Recensione di Harry Potter e il Principe Mezzosangue - Recensione

Recensione di Harry Potter e il Principe Mezzosangue di Console Tribe

Con l’arrivo nei cinema di un sesto capitolo della saga fantasy
più amata del secolo, non poteva mancare una trasposizione video
ludica che permettesse di vivere in prima persona le vicende del
maghetto di Hogwarts. Sviluppato dal Bright Light Studio di proprietà della Electronic Arts,
il principe mezzo sangue riprende un impostazione molto simile a
L’ordine della fenice, riadattando un rodato gameplay in funzione
delle necessita del nuovo titolo. Apriamo le porte dell’
Accademia dei maghi e preparatevi a stupirvi. Stupeficium!


Il principe mezzo sangue


Harry è tornato per un nuovo anno scolastico all’accademia
dei maghi e come ogni anno avrà la sua gatta da pelare. Durante
una “lezione di pozioni”, tenuta dal nuovo professore Lumacorno,
il giovane maghetto si trova tra le mani un libro che sembra essere
appartenuto al misterioso Principe mezzosangue. Le sue proprietà
fantastiche e la precisione delle ricette conferiranno a Potter la
capacità di creare intrugli miracolosi, fuori dalla portata
degli altri studenti. Toccherà al nostro beniamino scoprire
l’identità dell’autore e destreggiarsi tra le nuove
insidie tesegli dai temibili mangiamorte.
Hogwarts


Da un videogame che trae spunto da un film con un alto tasso di effetti
speciali e un mondo fantasy tra i meglio costruiti della letteratura ci
saremmo aspettati quantomeno lo sforzo di rendere l’atmosfera e
la sensazione d’incanto. La sorpresa è invece
tutt’altro che positiva. Hogwarts è la stessa di sempre in
tutto e per tutto, caratterizzata da una modellizzazione pessima, da texture low res
e dalla presenza massiccia di luci incapaci di restituire una
luminescenza accettabile. Al primo impatto già poco positivo si
aggiunge, dopo poche ore di gioco, la frustrante sensazione di finzione
che pervade il titolo: animazioni legnose ed imprecise, modelizzazione
dei personaggi pessima e sommaria e dettagli pressoché
inesistenti. I protagonisti sono giusto abbozzati quanto basta per
essere riconoscibili, cosi come le stanze delle accademie, mentre il
paesaggio visibile dai bastioni è un pugno nell’occhio.
Inesistente qualsiasi tipo di vegetazione degna di questo nome negli
esterni che sono caratterizzati da spruzzate di verde ed un design che
modella esclusivamente le strade percorribili. L’impatto visivo
è tutt’altro che affascinante.

A questo va aggiunto una totale mancanza delle qualità filmiche che un tie-in di solito porta con sé. Le cut-scene sono appiccicate e realizzate con un rendering
inferiore a quello del motore di gioco. La storia è tagliata
arbitrariamente e procede quasi in fast-forward. Per chi non ha visto
il film o letto il libro sarà ulteriormente difficile seguire la
povera linea narrativa per la quantità enorme di dettagli dati
erroneamente per scontati. Il pathos è cancellato dalla mancanza
di animazioni facciali degne di questo nome, da un doppiaggio fuori
syncro e da un ventriloquismo fuori luogo ( intere sequenze, anche
cruciali, senza neanche l’abbozzo di lips-sync).

Ocus pocus


Il gameplay del titolo è
fondamentalmente tripartito e chiuso da una grossa cornice:ad una fase
esplorativa nell’accademia fanno da aggiunte tre modalità
di sfida che si ripetono incessantemente e sempre uguali a se stesse.
Harry avrà la possibilità di: duellare, creare pozioni ed
allenarsi nel quidditch.
La fase esplorativa ci permetterà di spostarci da una sfida
all’altra attraversando i cortili e i corridoi di Hogwarts.
Durante il tragitto potremo collezionare una serie di stemmi che in
parte andranno sbloccati utilizzando specifici incantesimi: con lo
stick destro controlleremo la bacchetta che potrà riparare,
spostare o bruciare gli oggetti a seconda delle oscillazioni che
creeremo. E’ l’unico e riduttivo utilizzo delle
proprietà magiche della bacchetta in modalità
esplorazione.

Guidati dal fantasma Nick quasi-senza-testa che ci farà da
navigatore, arriveremo a destinazione in una delle sale
dell’accademia dove dovremo confrontarci con la sfida proposta.
Gli allenamenti di quidditch (o la partita visto che gli sviluppatori
hanno pensato bene di non differenziare le due modalità se non
con il nome) ci porteranno a svolazzare in sella alla nostra scopa.
L’obiettivo è attraversare una serie di enormi stelle
luminose, inseguendo il Boccino d’oro,
entro un tempo limite. La semplicità della sfida è
aumentata dalle sterzate automatiche della scopa e da un range
temporale eccessivo. La creazione delle pozioni,invece, ci
costringerà a seguire il libro del principe mezzosangue per dare
vita a miscugli portentosi. Lo scopo è creare senza affumicare:
su un tavolo avremo a disposizione una serie di ingredienti che dovremo
versare nel calderone seguendo la ricetta che scorre sul lato sinistro
dello schermo, in caso di errore si solleverà un fumo densissimo
che dovremo diradare premendo freneticamente e alternatamente i
dorsali. La difficoltà maggiore, più che nel limite di
tempo, è nella pazienza che dovremo avere per seguire con
infiniti gesti ripetitivi le ricette più lunghe.
Ad alternare le due modalità ci saranno i duelli. Spesso
incapperemo nel bullo di turno o in un mangiamorte che tenteranno di
farci fuori. Harry impugnerà la sua bacchetta e dovrà
cercare di sconfiggere l’avversario utilizzando con sapienza gli
incantesimi di attacco e quelli di difesa. Progredendo nella storia
avremo la possibilità di aggiungere magie al nostro grimorio,
aumentando la varietà degli scontri altrimenti che risultano
comunque monotoni. La poco stimolante A.I. sarà archiviabile
facilmente utilizzando un bel frag di Stupeficium.
Per aumentare leggermente la longevità gli sviluppatori hanno
pensato bene di introdurre una modalità Club che ci
permetterà di rigiocare le sfide in progressione. Un aggiunta
che sicuramente non rientra tra i pochissimi pregi del titolo.

Cruciatus


Il principe mezzo sangue non si solleva dalla
massa dei tie-in pessimamente realizzati. La sua longevità
è puramente indicativa: dopo un paio d’ore avremo spinto a
fondo il semplicistico gameplay senza stimoli per andare avanti.. La
mancanza di atmosfere e la narrazione cannibalizzata allontanano sia il
casual che il fan accanito della serie, restringendo il target ai
Potter addicted. Vi consigliamo vivamente di acquistarlo e regalarlo
subito al vostro peggio nemico.