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Recensione Recensione di Just Cause 2

Recensione di Just Cause 2 di Console Tribe

di: Mariano "TylerDurden" Adamo

Panau: tanto bella quanto letale. Un paradiso tropicale su cui si sta scatenando un inferno fantapolitico. L’attuale presidente, salito al potere con la forza, sta attuando un clima di repressione da vero e proprio regime dittatoriale. Ai margini della società gli esseri più biechi e ambiziosi non possono restare in disparte, nessuno dei leader delle più importanti fazioni criminal-militari è disposto a guardare la situazione degenerare; tutti, chi per un motivo chi per un altro, vogliono dire la loro, con la forza si intende.
Questo è lo scenario su cui Just Cause 2 prende vita. Scopriamo insieme se vale la pena timbrare un biglietto areo per Panau.

Ci sarà caos, caos ovunque

La città è nel caos, sulle strade regna un clima di apparente calma, ma da un momento all’altro può scoppiare un’insurrezione. In questo clima Rico Rodriguez è totalmente a suo agio, quasi si compiace nel trovarsi in una situazione così fortemente instabile, così folle. La sua missione è rintracciare Sheldon, suo alleato e maestro misteriosamente scomparso. Se Sheldon sia morto o semplicemente abbia deciso di tradire Rico poco importa, a Panau non si va mica per il sottile. La missione affidatagli dall’agenzia è di rintracciare l’ex compagno, questo non prevede allearsi con i criminali dell’isola, non prevede scatenare il caos per tutta l’isola. Non prevedeva nulla di tutto ciò ma, come si suol dire in questi casi, non tutte le ciambelle riescono col buco.
Come avrete intuito il plot narrativo di Just Cause 2 ci vede quasi vittima degli eventi: in questo clima folle il nostro protagonista deve scendere a patti col diavolo per reperire le informazioni necessarie a rintracciare così Sheldon. Il ritmo della narrazione procede di pari passo con le nostre azioni e sarà influenzato in maniera preponderante dal nostro incedere e il tutto, paradossalmente, deve svolgersi nella maniera più caotica possibile.

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Just Cause 2 è così insensato, indisciplinato, spesso anche esagerato, ma in fondo è giusto così. Poco importa quindi se il più delle volte piuttosto che lasciarvi catturare dalla narrazione preferirete fare esplodere qualche postazione militare… così, giusto per ravvivare un po’ la situazione. Come avrete capito la trama è solamente abbozzata, ma riesce comunque nel suo intento di fare da collante a tutti gli eventi. I personaggi appaiono un po’ troppo stereotipati e non catturano adeguatamente l’attenzione del giocatore. Ma proprio per questo c’è un insano sistema di gioco.

Come fermare un uomo collegato ad un razzo

Lo scopo della missione è trovare Sheldon; e fin qui ci siamo. L’intento è quello di sistemare in qualche modo l’intricata situazione politica; e anche qui ci siamo.
Tutte belle cose, scopo nobile per carità, ma forse qualcuno mi vieta di prendere un 747 e lanciarlo dritto dritto su quella fastidiosa postazione militare, il tutto mentre mi godo l’esplosione dall’alto col mio paracadute? Oppure per fare una pausa dalla routinaria salvaguardia della popolazione, chi mi vieta di usare il mio rampino per attaccare un povero malcapitato ad una macchina in corsa o, perché no, un razzo?
La risposta a queste domande è indecentemente ed indissolubilmente “nessuno”. Se vi state allarmando, se vi state confondendo su quello che il gioco ha da offrire, evitate di leggere oltre visto che siamo ancora all’inizio. Se invece avete seguito il discorso fatto finora potete ben immaginare che le possibilità ludiche offerte da Just Cause 2, nei limiti imposti dalla console, sono direttamente proporzionali alla vostra follia, o alla vostra fantasia se preferite.
Il gameplay di questo sequel è una diretta conseguenza del primo monotono capitolo. La domanda che sorge spontanea è come un prodotto così limitato sia passato ad essere un’esperienza così visceralmente divertente… Le ragioni sono molteplici ma tutte imputabili ad una maggiore libertà d’azione ed una migliore concezione urbana dell’ambientazione. Sembra strano dirlo ma Panau è la vera protagonista del gioco, ogni offerta ludica è direttamente legata con l’architettura e la morfologia dello scenario. Sparsi per il territorio ci saranno postazioni militari, sobborghi urbani, templi, porti, natura incontaminata che spazia da cime innevate, passando per il mare, senza sdegnare qualche paesaggio più desertico. La scoperta, l’esplorazione, sono parti integranti del gameplay, che riesce a regalare nuove emozioni ogni volta che si supera l’orizzonte.
Ma per quanto possa essere appagante seminare il panico tra la popolazione, dobbiamo ricordarci che siamo dei professionisti seri ed in quanto tali termineremo al meglio la nostra missione.

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Per proseguire l’avventura, come già annunciato, bisognerà seminare il caos. Più grandi saranno i nostri reati e maggiore sarà la quantità di caos ottenuto. Per velocizzare il processo, oltre alle opere di ordinaria distruzione, ci saranno tutta una serie di missioni disponibili per le fazioni che in qualche modo si oppongono al regime dittatoriale. La varietà delle missioni va di pari passo al clima esagerato dell’intera produzione: assaltare basi, distruggere postazioni, proteggere alleati, per passare anche alla classiche sfide nel pilotare veicoli. Terminate queste missioni la barra del caos aumenterà vertiginosamente, permettendoci di accedere alle missioni principali dell’avventura indispensabili per giungere ai titoli di coda. Forse da questo punto di vista Just Cause 2 non brilla per innovazione, ma il divertimento è comunque assicurato.
Portare a termine le missioni, oltre a darci l’accesso a nuove aree, ci permette di accumulare oggetti, soldi e una serie di accessori che nel complesso donano al titolo un’anima ruolistica. Ogni arma, veicolo e persino il protagonista, sono potenziabili con il reperimento di determinate casse sparse per l’ambientazione; questi punti virtuali potranno essere spesi dal nostro contrabbandiere di fiducia che all’occorrenza ci farà anche da tassista, insomma una serie di servizi di cui non potremo fare a meno.

Vi abbiamo descritto Just Cause 2 come l’emblema della distruzione, come il sunto videoludico della caciara più sfrenata; tutto questo si esplica su schermo con relativi pregi e difetti. Chi conosce la saga saprà bene che questa è contraddistinta dalle meccaniche arcade tipiche di ogni free-roaming. La particolarità del titolo è la possibilità di usare il rampino per scalare ed aggrapparsi praticamente su ogni superficie. In Just Cause 2 questo arnese ha delle nuove feature come la possibilità di agganciare due oggetti insieme con tutto ciò che ne consegue: un esempio semplice è quando in una delle prime missioni ci viene chiesto di trainare un’auto impantanata collegandola ad un trattore. Oltre il rampino Rico può disporre di una serie di armamenti: la meccanica delle sparatorie è probabilmente l’aspetto peggio riuscito dell’intera produzione. La mira semiautomatica e la poca differenza tra le varie armi rendono le sparatorie spesso monotone e ripetitive, il tutto unito ad un insieme di animazioni troppo semplicistiche. Avremmo trovato più appagante la possibilità di utilizzare un sistema di coperture e, perché no, anche una minima componente stealth sarebbe stata gradita.
Just Cause 2 ci dà quindi la possibilità di girovagare in un ambiente quasi infinito, di pilotare una serie impressionante di veicoli ed ovviamente di portare a termine le missioni dell’agenzia. Minimo comune denominatore di questi aspetti è il divertimento senza troppi fronzoli, in maniera rozza, quasi brutale.

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Mille paesaggi in uno

La location nei sandbox è sicuramente l’aspetto più importante. Panau offre tante soddisfazioni così come riesce a patire piccoli problemi tecnici.
L’ambientazione è esagerata, sia per varietà che per quantità. Impiegherete davvero tanto tempo per scoprire ogni segreto che lo scenario nasconde. Particolarmente apprezzabile è la varietà di scorci paesaggistici che riesce ad offrire, poco importa se l’insieme di tante aree geografiche racchiuse in unico ambiente, per certi versi piccolo, può risultare poco credibile. Rispetto al precedente capitolo Panau è decisamente più viva, non solo persone ma anche gli stessi elementi architettonici sono la prova di come questa ambientazione sia varia e popolosa, e solo di rado tende a diventare una desertica esperienza virtuale. In termini di texture ci troviamo su ottimi livelli. La modellazione dei personaggi e relativo numero di poligoni è invece altalenante, soprattutto quando la telecamera si avvicina è evidente come la pochezza di particolari contraddistingue ogni personaggio su schermo. Stessa cosa avviene durante le cut-scene e i filmati non interattivi. In generale comunque l’impatto visivo è gradevole pur non rappresentando il punto di forza della produzione. Quando l’azione si fa più intensa il motore grafico regge in maniera ottimale e difficilmente incapperete in cali di framerate. La gestione della fisica va considerata nella giusta ottica, esplosioni, movimento dei veicoli, sono spesso irrealistici e tendono quasi ad accentuare la spettacolarità del titolo. L’intento degli sviluppatori sarà stato quello di bilanciare quest’aspetto in favore dell’aspetto ludico pagando ovviamente il dazio di una perdita di realismo. L’errore che forse è stato commesso è rappresentato da una serie di artefatti grafici, come compenetrazione tra oggetti e qualche pop-up sporadico, aspetti che comunque non influiscono sull’esperienza giocata.

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Il sonoro segue la stessa filosofia del comparto grafico, tendendo quasi ad esasperare gli effetti sonori come gli spari e le esplosioni per lasciare in secondo piano le musiche. Gli arrangiamenti sonori, infatti, non sempre sono di grande impatto ma per fortuna hanno il grande pregio di essere sempre ben relazionati con l’azione su schermo, con cambiamento di intensità a seconda delle situazione. Il doppiaggio ci ha lasciato un po’ perplessi sia per quanto riguarda la scelta dei doppiatori sia per un lipsynch spesso fuori tempo.

Questa è blasfemia. Questa è pazzia. Questa è Panau!

Un prodotto fuori dal comune. Totalmente inadatto ai moralisti o comunque a chi fa della serietà il proprio metro di giudizio nel scegliere un gioco. Esagerato in ogni sua componente, Just Cause 2 è il simbolo di come ci si possa divertire con poche idee ben realizzate su schermo. Ogni attimo di gioco può sembrare quasi inconcludente, quasi superfluo, eppure restiamo li a giocare, restiamo li ad esplorare Panau, cercando di rendere la situazione più caotica che mai.
Nessuno qui vuole etichettare Just Cause 2 come perfetto, anzi alcune scelte del gameplay ed alcuni aspetti del comparto tecnico sono sicuramente migliorabili, ma alla fine per fortuna quasi si dimenticano.
Just Cause 2 è un gioco rude, che non va preso con i guanti ma va apprezzato per quello che ha da offrire: un insano divertimento.