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Recensione NBA Playgrounds

di: Giovanni Manca

NBA Playgrounds arriva in pieno clima di sbornia per le NBA Finals 2017, Warriors vs Spurs, che ha visto Durant, Curry e compagnia bella schiacciare senza pietà il mai domo Lebron. La palla a spicchi videoludica di  Saber Interactive non poteva atterrare nel nostro tavolo colmo di lattine di birra vuote nel momento migliore, in cui anche il water a tavoletta alzata per noi è un possibile canestro.

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Two on Two

Non ve ne fregherà un beneamato ma sono sempre stato un grande appassionato di qualsiasi trasposizione giocosa di questo favoloso sport, fin dai tempi di One on One di Electronic Arts di diecimila anni or sono, amando sia le simulazioni sia gli arcadoni, come Nba Jam, Street Hoop, Nba Street e Nba Ballers. Il titolo che oggi abbiamo tra le mani si colloca nell’ultima “categoria” citata, un due contro due fisso fatto di trick volanti fantasmagorici, botte da orbi, palle elettriche, campetti di strada e pacchetti di figurine da sbustare! I 150 giocatori, divisi in trenta squadre, sono utilizzabili dopo averli trovati nelle bustine di carte collezionabili che, udite udite, si guadagnano grazie all’esperienza accumulata durante le partite e non dilapidando il nostro patrimonio nelle ormai famigerate micro transazioni tipiche di quest’ultimo lustro. Oltretutto, grazie a questi punti esperienza, sono gli stessi giocatori NBA protagonisti del gioco ad “evolversi”, aggiungendo mosse e skills. Non tutte le squadre hanno lo stesso numero di giocatori, si va da un minimo di 3 ad un massimo di 8, ma la cosa davvero figa è che sono presenti anche diverse superstars del passato (ok non ci sono ne Jordan ne Bird). Lo stile grafico ricorda gli illustri predecessori che abbiamo citato, con faccioni caricaturali quasi super deformed, sempre molto simpatici e somiglianti alle controparti reali salvo qualche eccezione; l’aspetto più convincente sono secondo noi le animazioni, soprattutto quelle delle dunk esagerate che non possono non gasare chiunque si trovi davanti allo schermo.

On Fire!

Dal punto di vista delle modalità di gioco NBA Playgrounds non si spreca molto e a parte la classica esibizione offre una risicata modalità torneo composto da sei tappe sparse per il globo. Le più longeve sono senza dubbio le modalità multiplayer in locale e online. Il punto forte di questa produzione è senza dubbio il gameplay, in grado finalmente di ricordare i vecchi fasti del passato grazie ad un sistema di controllo semplice ma immediato e funzionale, a dinamiche di gioco che solo apparentemente si mostrano basilari ed elementari. Cosa significa? Come al solito ogni giocatore ha dei parametri specifici che lo differenziano e caratterizzano, ad esempio, per la velocità, elevazione, difesa, schiacciata, tiro da tre e così via, dunque è lecito aspettarsi che sia piuttosto semplice con un grande tiratore infilare bombe a ripetizione e con un dunker spaccare il ferro quando si vuole qualsiasi sia il difensore davanti. In linea di massima non siamo molto lontani dalla realtà ma va detto che il gioco è piuttosto esigente a livello di scelta dei tempi e gestione della stamina: avere Aaron Gordon spompato lanciato al canestro, state tranquilli, non è una schiacciata così sicura, e la stessa considerazione vale se scegliessimo male il tempo di rilascio del pulsante del tiro. Stessa cosa vale per gli sprint, le stoppate, i passaggi, trick di palleggio, palle rubate, tiri in sospensione e spinte. Quest’aspetto rende molto più interessante l’esperienza di gioco e regala, finalmente, una maturità al genere che stavamo aspettando da tempo. E’ vero che non si fischia nessun tipo di fallo, non ci sono rimesse e che il riempimento di un indicatore da in mano una giocata speciale come un tiro da 4 punti o una schiacciata da 5, che la IA ogni tanto zoppica, ma NBA Playground centra il suo obiettivo di essere dannatamente divertente: è un arcade, tamarro ma non troppo, ed è così che lo volevamo.

Si o no?

Il problema non si pone se siete appassionati di questo sotto genere e, in generale, di basket. A prescindere dal fatto che non esistono alternative valide sulle attuale console, NBA Playgrounds è divertente e ben realizzato, un amante di questo sport è quasi obbligato ad averlo.  Tutti gli altri possono dargli un’occhiata e magari acquistarlo ad un prezzo ribassato, secondo noi pochi se ne pentirebbero.

Fallo tecnico per Nintendo Switch

La versione per Nintendo Switch purtroppo dimostra ampiamente il totale disimpegno degli sviluppatori di Saber Interactive nel portare il gioco sulla nuova console ibrida di Nintendo.
Se da una parte il gioco ottiene un notevole guadagno dalla possibilità di disputare partite in multiplayer locale in qualunque luogo, grazie alla natura della console, dall’altra dobbiamo convivere con una serie di compromessi sull’aspetto tecnico molto superiore a quanto potessimo aspettarci.
La componente grafica presenta una patina bianca e una fluidità decisamente inferiore alle controparti per Ps4 e Xbox One, i tempi di caricamento sono inspiegabilmente lunghi, a volte superando anche il minuto.
L’HD Rumble è usato in modo errato e non si capisce cosa lo inneschi, inoltre la vibrazione risulta molto forte senza un reale motivo e impossibile da disattivare dalle opzioni di gioco (per farlo dobbiamo disattivarla dalle opzioni di sistema della console).
Grande assente è la modalità online e a detta degli sviluppatori raggiungerà la console Nintendo solo in un secondo momento.
Cosa per ora molto dubbia, visto che le altre versioni hanno già ottenuto diverse patch, mentre la versione per Nintendo Switch è ferma alla 1.0, nonostante i vari problemi che la affliggono.

Se dovessimo giudicare il gioco solamente da questa versione dovremmo parlare di un gioco ben al di sotto della sufficienza, privo di supporto da parte degli sviluppatori e realizzato con molta leggerezza e superficialità.
La versione per Nintendo Switch di NBA Playgrounds rappresenta molto bene la differenza tra un porting realizzato in automatico da un motore di sviluppo come detto da un rappresentante di Epic Games, parlando della semplicità di conversione del loro engine, e una versione realizzata con cura, pensando bene alla macchina di arrivo e con una ottimizzazione realizzata con sapienza.