Recensioni

Recensione NBA 2K19

di: Ulell

Anno Domini 1999: nasceva la prima edizione del gioco dedicato alla NBA dei ragazzi di 2K: si chiamava semplicemente NBA 2K e fu rilasciato per la fu console di Sega, il Dreamcast. Da allora, anno dopo anno, gli sviluppatori non si sono mai adagiati sugli allori migliorando giocabilità, grafica, fisica e modalità del gioco, portandolo verso le alte vette dell’olimpo dei giochi sportivi da dove, ancor oggi, nessuno è riuscito a scalzarlo. E anche quest’anno gli sviluppatori ce l’hanno messa davvero tutta per mettere in difficoltà la concorrenza.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

3 Points Basket

In un gioco sportivo ogni aspetto deve essere curato al millesimo per far vivere al giocatore un’esperienza il più simile possibile a quella che si prova guardando una partita vera in tv o al palazzetto. Partiamo dai controlli, che rimangono quelli già migliorati nella scorsa edizione con la barra del tiro posta in alto all’altezza della testa del giocatore, così da essere sempre sott’occhio e permettere ai player di non dover distogliere gli occhi dal momento di tiro perfetto. Per tirare potremo scegliere due modalità, il tasto quadrato che ci permetterà di calibrare soltanto la potenza di tiro, oppure la leva analogica destra, che oltre alla potenza ci consentirà di provare tiri più complessi, come il fade away (saltando all’indietro), di lato, o l’arresto e tiro. Per i passaggi sono declinati tre tasti, uno per quelli alti, che ci aiuta a scansare le mani polipesche dei nostri avversari sempre alla ricerca di intercetti, uno destinato ai passaggi schiacciati, utili nelle fasi concitate di gioco, ed uno destinato ai passaggi più semplici. Premendo due volte il tasto del passaggio alto inoltre protremo fare dei veri e propri pallonetti che un nostro compagno di squadra, se dotato di skill adeguate, potrà intercettare al volo per effettuare il più classico degli Haley-Oop. Mai come quest’anno la fisica ed il fisico del tiratore sono importanti: infatti più il nostro tiro sarà disturbato dalla presenza di un avversario, tanto esso risulterà complesso da portare a buon fine. Dicasi lo stesso per il pick’n roll, dove il blocco effettuato con un centrale grosso e statuario sarà molto più efficace di quello effettuato con un playmaker svelto ma sicuramente più leggero. Anche la fisica della palla è migliorata, ed i tiri sfiorano ormai il realismo per rimbalzo e traiettoria che assumeranno, rendendoli quindi meno prevedibili e più facile preda dei nostri avversari, soprattutto in difesa. Imparare a tirare correttamente non sarà semplice, e azzeccare la perfezione nella barra di tiro non ci assicurerà sempre un sicuro canestro, data la presenza dei molteplici fattori che ne minano la precisione. E parlando dei rimbalzi, ovviamente anche in questo caso la fisica è stata rivisitata, rendendo lo scontro sottocanestro per il recupero del pallone molto più veritiero, e nei tiri liberi non sarà semplice come in passato effettuare i tagliafuori contro avversari più alti e massicci di noi.

It’s NBA Baby

Ma il lavoro dei ragazzi di 2K non si è limitato soltanto al perfezionare la fisica ed i controlli: anche l’aspetto grafico è stato ulteriormente migliorato, portandolo quasi ai livelli del fotorealismo. Vedere la faccia stravolta di Lebron James dopo una partita sfiancante, il sudore che cola sui muscoli dei giocatori seguendo una traiettoria mai uguale, le magliette che svolazzano al vento della corsa, il pallone che rotola in aria ed i movimenti della retina dopo un canestro perfetto (il tiro a ciuffo, come si dice dalle mie parti) non ha eguali e regala emozioni simili alla vera NBA. Le espressioni dei personaggi, degli allenatori, e dei tifosi dopo un tiro sbagliato, le reazioni del pubblico ad una giocata perfetta, ci riportano davvero al mondo americano, quasi da prenderci una birra e goderci semplicemente lo spettacolo, senza toccare il joypad, come meri spettatori. Prima del caricamento di una partita avremo inoltre vari video che ci condurranno per mano all’interno del vivo della partita, interviste ai giocatori inframezzate ad immagini del gioco ed un “talk show” che ci presenta i punti forti e deboli di ogni squadra, oltre al miglior giocatore di entrambi i team contendenti. Magistrali le ricostruzioni dei palazzetti, dei suoni, il doppiaggio devi giocatori e degli allenatori e gli effetti sonori dedicati ad ogni squadra.

Giocando giocando

Ma tutto questo ben di Dio succitato non servirebbe quasi a nulla se il gioco non fosse costellato di tantissime modalità, ed anche sotto questo punto di vista gli sviluppatori non ci lasciano a bocca asciutta, regalandoci una sovrabbondanza di modi per divertirci con NBA 2K19. Partiamo dalle più classiche, come le partite veloci e le partite online, per arrivare a quelle che forse più attireranno lo sguardo dei giocatori: “La mia carriera”, “La mia squadra” e la modalità della categoria “Lega”.  Per evitare confusioni, le analizzeremo con paragrafi specifici.

La mia carriera

In questa modalità ci troveremo a vivere la vita di “AI”, un rookie scartato al suo primo draft che finisce a giocare a Shangai. Prima di cominciare la storia, potremo personalizzare profondamente il nostro personaggio, non solo per quanto riguarda il peso e l’altezza, ma anche il viso in ogni suo minimo dettaglio. Se vogliamo inoltre che il nostro AI abbia il nostro viso, possiamo utilizzare l’app di NBA 2K19 per scansionarlo tramite una serie di foto e riportarlo tramite cloud sul nostro gioco in console. Una volta deciso l’aspetto del volto del nostro player, verremo lanciati all’interno del gioco dove tramite una piccola serie di “fotografie per i giornali” potremo decidere gli altri parametri fra i quali la lunghezza delle braccia e le caratteristiche peculiari del nostro giocatore, ovvero le sue skill preferenziali, esse spaziano dal “tiro dal perimetro” in tutte le sue forme, da libero, sottopressione, ai tiri sottocanestro, alle capacità di passaggio e di schiacciata o di difesa e così via. Dovremo, infine, scegliere il nostro ruolo fra i cinque presenti nel gioco del basket: Playmaker, Ala Grande, Ala Piccola, Guardia e Centrale. Una volta fatto questo, entreremo subito nel vivo della nostra storia, e ci troveremo a sfidare un nostro antico compagno del college che, al contrario nostro, è diventato subito una stella della NBA. Durante la nostra storia potremo incrementare i punti abilità del nostro AI, aumentandone via via le peculiarità, come la bravura sul tiro da 3, sul pick’n roll, la forza, il “verticale” (ovvero il salto) e via discorrendo. Nostro compito inoltre sarà rispettare le consegne del nostro allenatore che ci verranno date prima di ogni partita (“Non far segnare 20 punti a Dragic” ad esempio). Ad ogni azione spettacolare aumenteremo il numero dei nostri fan, cosa importante in quanto aumentando i fan aumenteranno anche le proposte di sponsorizzazione. Ad influire inoltre sull’andamento della nostra carriera non sarà soltanto la nostra prestazione durante le partite, ma anche le scelte che faremo nei vari dialoghi che ci capiteranno fra una partita e l’altra e serviranno a portare avanti la storia di AI fino all’epilogo. Ma anche dopo l’epilogo potremo continuare ad usare il nostro personaggio sia in locale che in multiplayer nel “quartiere”. Il quartiere è un HUB online dove si incontreranno i giocatori di NBA 2K19. Al centro di questo HUB troveremo, come negli anni passati, vari campetti dove potremo disputare dei match 2v2, 3v3 o 5v5 con gli altri giocatori. Nelle costruzioni poste nel perimetro dell’hub invece troveremo tantissime attività da svolgere sia in singolo che in multiplayer: dai semplici negozi di abiti e gadget da far indossare al nostro AI, alla palestra dove allenarsi in squadra o quella Gatorade dove allenarsi in singolo e tanto altro. Alla fine delle nostre attività guadagneremo dei soldi che potremo investire nei punti abilità del nostro personaggio. Soldi che potranno essere acquistati anche tramite le onnipresenti microtransazioni. In questa modalità di gioco c’è qualche problema: ad esempio, durante le prime prove online se un giocatore abbandonava il gioco durante il caricamento lo stesso andava in crash e andava ricaricato. Inoltre, a causa del sistema di matchmaking delle partite nel hub “il mio quartiere” si corre il rischio di dover aspettare anche mezz’ora per poter fare una partita, visto che molti player non aderiranno agli inviti ma preferiranno girare per l’hub.

La mia squadra

Questa è la modalità che forse richiederà meno parole per essere spiegata, in quanto molto simile alla modalità FUT già vista nei vari FIFA di questi anni. In pratica, dovremo costruire la nostra squadra partendo dai vari pacchetti di figurine che potremo acquistare/vincere con i crediti accumulati. I match non saranno semplici partite 5v5, ma saranno suddivisi fra tante tipologie di scontri che potremo affrontare sia offline che online, infatti troveremo un 3v3 fra i nostri migliori giocatori e quelli del nostro avversario, o ancora la modalità “Dominazione” dove dovremo sfidare i team composti dai migliori giocatori di tutti i tempi, o ancora, mini sfide per sbloccare soldi da reinvestire nei pacchetti di figurine per aumentare la potenza e la bravura del nostro roster. Ovviamente se avete fretta, potrete sempre ricorrere alle microtransazioni per accellerarne la crescita.

La mia Lega

In questa sezione vestiremo i panni di un General Manager che si troverà a dover gestire la creazione di una “squadra di espansione”, ovvero una squadra che partendo dal nulla tenta di imporsi nel mondo NBA. Per costruire la nostra squadra dovremo in primis interagire con il suo nuovo proprietario Tex, un miliardario texano che vuole investire una parte del suo patrimonio in questo ambito per guadagnarci, l’anno dopo, un sacco di soldi dalla rivendita della squadra. In questa fase del gioco dovremo decidere qualsiasi cosa, dallo staff al roster, dai colori della maglia che useremo in home a quella da usare fuori casa, alla città dove la nostra squadra giocherà al numero di posti del palazzetto e molto altri. E tutte le nostre scelte influiranno l’andamento degli introiti del nostro team. Ad esempio meglio una grande città con pochi tifosi iniziali ma tanti potenziali, o una piccola che ci fornisce tanti tifosi subito ma molto esigenti? Una volta effettuate queste scelte basilari, dovremo partecipare al draft per accaparrarci i migliori nuovi talenti che si affacciano alla NBA, ed in seguito provare ad ingaggiare qualche stella senza contratto. Anche questa sessione è comunque guidata da una ministoria che fa da filo conduttore durante tutta la nostra vita da GM, e ci troveremo spesso a dover trattare con giocatori che pretendono cifre astronomiche e dovremo tentare di convincerle in ogni modo per averle dalla nostra parte. Dovremo inoltre fare coraggio ai nostri giocatori sfiduciati, all’allenatore se la squadra non risponde alle sue direttive, al responsabile dei social eccetera eccetera. Insomma una attività vera da GM che ha tutto sotto controllo e nulla lascia al caso. Ovviamente potremo giocare noi stessi le partite o lasciare che siano gestite dall’IA. Difetti riscontrati in questa modalità ce ne sono pochi, tranne i caricamenti fra una partita e l’altra oppure durante le scene cinematiche che sono troppo lunghi, e nonostante i vari preshow posti “in mezzo” per riempire l’attesa, dopo un po’ ci troveremo a guardare lo smartphone aspettando di partire con la nostra agognata partita.

Non tutto è oro…ma quasi

Ancora una volta i ragazzi di 2K hanno creato un simulatore di NBA molto vicino alla perfezione. Per fortuna, da tempo, hanno scelto la strada del “perpetuo miglioramento” e non del rinnovare tanto per rinnovare, ed i risultati si vedono e sono ottimi. Se siete appassionati di NBA, di Basket o di Sport, questo gioco è un must have assoluto. E ora scusate, ma devo mettere a segno il mio prossimo canestro.