RAID World War II - Recensione

La seconda guerra mondiale rappresenta una delle ambientazioni più gettonate per lo sviluppo di videogiochi, sia per l’affascinante aspetto storico sia perché il pubblico sembra non essere mai sazio di storie raccontante tra il 1939-1945. Un’altra caratteristica chiave delle ultime produzioni sembra essere la componente cooperativa/multiplayer dei videogiochi, che sta spingendo sempre più con le spalle al muro la controparte singleplayer. Perché dunque non realizzare un gioco cooperativo, ambientato nella seconda guerra mondiale che narra la storia della più improbabile squadra speciale assemblata per fermare il terzo Reich?  Questo è RAID World War II, un titolo che sembra mischiare la violenza splatter di Bastardi senza gloria al gameplay cooperativo di PayDay 2. Esperimento riuscito? Scopriamolo nella nostra recensione.

I quattro del RAID

Correva l’anno 1941, ed il terzo Reich di Adolf Hitler sembrava inarrestabile: nulla aveva potuto lo Francia, capitolata in poche settimane e così gran parte del continente europeo era in mano ad Hitler. In Inghilterra si aggirava uno spettro terribile, quello dell’invasione. Qui entra in gioco la componente narrativa di RAID: Churchill decide di assemblare una squadra speciale che agisca sul territorio sotto il controllo nazista e a furia di sabotaggi, furti mirati e operazioni di distruzione riesca a rovesciare il terzo Reich dall’interno. Così Controllo, il comandante in capo delle operazioni, costruisce la squadra RAID, formata da un insubordinato soldato inglese, un gangster americano, un folle ed avido austriaco ed un russo ritenuto codardo dalla propria gente. Dopo il simpatico filmato iniziale, potremmo dire che la trama di RAID si esaurisce, dato che appena completato il tutorial, potremo giocare tutte le missioni e le operazioni di RAID senza alcun bisogno od obbligo di seguire un ordine. I dettagli narrativi si limiteranno a qualche chicca sul passato dei nostri quattro sgangherati soldati e nulla più. A sottolineare come l’aspetto singleplayer, che pure è presente, sia soltanto un contorno per RAID.

Missioni ed Operazioni

Il gioco comincia con un breve tutorial dove impersoniamo Wolfgang, il folle austriaco, che spiega velocemente le semplici azioni che possiamo compiere, che sono le classiche di un FPS. La differenza risiede nel fatto che in ogni missione/operazione ci si muove in quattro, quindi saremo sempre accompagnati dai nostri tre compagni. Facciamo una breve digressione sul singleplayer: consiste semplicemente nel giocare offline missioni ed operazioni accompagnati dai bot, nulla di più. Prima di iniziare le missioni, ci viene mostrata la nostra base, dove potremo potenziare i nostri armamenti, scegliere le missioni e personalizzare armi e personaggio. Mentre per le armi abbiamo una discreta varietà(una ventina) che spaziano dai classici fucili da assalto, a pistole e mitragliette, ma anche a coltelli da combattimento, per quanto riguarda il personaggio la customizzazione è davvero scarna: possiamo giusto scegliere la nazionalità e la classe, cosa che purtroppo è davvero superflua dato l’impercettibile differenza tra una e l’altra(dovuta ad un pessimo bilanciamento delle armi). Una volta pronti possiamo decidere di cimentarci liberamente in una delle missioni disponibili(una decina) o in un’operazione: per le missioni, premesso che non sia possibile prepararsi in alcun modo per esse se non scegliendo le armi, ci si trova sempre davanti ad uno stesso lineare percorso, condito solo da spari e sangue in quantità inaudita, dato che è impossibile utilizzare un approccio stealth. Questo perché il numero di nemici presenti è notevole, mentre la loro intelligenza artificiale è di bassissima qualità, tanto che basta avvicinarsi ad uno ed all’improvviso ci ritroviamo un esercito di fronte: non solo, spesso i nemici si muovono senza senso logico, se ci avviciniamo rispondo in maniera del tutto casuale e, con le difficoltà più alte, si verificano anche dei crash. La situazione è insomma disperata e non migliora certamente con le operazioni: una modalità dove dobbiamo rubare piani segreti nazisti, con lo scopo di prevenire nuove creazioni belliche. I problemi restano gli stessi, con una monotonia dei nemici incredibile, ci troveremo contro o dei soldati semplici o soldati delle ss o raramente qualche soldato nazista munito di lanciafiamme. Infine ci sono i Raid fuorilegge, che hanno lo scopo di farci arricchire. Insomma ripetitività e allarmante mancanza di fantasia sono la base delle modalità di Raid, che forse potrebbe migliorare giocando con altri tre amici, perché con i bot il gameplay si riduce solamente allo sparare e nulla più.

Seconda guerra mondiale… in tutti i sensi

Quando si guarda il filmato iniziale in CGI, si ha come la sensazione che lo sviluppatore stia nascondendo qualcosa: in effetti, forse anche gli sviluppatori si sono resi conto dello sconcertante livello qualitativo, dal punto di vista grafico, del loro titolo. Probabilmente siamo ai livelli grafici di due generazioni fa, tanto è basso il livello di dettaglio generale del gioco. Texture a definizione bassissima e modelli poligonali decisamente scrausi rendono RAID alla stregua di un’esperienza retrò, con l’aggravante che l’anno di pubblicazione reciti 2017. Le animazioni solo basilari, gli scenari solo abbozzati generando una resa davvero troppo arretrata, che non è accettabile sulle console attuali. Anche il sonoro lascia a desiderare, ma almeno il doppiaggio in inglese è accettabile ed a tratti anche simpatico. Un’altra pecca sono i sottotitoli, presenti ma talmente piccoli da risultare fastidiosi oltre che difficilmente comprensibili. Insomma, la seconda guerra mondiale sembra essere non solo il periodo storico in cui è ambientato il gioco, ma anche quello in cui il gioco è stato realizzato dal punto di vista tecnico.

Conclusioni

RAID fallisce su tutta la linea: una componente narrativa poteva essere realizzata in maniera soddisfacente data la buona bozza dei singoli personaggi, mentre invece è stata scartata a priori. Per ottenere cosa? Un gioco che dovrebbe fare della tattica e della cooperazione il suo forte, mentre invece è sufficiente sparare all’impazzata senza alcuna logica per riuscire nella missione. La personalizzazione delle armi è sufficiente, quella del personaggio è praticamente inesistente, il tutto condito con un aspetto tecnico inaccettabile per l’attuale generazione di console. Un esordio decisamente da dimenticare per Lion Game Lion, che bene aveva fatto con i DLC di PayDay 2, ma che tanto male ha provato a replicare quelle meccaniche di gioco in RAID World War 2

  • Caratterizzazione dei personaggi

  • Doppiaggio discreto ed anche simpatico

  • Meccaniche di gioco inesistenti: si spara e basta

  • Lato tecnico da incubo, sia grafico che sonoro

  • Intelligenza Artificiale non all’altezza e con le massime difficoltà genera crash

  • Personalizzazione totalmente assente

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