw nulla è come sembra, ogni stanza può essere l’ultima che visiterete, ogni prova nasconde la redenzione da una vita vuota, ogni persona che partecipa ai macabri giochi di Jigsaw è in realtà un individuo deviato, amorale, probabilmente immeritevole di vivere. Con premesse simili, capirete quindi come l’attesa per un videogioco ispirato al brand abbia richiamato un eco di interesse ed attenzione da parte di fan e critica. Auto-mutilazioni, prove mortali, trappole, ambienti decadenti, sangue che scorre a fiotti e dubbia eticità sono questi gli elementi principali della saga. A questo punto la domanda da porsi è una sola: sarà riuscito Saw: The Game a mantenere intatto lo spirito sanguinario di Jigsaw? Non ci resta che scoprirlo insieme! “Vivere o morire, a voi la scelta”.

“Che cosa voglio? Voglio fare un gioco con te” (Jigsaw – Saw III)

Pescando a piene mani dal primo capitolo della serie cinematografica, questo tie-in sviluppato dagli abili ragazzi di Zombie Studios (attualmente a lavoro sull’atteso Silent Hill: Shattered Memories), si ricollega ai primi eventi narrati della saga, mettendoci nei panni dello sfortunato quanto determinato detective David Tapp, già protagonista del primo film allora interpretato da un ottimo Danny Glover. Ancora sulle tracce dello spietato Jigsaw, il detective Tapp si ritroverà, suo malgrado, a dover partecipare ad uno dei folli giochi di redenzione ad opera proprio dell’efferato serial killer. Rapito e rinchiuso in un decadente e diroccato manicomio criminale, disseminato di tranelli mortali ed altri folli e spietati partecipanti al “gioco”, il detective dovrà intraprendere il cammino di redenzione messo a punto da Jigsaw, salvando, nel frattempo, tutte le persone cui ha distrutto la vita nel corso della sua crociata contro il malato assassino. Più che una corsa alla cattura dell’omicida, la storia ci narra la fuga dai fantasmi del passato da parte di Tapp e la sua discesa agli inferi ad opera di Testa di Porco (figura presente in tutte le opere cinematografiche). Nel gioco, come nel film, la linea di confine tra uomo e bestia, tra morale ed immorale, è tanto sottile quanto fragile. David Tapp è davvero un intransigente uomo di legge? O la sua determinazione ha corrotto inesorabilmente la sua integrità? La soluzione del caso e lo scontro finale con Jigsaw sono lasciati alle mani del giocatore.

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“Nessuno si salva senza superare dei test” (Jigsaw – Saw IV)

Il gameplay di questo Saw videoludico si costituisce sostanzialmente dei tipici elementi di un survival horror in terza persona, ponendo un forte accento tanto sull’esplorazione del vastissimo manicomio, quanto sulla soluzione di una moltitudine di enigmi mortali, vero e proprio fulcro dell’azione ludica. Come già detto, il detective Tapp non è l’unica sfortunata anima ad essere finita nelle mani del killer seriale. Svariati personaggi legati da un doppio filo alla vita del detective sono infatti stati intrappolati all’interno di alcune diaboliche e mortali trappole. Scopo del gioco sarà sopravvivere in primis agli enigmi che ci verranno posti, e salvare nel frattempo anche le altre sfortunate vittime di Jigsaw. Pensando al film, ed alla complessità dei tranelli dell’Enigmista, verrebbe subito da pensare ad una sequenza praticamente infinita di enigmi, che dovrebbe trasformare il gioco in una specie di Professor Layton in salsa gore. Tuttavia abbiamo amaramente constato che così non è. I tranelli proposti dagli sviluppatori sono sostanzialmente non più di cinque o sei: sistemare una rete di tubi, accoppiare determinati simboli per aprire una porta, ricollegare dei fili ed avvia la corrente, premere dei tasti con il giusto tempismo. Non bastasse il loro esiguo numero, essi vengono riproposti costantemente, sebbene con un gradiente di difficoltà crescente, per tutta la durata dell’avventura. Certo, c’è da dire che la loro implementazione è sempre intelligente e mai casuale tuttavia, data comunque la buona durata dell’avventura, dopo poco l’interesse per la risoluzione degli enigmi scema vertiginosamente, trasformando il tutto in poco più che una sequenza di compiti (talvolta a tempo) da dover svolgere per proseguire nella trama. Da fan del film, non può che piangerci il cuore.

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“Ricordati, quando sei all’inferno solo il Diavolo può salvarti” (Jigsaw – Saw II)

Decadente al punto giusto, tanto da poter tranquillamente essere scambiato per un ambiente qualsiasi di Silent Hill, il manicomio criminale che fa da location al gioco è degnamente rappresentativo del degrado sociale e morale su cui il film (e dunque anche il videogame) muove da sempre un’assidua denuncia. L’ambiente è marcio, sporco, corrotto sino all’osso e si presta bene alla sua funzione di dedalo mortale. Tutto buono, se non fosse che le stanze dell’ospedale sembrino seguirsi, talvolta, senza cognizione di causa. Molto spesso avrete quasi l’impressione di una struttura di dimensioni titaniche in cui l’Enigmista si è prodigato di creare il suo personalissimo centro riabilitativo. Proprio in merito all’architettura degli ambienti, Tapp non farà altro che passare da una sezione dell’edificio ad un’altra, seguendo uno schema fin troppo inflessibile di “cerca l’indizio, scopri la vittima, supera gli ostacoli, salva la vittima, vai avanti”. In una monotonia simile, pesantemente ricalcata dal susseguirsi degli enigmi di cui abbiamo già parlato, gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire un buon numero di nemici, vittime anch’essi della follia di Jigsaw. Convinti che la chiave (in senso letterale) della loro fuga sia nascosta nel corpo di Tapp, i figuri di cui sopra cercheranno costantemente di ucciderci, onde trovare la via della loro redenzione e salvezza. Ne viene da se che in una situazione simile il buon detective abbia bisogno di difendersi, ed ecco perché gli sviluppatori hanno dato la possibilità al giocatore di reperire un gran numero di armi più o meno improvvisate grazie al quale difendersi: bisturi, scope, asce, siringhe, molotov. Tutti oggetti decisamente interessanti ma che, purtroppo, si scontrano con il peggior sistema di controllo che la storia ricordi. Tenetevi forte!

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“Ora pagherai il prezzo di aver fatto la scelta sbagliata…” (Jigsaw – Saw III)

Vi state reggendo? Bene, allora lo ammettiamo senza mezzi termini: il detective Tapp è un idiota! Attenzione però, non parliamo del personaggio in sé, né dell’ottima caratterizzazione operata anni fa dal leggendario Danny Glover. No! Parliamo piuttosto del Tapp videoludico, e della sua completa incapacità di muoversi e minacciare a dovere i suoi nemici. Perché? È presto detto! Il sistema di controllo di Saw: The Game è quanto di più arcaico si ricordi dai tempi di Resident Evil, e qui si parla di un gioco di nuova generazione! Tapp è lento alle sollecitazioni del giocatore, ed è talvolta male inquadrato dalla telecamera, tanto che certi enigmi visivi risulteranno peggiori di una tortura dello stesso Enigmista. Non bastasse questo, il sistema di combattimento, molto simile a quanto si è visto nelle ultime produzioni di genere, è lento, legnoso ed assolutamente mal realizzato! Prenderete tante di quelle botte prima di riuscire a colpire un nemico che spesso sarete costretti a scappare, curarvi e ritentare da capo, e questo solo perché nessuno si è preso la briga di calibrare il sistema in maniera più reattiva. In un’ottica simile non possiamo che lodare il buon Jigsaw per aver disseminato l’edificio di trappole e tranelli vari (alcuni riattivabili una volta disinnescati), così da permettere l’omicidio dei nemici senza che si debba cercare vanamente di pestarli a morte. Un plauso anche alla possibilità, previo ritrovamento di materiali e appositi schemi, di costruirsi, su alcuni banchi da lavoro, alcune rudimentali trappole che, in virtù di spazi privi di tranelli dell’Enigmista, permettono una rapida quanto dolorosa morte ai nostri sfortunati nemici. Si va da semplici trappole stordenti a complesse trappole a gas, il cui uso è caldamente consigliato in virtù di avversari particolarmente rapidi e/o coriacei. Tuttavia, nonostante ciò, non ci sono altri modi per dirlo: chi ha ideato il sistema di controllo del gioco meriterebbe molto più di Tapp di ritrovarsi tra le grinfie dell’Enigmista!

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“Io ti sto parlando, sei tu che non mi ascolti” (Jigsaw – Saw II)

Sorretto, ancora una volta, dall’intramontabile Unreal Engine 3, Saw: The Game si presenta abbastanza bene agli occhi dell’utenza, sia per modellazione poligonale dei personaggi, sia per la cura con cui sono stati confezionati gli ambienti di gioco, sebbene proprio questi tendano, come detto, a sembrare sin troppo ripetitivi. Parliamo in effetti di un lavoro assolutamente nella media, con texture di discreta qualità, ed un’ottima integrazione del sistema luminoso, spesso al meglio di se grazie alla quasi totalità di luci artificiali. Neo più grande della produzione è forse la scarsissima cura con cui i personaggi sono stati confezionati. Ad esclusione dell’Enigmista (qui anche nella sua versione Testa di Porco), ogni personaggio è povero di dettagli ed animazioni, ed anche per ciò che concerne la modellazione dei volti: vi sfidiamo a riconoscere anche solo uno dei personaggi apparsi nel film (e ce ne sono un bel po’, Tapp in primis). Decisamente migliore è invece il comparto acustico che, con tutta una serie di campionature vincenti e rumori di sottofondo “alla Silent Hill”, contribuisce non poco, assieme al buio, a creare un effetto claustrofobico ed ansiogeno davvero ben realizzato. Rumori improvvisi, grida, passi lontani accompagnati da rumori metallici, i nervi del giocatore sono costantemente messi alla prova, quasi a ricordare che l’Enigmista ci osserva, è ovunque, e si compiace della nostra paura. Da segnalare, inoltre, la guest voice dell’attore Tobin Bell capace, nel film come nel gioco, di interpretare un killer malato ma colto, raffinato ed intelligente. Assolutamente affascinante.

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“Adesso ti svelerò una ragione per cui veramente vale la pena vivere… “ (Jigsaw – Saw III)

In chiusura, spenderemo due righe su un aspetto del gioco che non può che fare felici tutti i “cacciatori” di trofei e obiettivi. Saw gode di un buon numero di trofei/achievement il cui ottenimento è così semplice da sfidare qualsiasi gioco per lattanti! Si tratta in effetti di tutta una serie di obiettivi il cui completamento va di pari passo con la trama o con l’uso (anche una sola volta) di una determinata arma. Il risultato è che con poca difficoltà davvero chiunque, entro la fine dei titoli di coda, potrà facilmente arrivare all’agognato trofeo di platino o ai celeberrimi 1000G. In questa valle di lacrime, uno spiraglio di luce.

“Fine del gioco” (Jigsaw – Saw, L’Enigmista)

Saw: The Game ci ha delusi. Non c’è altro modo per dirlo. La speranza di avere tra le mani un prodotto valido si è scontrata con la mai troppo discussa “maledizione dei tie-in”, portando all’attenzione del giocatore un titolo che, nonostante un background notevole, si scontra con la pochezza di uno sviluppo frettoloso e scialbo. Le idee erano tutte abbastanza buone, e forse anche un po’ scopiazzate (il già citatissimo Silent Hill docet), tuttavia: un sistema di controllo preistorico, una gestione della telecamera mal progettata, ambientazioni ed enigmi sempre uguali e una generale pochezza nello sviluppo hanno reso l’esperienza complessiva poco più che sufficiente. Zombie Studios non è stata capace di regalarci qualcosa che varrà la pena ricordare, o anche solo acquistare. Ai fan della saga consigliamo quanto meno di provarlo, non fosse altro per l’affetto che si può avere verso il brand cinematografico. Tutti i curiosi, invece, considerino, al limite, un acquisto usato o un più economico noleggio nell’attesa di uscite decisamente migliori.
Che Jigsaw ci perdoni.