Megaton Rainfall - Recensione

Volare nel cielo liberi da vincoli, osservare la superfice terrestre farsi sempre più lontana, fino a divenire un minuscolo puntino sperduto nell’infinità del cosmo. Il potere che scorre nelle mani, pronto ad esplodere in una violenta scarica energetica in grado di spazzare via qualunque cosa osi ostacolarla, mentre palazzi giganteschi, sbriciolati in una nube leggiadra di polvere e detriti, osservano inermi la discesa dell’invasore venuto dallo spazio. In un mix a base di deliri di onnipotenza e furia blastatoria che risponde la nome di Megaton Rainfall.

Più veloce della luce!

E saremo proprio noi, una volta indossati i panni evanescenti di un essere dotato di poteri sovrannaturali, figlio di una non meglio precisata entità cosmica, i protagonisti indiscussi di questa rutilante giostra. Novelli Superman chiamati a difendere la Terra da una minacciosa flotta aliena, ci libreremo nel cielo e nel cosmo, pronti a lanciarci nella strenua difesa delle città che chiazzano il nostro mondo. Questo l’esile substrato narrativo che fa da sfondo a Megaton Rainfall, titolo ad opera di Pentadimensional Games, studio dietro al quale si nasconde la capace mente di Alfonso del Cerro, vero one man show dell’intera produzione e responsabile del design e della programmazione dell’incredibile engine su cui poggia il gioco. È proprio questa ultima feature uno degli indubbi punti di forza di questo adrenalinico shooter in prima persona, e che pur basandosi su algoritmi di generazione procedurale, riesce a stupire piacevolmente per la qualità e la fluidità con cui si è dimostrato in grado di gestire spettacolari esplosioni particellari, capaci di titillare con estremo gusto gli occhi del player. Nel corso delle 9 missioni principali che compongono lo story mode dovremo, di volta in volta, raggiungere il punto indicato sulla superfice del pianeta e difendere l’agglomerato urbano stabilito dalla forza distruttrice di alcune ondate di alieni, badando bene di non mettere a nostra volta in repentaglio la vita degli inermi cittadini. Già, perché le metropoli, oltre che dagli attacchi avversari, potranno essere facilmente rase al suolo da un nostro colpo male indirizzato, con conseguente aumento del contatore delle vittime, nostro unico ostacolo tra il superamento dello stage ed il game over. Ad accrescere il lato strategico delle meccaniche che sono alla base di Megaton Rainfall ci pensa anche la caratterizzazione delle forze avversarie, che richiamano esteticamente quanto visto ne La Guerra dei Mondi e Independence Day, ognuna dotata di un peculiare moveset e di determinati punti deboli che stara a noi scoprire per avere la meglio in tempi rapidi, e portare a casa un punteggio più elevato. Fondamentale, in questo senso, sarà anche un saggio uso dei vari poteri che sbloccheremo nel corso dell’avventura e che, tra freeze temporali, raggi termici e potenti onde d’urto, si sono rivelati ottimi strumenti di differenziazione degli scontri, la cui difficoltà media (soprattutto in modalità VR) si è rivelata decisamente ostica. Terminato l’iniziale story mode (che difficilmente porterà via più di 3 ore), sbloccheremo un ulteriore livello di difficoltà, oltre alla possibilità di rigiocare uno qualunque dei vari stage, con lo scopo di migliorare il nostro punteggio e tentare la scalata delle classifiche online. Si tratta, visto anche il prezzo contenuto a cui viene proposto Megaton Rainfall, di un’offerta decisamente accattivante, soprattutto alla luce del gameplay frenetico e divertente, dal forte sapore arcade, attorno a cui tutto è stato confezionato.

Pregi e difetti del mondo virtuale

Ho già detto di come l’engine messo in piedi da Alfonso del Cerro mi abbia piacevolmente stupito, grazie principalmente all’estrema naturalezza con cui riesce a gestire l’orgia di elementi che di volta in volta andranno ad invadere lo schermo. Pur al netto di una modellazione poligonale non proprio complessa,difatti, il mondo creato dal coder iberico riesce ad accompagnare in maniera efficace la nostra avventura, grazie a città ricche di dettagli ,spesso ripresi anche dal mondo reale ed in grado di conferire un pizzico in più di identità agli ammassi urbani che saremo chiamati a difendere. Ottimamente implementato anche il senso di velocità, capace di lasciare letteralmente a bocca aperta la prima volta che passeremo in una manciata di secondi dalle profondità siderali al fondo degli oceani. È innegabile come tutto, a patto di sacrificare una buona parte della definizione generale, riesca a dare il meglio di sé una volta indossato il PlayStation VR: il downgrade è palese e marcato, ma l’immersività garantita dall’headset si sposa alla perfezione con il gameplay di Megaton Rainfall, al punto che si paga pegno volentieri. Tutto può essere anche giocato in maniera tradizionale, con i conseguenti benefici grafici del caso, ma è palese come il divertimento ed il coinvolgimento ne escano sensibilmente ridimensionati. Da lodare, inoltre, la completa localizzazione testuale nella nostra lingua, un evento più unico che raro nel panorama virtuale e che mi sento quanto mai in dovere di sottolineare.

Megaton Rainfall vince e convince, grazie ad un gameplay che sembra nato appositamente per beneficiare della realtà virtuale, ma anche in virtù di una realizzazione tecnica solidissima ed in grado di assecondare in maniera efficace le velleità del gameplay. Forse non risulterà lunghissimo per gli amanti dei single player corposi (e talvolta estenuanti), ma data la sua estrema rigiocabilità ed il prezzo contenuto a cui il tutto viene messo in commercio, credo che si possa tranquillamente chiudere un occhio. Cosa si prova ad essere un inarrestabile Super Sayan? Beh, Megaton Rainfall è la risposta più prossima che attualmente mi balena in mente.

  • La VR fornisce uno slancio in più…

  • Ottimo rapporto qualità/prezzo

  • Engine solido

  • …ma sacrifica le performance estetiche

  • Longevità contenuta

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