Recensione di Grand Theft Auto IV - Recensione

Recensione di Grand Theft Auto IV di Console Tribe

Siamo nervosamente in fila indiana davanti a un teatro.

Di fronte ai nostri occhi si presenta una folla di gente che, come noi,
non aspetta altro che godersi lo spettacolo. La locandina alla vostra
destra recita la frase “Questa è la notte in cui il Prestigiatore
Americano vi sorprenderà”. Il tizio davanti a noi sembra impazzire, è
in trepidazione e non fa altro che guardare come man mano il suo corpo
si avvicina al gabbiotto dei biglietti.

Anche noi siamo quasi arrivati, siamo eccitati, e non possiamo fare a
meno di sorridere compiaciuti. Porgiamo i soldi alla ragazza che con
voce gentile ci consegna un biglietto dorato. Sorride al nostro sguardo
e ci augura buon divertimento.

Il teatro è già tutto pieno, ma noi abbiamo prenotato un posto in prima
fila, proprio sotto il palco. Ci accomodiamo. Il vociare delle persone
è magico, per un istante ci abbandoniamo a quel singolare rumore di
fondo.

All’improvviso il silenzio.

Le luci si spengono una ad una lasciando il teatro completamente
immerso nelle ombre. Rimane acceso un unico faro che illumina il
sipario di un rosso intenso. Le tende si piegano, scompaiono lentamente
a destra e sinistra, per poi lasciare il palco completamente nel vuoto.

Nessun presentatore, attore o prestigiatore. Una voce profonda annuncia
lo spettacolo e noi ci lasciamo trascinare dalle sue calde parole:



“Benvenuti spettatori, questo è lo Show. Uno spettacolo fatto di
sorprese, di misteri, di eccezioni, senza regole. Uno spettacolo che
già conoscete, ma mai così nel profondo come questa volta.

Benvenuti, a Grand Theft Auto IV!”.




Enjoy the show!




“Spettacolo” è la prima parola che viene in mente e l’intro romanzato
che avete appena letto ne è la dimostrazione pratica. Non solo perché
il nuovo capitolo di Rockstar Games è letteralmente spettacolare, ma
anche perché lo spettacolo, inteso come Show, è il binario su cui GTA
IV sembra viaggiare senza sosta; un canovaccio in cui una serie di
attori pericolosamente reali destreggiano le loro abilità recitative
con il solo scopo di farvi divertire. E ci riescono alla perfezione.

A dir la verità, però, il merito va tutto alla regia: una magica
Rockstar che non ha mai deluso i suoi fan e riesce a confermarsi nonostante il tempo grazie ad uno stile inconfondibile e
ormai assimilato ai più, che trasuda di prelibatezza già
dall’illustrazione in copertina.

E ora mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.





Niko Bellic




“Oggi mi sono svegliato molto tardi. Sto cercando di togliermi dalla
bocca il sapore di una bevuta di cui non ricordo nulla. Da quando sono
sbarcato mi sveglio già dentro il lavoro: ormai è una gelatina che mi
avvolge e mi toglie il respiro. Però non ne posso fare a meno: è come
la guerra da cui sono scappato. Quando ci sono dentro l’adrenalina mi
scorre copiosa nelle vene e sento di poter fare qualsiasi cosa. Ho
fatto bene a seguire il consiglio di quel bugiardo di mio cugino:
“Varca l’oceano! Ti aspettano i soldi, il divertimento, le donne, il
potere! Ti aspetta l’”american dream”! Io sto già vivendo questo sogno
straordinario.


Tutte balle ma questo è tipico di Roman, è sempre stato cosi. La sua
compagnia di taxi è in fallimento e non guadagna abbastanza per pagare i debiti che ha con i peggiori criminali della città. Come quel Vlad
Glebov. Ho sempre avuto problemi con quelli come lui che pensano di
fregarsene di quelli come Roman. Che pensano sia meno di zero. Lui non
capisce il mondo dove vive adesso; lui non capisce che questo mondo è
cambiato”.


Perché? Perché adesso a Liberty City è arrivato Niko Bellic.



Tommy Vercetti aveva stile, molto stile. Tanto che alcuni l’hanno
inevitabilmente paragonato a Tony Montana interpretato dallo sboccato
Al Pacino in Scarface.

Ma il nuovo personaggio Rockstar com’è? È all’altezza della situazione?

La verità è che Niko Bellic è fe-no-me-na-le: non si vedeva dai tempi
di Max Payne un personaggio così ben caratterizzato, nei suoi modi di
fare, nella sua personalità, nelle sue frasi azzardate. Il team di Rockstar fa bene a tener testa alta a questo nome, perché da
buone “stelle” del mondo dei videogiochi quali sono, hanno
sapientemente dato vita a un personaggio in stretta sintonia con i
pensieri dell’utente, instaurando simpatia ed empatia tra i due, cosa
difficilissima da ottenere soprattutto quando si ha a che fare con una
marea di hardcore-gamers sempre alla ricerca di soddisfazioni e
capricci impossibili.

Dalle prime immagini Niko ci viene presentato come un immigrato
proveniente dall’Europa dell’Est appena sbarcato in America, sotto
invito di suo cugino Roman, anche lui appartenente alla famiglia di
extracomunitari Bellic. Immaginate la scena come se fosse reale,
immaginate di vederla al cinema interpretata da due attori in carne ed
ossa, in una location portuale esistente.

Ecco, quello che si respira sin dalle primissime sessioni di gioco in
GTA IV è questo senso di “realismo” portato agli estremi, non tanto in
termini grafici (di quello ne parleremo ampiamente più avanti), ma di
atmosfera e teatralità, due elementi che ancora una volta
contraddistinguono lo stile inconfondibile della serie.



Niko Bellic è senza dubbio un criminale, ma ciò che lo rende credibile
e più vicino al nostro pensare è il suo atteggiamento, la sua
goffaggine e anche il suo aspetto fisico, lontanissimo dai canoni del
protagonista belloccio/potente/perfetto tipico dei cliché a cui siamo
stati abituati. La personalità del carismatico Niko si posiziona nel
bel mezzo di una cerchia ristretta di personaggi che, per quanto possano
essere a tutti gli effetti denominati “cattivi”, in qualche modo
tendiamo ad amarli alla follia proprio perché troviamo giusto o
giustificabile il loro agire. Giocando nei panni di Niko Bellic
converrete con noi che essere dei criminali vorrà dire avere dei
sentimenti, e spesso dover mettere in discussione il proprio operato,
anche se alla radice di fondo si nasconde sempre un mucchio di armi,
droga, donne e dollari profumati di fresco.

Inconfondibile ed assolutamente sublime la scelta del doppiaggio, che
seppur in inglese, riesce a far trasparire il tipico accento
maccheronico esteuropeo di Niko, rendendolo simpatico, divertente e,
perché no, più vicino al nostro pensare provinciale italiano o europeo.

Anche gli altri personaggi non sono da meno, tutti molto
caratterizzati, ben studiati nei loro movimenti e nei dialoghi e
azzeccati alla profonda sceneggiatura che, come già accennato più
volte, meriterebbe un posto alle nomination degli Oscar.





Grand Theft Simulative Auto




Mettere le mani al controller e rimanere in profonda ammirazione per le prime immagini di GTA IV è un’emozione che solo videogiocatori come voi
sono in grado di comprendere.

Sin dai primi minuti, così come accadeva nell’episodio III, vi verrà
chiesto di guidare un’auto per accompagnare vostro cugino a una precisa
destinazione, ma in realtà non è altro che una scusa per permettervi di
familiarizzare con l’ambiente, con il nuovo gameplay e con un sistema
di guida completamente estraneo alle solite abitudini.



Governare un’auto in GTA IV, concedetecelo, è allo stesso tempo
spiazzante e appagante. I comandi rispondono come da copione, con i due
grilletti che fungono da acceleratore e freno più qualche tasto extra
da usare in base al contesto e alla situazione. Ma la cosa davvero
strana, che porta il titolo della serie “Grande Ladro di Macchine” a
uno pseudorealismo mai visto finora, è che il movimento delle auto e la
loro guida sarà molto più simulativo rispetto al passato. Gli
affezionati alla serie avranno da imprecare parecchio, proprio perché
si troveranno di fronte a un sistema che ricorda da lontano le
simulazioni automobilistiche, piuttosto che la tipica guida arcade in
stile GTA.

Se imboccate una curva a 180 Km orari (ma anche a 50 Km/h, a dirla
tutta), questa volta dimenticatevi completamente di riuscire a portarla
a termine senza evitare una sbandata clamorosa con conseguente impatto
mortale su un albero. Anche la guida delle moto necessiterà di un
approccio simile a quanto detto finora: le due ruote slitteranno se vi
inclinate troppo, se prendete una traversa come non dovreste o se
azzardate un salto acrobatico da decine di metri di altezza.
Una piccola caratteristica atipica è data dallo stranissimo ma
cinematografico comportamento delle sospensioni, troppo molleggiato e
inverosimile, preponderante soprattutto nelle american-car (imitazioni
spudorate delle Buick, delle Cadillac e delle Pontiac).

Persino i motoscafi e gli elicotteri hanno una curva di apprendimento
tutt’altro che facile e anche stavolta dovrete tenere i nervi ben
saldi per poterli manovrare come veri piloti.



Non disperate, però.

Se vorrete gustarvi il capitolo IV fino al nocciolo dovrete dedicargli
tempo, instaurare una nuova sintonia con il controller, solo così
potrete godervi lo spettacolo. Quando avrete padroneggiato il sistema
di guida e capito come affrontare la strada, riuscirete a compiere
delle vere e proprie prodezze, che aumenteranno non di poco il vostro
livello di adrenalina durante le missioni e negli inseguimenti con la
polizia locale. Insomma, più il gioco si fa duro e verosimile, più vi
servirà tempo per governarlo appieno, ma se avrete abbastanza pazienza
per superare la sfida, vedrete che la fatica spesa sarà ricompensata
con il triplo delle soddisfazioni.

L’alone di realismo che macchia il nuovo gioco Rockstar si evince anche
da alcune piccole novità. Una di queste è senza dubbio il sistema di
scassinamento e furto di veicoli, che si rivela tutt’altro che facile.
Ora le operazioni sono più lente e metodiche: rubare un’auto o
convincere il proprietario della stessa ad abbandonarla apre la
possibilità che l’operazione non vada a buon fine, perché magari questi
si ribellerà alla vostra violenza. Così come sarà piuttosto realistico
dover spaccare un vetro anteriore e aprire lo sportello senza farsi
notare da qualcuno nelle vicinanze che non esiterebbe un istante a
chiamare la polizia.

Il ladro di macchine “spensierato” che tutti eravamo abituati a
conoscere, ora è diventato molto più ostico, reale e convincente
rispetto al passato.





Fare due passi nella città della libertà




E se per caso non voleste prendere “in prestito” un mezzo, ma girarvi
la città di Liberty City a piedi, ricordatevi che è una opportunità che
Rockstar non vi ha mai negato. Anzi, questa volta le possibilità di
interagire fisicamente con l’ambiente, con la reazione di alcuni
personaggi non giocanti, dei malcapitati passanti, oppure di entrare in
determinati edifici della città, magari sfidando un amico a freccette,
bowling e biliardo, conferiscono al gioco una profondità senza
paragoni. Liberty City è più viva che mai, e seppur ridotta nelle
dimensioni rispetto all’ultimo enorme livello offertovi in San Andreas,
si ha l’impressione di respirare una vera e credibile aria newyorkese.
Aprite le braccia perché dovrete dare il benvenuto ad un corposo
arcipelago diviso in 3-4 isolotti tutti da esplorare, che sia in auto,
in moto, in taxi o a piedi non importa: di cose da vedere e da fare ne
avrete parecchie. Gli spazi si sono ridimensionati se confrontati al
passato della serie, ma la sostanza, così come la quantità di “vita”
nel gioco, è aumentata esponenzialmente.

Non ve ne vergognate, siate turisti di Liberty City, giratevela con
calma, magari recandovi in un internet point o in un bar con una
ragazza per un aperitivo, prima di dare il via alla vostra carriera
criminosa, ma anche tra un omicidio a sangue freddo e l’altro.

Il telefono cellulare che avrete in vostro possesso, poi, vi permetterà
di rimanere sempre in contatto con alcuni personaggi rilevanti, e
chiedere loro di uscire con voi per lavoro, per
divertimento o semplicemente per compagnia.



L’atteggiamento di Niko rispetto all’ambiente circostante è molto
credibile, a tal punto che prima di poterlo “gestire” appieno dovrete
dedicare del tempo ai suoi movimenti, per sentirvi in sintonia con ciò
che lo circonda. Controllare il vostro alterego ha lo stesso difficile
e insolito approccio dei veicoli che andrete a pilotare, proprio per
via di questo vento di realismo che ha rinfrescato la serie. Ma anche
in questo caso non ci costa nulla darvi lo stesso consiglio: siate
pazienti, non mollate e vedrete che sarete
pienamente soddisfatti del nuovo sistema.





Meglio un Uzi oggi che una pistola domani




Niko Bellic è un criminale, è questo lo si intuisce già dal cognome. Ma come usa le armi? E soprattutto, come le fa usare a voi?

Anche il combattimento e le sparatorie sono stati ricreati da zero.
Oltre ad introdurre un sistema di copertura, che vi permetterà di
schivare le pallottole parandovi dietro un muro o un nascondiglio
provvisorio, Rockstar Games ha incentrato le meccaniche di balistica
nei due grilletti analogici. Nello specifico, con il sinistro andrete a
zoomare la visuale che vi permetterà di agganciare un bersaglio, con il
destro invece potrete porre fine al triste destino dello stesso.



Tutto ciò all’inizio non è molto intuitivo, ma dopo poche missioni
incomincerete a farci il callo, così come tutte le caratteristiche fin
qui descritte di GTA IV. Forse avremmo preferito un po’ più di
precisione e di immediatezza nell’uso dei tasti del controller, che
risultano a volte frustranti a causa di un lento e macchinoso processo
sequenziale: cambiare arma, zoomare, sparare, copertura, uscire allo
scoperto ecc.

Ma il piacere delle gustose e geniali missioni vi costringerà ad
impegnarvi al massimo anche questa volta, pur di svelare l’ennesimo
pezzetto di storia, o semplicemente per guadagnare un’allettante
mazzetta di dollari rigorosamente sporchi.





G.rafica T.erribilmente A.ssuefacente




Si può tranquillamente affermare che Rockstar, forse non per
l’eccezionale qualità dei modelli o per la fotorealistica ricostruzione
dell’ambiente, ha sempre fatto parlare delle proprie capacità, anche
quelle d’elaborazione visiva dei propri titoli. I primi due capitoli,
per esempio, erano fortemente caratteristici per l’insolita grafica con
visuale dall’alto.



Per iniziare restando prettamente sul tecnico, vi possiamo confermare
che il motore grafico utilizzato per GTA IV si chiama RAGE (Rockstar
Advanced Graphic Engine), inoltre è una diretta evoluzione del precedente RenderWare, usato dal
team Rockstar a partire da GTA III fino a San Andreas. Le incredibili
qualità di questo nuovo engine sono visibili sin dal primo avvio del
gioco. Gli effetti ambientali, specialmente quelli atmosferici come la
pioggia, ti spingono direttamente nello schermo, a tal punto da
illudervi della sensazione degli spruzzi d’acqua tra i capelli. Anche
le luci ricreano alla perfezione le diverse situazioni, sia negli
esterni che per gli interni: volete mettere la carica emozionale che
riesce a esprimere una notturna Liberty City riflessa su uno specchio
d’acqua? O ancora uno strip club nel quale le luci si mischiano al fumo
di un profumato sigaro?

Il tutto, comunque, a un costo rilevante in termini di hardware:
l’oceano di calcoli a cui sono sottoposte le console è impressionante,
e qualche limite del frame-rate non manca, anche se parlare di
“rallentamenti” è una parola piuttosto grossa. La sensazione è quella
di vedere un film riprodotto a poco meno della velocità standard, che
può infastidire agli inizi ma a lungo andare diventa un’abitudine più
che tollerabile per gli occhi.



Ma vorremmo evitare di costruire un ormai ridondante discorso ricco di
tecnicismi, del tipo “quanti poligoni hanno le vetture” o “quanto sono
belle le texture”, ma piuttosto concentrare l’attenzione su una
questione stilistica che rende GTA IV il nuovo manifesto del gioco
simulativo per console e, non di meno, dell’intero panorama
videoludico.

Un gioco simulativo è un gioco che per antonomasia cerca di ricostruire
nella sua totalità una situazione, un’ambiente, un mondo, in questo
caso (e nei precedenti) una metropoli malavitosa. Ovviamente, per fare
ciò abbiamo bisogno di uno o più stereotipi a cui fare riferimento. Nel
caso dell’ultimo titolo Rockstar i riferimenti sono indubbiamente il
new gangster movie, il cinema di serie B, quello Pulp, i fumetti
americani (e tra questi citiamo “100 Bullets”; praticamente un GTA a
vignette e baloon), il tutto condito con un po’ d’atmosfera Est Coast
newyorkese.



Ecco cosa stiamo cercando di dirvi: se GTA fosse un film, probabilmente
sarebbe girato da Brian de Palma, con dialoghi degni d’una
sceneggiatura di Tarantino e Rodriguez, il tutto con una direzione
fotografica, di luci, colori e chiaroscuri che sembrano dipinti sulla
cartaccia d’un fumetto da 3$.

Sembra poco, e il più delle volte è implicito, ma la carica emozionale
di GTA è proprio questo riferimento, più o meno diretto, lanciato nella
direzione di una cultura ancora giovane ma in continuo sviluppo, che
trasforma voi in registi e attori e il vostro schermo nel riquadro di
un fumetto.



Come molti di voi sapranno ormai fin troppo bene, al giorno d’oggi i
giochi richiedono, oltre a un normale engine grafico di alto
livello, anche una fisica che possa ricreare una sensazione di
realismo assoluto. Bene, il nuovo capitolo della saga Rockstar non
manca nemmeno di un motore fisico al vertice della scala. Stiamo
parlando dell’ultimissimo engine arrivato sul campo di battaglia della
console war: “Euphoria”.

Creato da Natural Motions e annunciato nell’Aprile 2006 per “Star Wars
Force Unleashed”, Euphoria debutta con la Rockstar e con GTA IV.

Questo ultimo software elaborato dall’industria videoludica riesce a
modellare virtualmente eventi fisici come nessun altro engine è mai
riuscito a fare. Peculiarità di questo nuovo motore è il riuscire a
ricreare in maniera eccelsa le proprietà fisiche e meccaniche dei
diversi materiali presenti nell’ambiente: se andrete contro una
staccionata in legno, infatti, questa si spezzerà simulando
incredibilmente la rigidità della tavola stessa, così come un pilastro
di cemento o uno spigolo di mattoni si frantumerà in
seguito ad un impatto o ad un colpo di arma da fuoco. Sembrano tutte
frasi trite e ritrite che avete già sentito in ogni gioco odierno, ma
vi assicuriamo che rimarrete basiti ogni istante dalla loro
piccola-grande spettacolarità.





Udite, gente! Udite!



Possiamo affermare senza alcun dubbio che, privandolo dell’incredibile
comparto audio, GTA non sarebbe assolutamente lo stesso, e non stiamo
parlando solo di quest’ultimo capitolo del ciclo, quanto dell’intera
serie. Salire su una qualsiasi vettura e poter cambiare stazione radio
per ascoltare la propria musica preferita è da sempre stata una
peculiarità della saga, dal primo Grand Theft Auto fino al recentissimo
episodio disponibile sulla nuova generazione di console.

Probabilmente é inutile dirlo, ma i canali radiofonici sono più
numerosi e più ricchi che mai. Molti dei pezzi ascoltabili sono celebri
nonché grandissimi successi degli ultimi cinquant’anni di musica. David
Bowie, Queen, Smashing Pumpkins, Busta Rhymes, Bob Marley… vi dicono
niente questi nomi? Non mancano anche le guest star, celate nei ruoli
di intrattenitori e disc jockey; così possiamo lasciarci trasportare
nel ritmo da Iggy Pop o Ray Haynes, che per l’occasione si improvvisano
dj radiofonici.



Restando fedeli alla vecchia scuola, l’intero parlato non è stato
tradotto, lasciando assaporare la cruda parlata slang del ghetto
newyorkese: sembra proprio di stare nel Queens! Gli accenti stranieri,
come il russo e il serbo, sono resi dai doppiatori con incredibile
efficacia dando ulteriore spessore ai dialoghi e all’immersione stessa
del titolo. Neri, rapper, b-boy e rasta vari utilizzano un vocabolario
stupefacente di slang e parolacce, intensificando il realismo di questa
malavitosa società virtuale. Gli attori restano anonimi nei rispettivi
ruoli e semisconosciuti nel loro incredibile talento, diversamente da
quanto era accaduto con il capitolo San Andreas che invece coinvolgeva
molti nomi famosi tra le fila del cast. Una piccola nota dolente che si
ricollega all’audio sono i sottotitoli italiani, realizzati
frettolosamente e che spesso non rispecchiano i dialoghi originali, ma
che comunque il più delle volte riusciranno a farvi contorcere da
risate ciniche e sarcastiche a go-go.

La ciliegina sulla torta é il sonoro 3D; se potete permettervi un
impianto Dolby o un paio di cuffie con suono in tre dimensioni, allora
l’immersione in Liberty City sarà un’esperienza totalizzante.

Le sirene della polizia risuoneranno in lontananza mentre un pedone
ubriaco barcollante imprecherà contro la macchina che lo ha appena
sfiorato.

Immaginate, tutta questa meraviglia in ogni dannato secondo di gioco.




Guardie e Ladri



GTA IV è il primo titolo per console della serie a contemplare il gioco in multiplayer.

In 15 differenti modalità, per partite fino a 16 giocatori divisi in un
massimo di 8 squadre, questo nuovo capitolo ci permette finalmente di
gettarci in una Liberty City popolata da qualcosa di più di semplici
sbirri controllati da una prevedibile AI. C’è una modalità per ogni
gusto e occasione, così se ci venisse voglia di una furiosa sparatoria
tra le strade dei quartieri alti, possiamo gettarci nella mischia con
un Deathmatch. Per un’azione un po’ più tattica c’è la modalità
“Guardie e Ladroni” e dove ovviamente i piedipiatti inseguono
con ogni mezzo i loschi fuggitivi. In “Mafya srl” invece, le squadre in
campo devono svolgere diversi compiti per il malavitoso boss mafioso
che telefonerà per commissionare urgenti incarichi.

Ugualmente valide e forse più interessanti in termini di giocabilità
sono le tre modalità cooperative, che vedono l’intero gruppo di
giocatori coalizzati contro forze controllate dal computer. In “Noose
scappa” per esempio, un intero esercito di polizia farà di tutto per
metterci i bastoni fra le ruote durante una rocambolesca fuga in
automobile. Per diversificare l’azione possiamo metterci alla guida di
un veicolo per una vera e propria gara automobilistica in vero stile
Grand Theft Auto… ovviamente sono permesse armi d’ogni sorta.



Il divertimento è assicurato se tra le fila ci sono degli amici, o un
gruppo di persone fidate con le quali farsi due risate in spettacolari
sparatorie cittadine, ma in partite più competitive con giocatori
da ogni parte del globo le cose cambiano notevolmente: le armi sono
bilanciate in modo approssimativo, prendere mira risulta difficile, e
anche l’ausilio di quella automatica non migliora certo le cose. Il
sistema di copertura, già macchinoso da usare nel normale gioco in
singolo, risulta impossibile e probabilmente inutile nella sua versione
online.



Il multigiocatore pone un’interessante variante ad un titolo che è da
sempre visto prettamente come single player. Non temiamo ad ammettere
che le svariate modalità multigiocatore di GTA siano perlopiù un
“diversivo” al gioco che noi tutti conosciamo fin troppo bene, per non
dire un’alternativa ad altri giochi ben più seri e competitivi
nell’ambito del multiplayer.







Quarto capitolo, nuova pagina



Di cose nuove in Grand Theft Auto IV, come avrete letto, c’è ne sono
parecchie e per concludere bisognerebbe ricorrere a una piccola
digressione.

La domande eterne che, in un modo o nell’altro, tutti ci siamo posti
sono: Il nuovo capitolo sarà all’altezza dei precedenti episodi? Il
genere è rimasto invariato o si è rivoluzionato? Cosa è cambiato in
termini ludici? Come funziona in salsa next-gen? Eccetera, eccetera…

I quesiti esistenziali sono stati una prerogativa voluta da Rockstar
Games, che ha saputo con grande maestria far accrescere una
spropositata aspettativa, nonché un’estenuante attesa, centellinando le
notizie sulla loro ultima opera.

La prima domanda che meriterebbe un’immediata risposta è soprattutto
questa: GTA, capostipite e padrone assoluto di un genere, si è
semplicemente evoluto o ha saputo re-inventarsi segnando l’inizio di
un’altra era videoludica?

Beh, la risposta a questa domanda è… (rullo di tamburi)… “Solo in parte”.



Sebbene GTA IV sia un grande gioco, e questo lo si intuisce sin dalla
geniale disposizione dei titoli di testa che accompagnano le prime
scene non interattive, ha la sfortuna di essere quello che è: un
paragone di sé stesso.

È inevitabile un confronto diretto con quanto visto finora sulle
console di vecchia generazione, e a tutte le “minestre” proposte in
quelle next-gen. Ed è proprio a partire da questo paragone con il
passato che sentiamo la necessità di segnare un nuovo punto di inizio:
GTA IV non è il III, non è Vice City, né tantomeno San Andreas.
Scordateveli, a tutti i costi! Altrimenti finirete col cadere in un
vortice senza fine di inutili confronti pignoli e prolissi.

Il quarto episodio di serie Rockstar ha lasciato il passato alle
spalle, ha voltato pagina, per apparire davanti ai vostri occhi con una
caterva di piccole novità che, nonostante non siano destinate a
presentarsi come “l’invenzione del secolo”, sanno comunque difendersi
benissimo nei confronti delle critiche di milioni di appassionati e
nuovi seguaci.



In definitiva, per riassumere in un concetto pratico, GTA IV
rappresenta “la svolta” di una nuova serie di ipotetici prossimi Grand
Theft Auto, così come lo è stato alla sua epoca l’inaspettato e
tridimensionale episodio III, dopo una lunga sessione precedentemente
ancorata alle due dimensioni.



Detto ciò, cosa state aspettando?

Presto! Lo spettacolo è già cominciato lo scorso 29 Aprile e il vostro posto è riservato proprio in prima fila.

Non dovete perdervelo per nessuna ragione al mondo.

PRO

  • Niko Bellic: un attore amabile a un passo dalla realtà;
  • Un’allietante ventata di aria fresca nel genere;
  • Stile a valanghe nel design e nel sonoro;
  • Ogni minuto è pregno di cose da fare.

CONTRO

  • Sistema di copertura e sparatorie un po’ macchinoso;
  • Framerate migliorabile.