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Recensione Mafia III

di: Luca Saati

Take Two non è solo Grand Theft Auto e lo sappiamo bene. Se escludiamo le produzioni di Rockstar Games, la compagnia può vantare tutti i titoli di 2K Games che tra un NBA 2K e l’altro possiede dei brand mica male. Bioshock, XCOM e Borderlands sono solo i primi a venirci a mente, ma c’è n’è anche un altro che all’apparenza sembra voler occupare il trono appartenente a Rockstar Games ma che in realtà si presenta come un prodotto abbastanza differente pur condividendo la natura open world che lo accomuna a un GTA. Stiamo ovviamente parlando di Mafia, serie a sfondo criminale che può vantare due titoli dal comparto narrativo eccellente e che è finalmente tornata con un terzo episodio uscito a inizio Ottobre. Questa volta il gioco è stato affidato alle mani di un team nuovo di zecca chiamato Hangar 13 guidato dal veterano Haden Blackman, ex creative director dell’ormai defunta LucasArts. Benvenuti a New Bordeaux.

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Famiglia non è con chi sei nato, è per chi muori

Lincoln Clay è un ragazzo di colore reduce dal Vietnam che nel 1968 fa ritorno a casa, nella città di New Bordeaux chiaramente ispirata a New Orleans. È un periodo storico molto particolare, i ragazzi di colore come Lincoln si ritrovano loro malgrado vittime di casi di razzismo che per l’epoca sono praticamente una routine. Lincoln vorrebbe iniziare una nuova vita dopo la guerra ma la sua famiglia, la mafia nera, non sta vivendo un momento molto felice e lui si sente in dovere di dare un contributo e ripagare così il debito con la mafia italiana. Per riuscire nel suo intento gli si presenta un’occasione, un colpo all’apparenza molto facile in cui nulla può andare storto. Eppure non tutto fila liscio come l’olio, la mafia italiana tradisce Lincoln e la sua famiglia uccidendo tutti tranne il nostro protagonista che ne esce vivo per miracolo. A Lincoln non resta più nulla, solo una cicatrice in testa e un desiderio di vendetta che non ha eguali. Lincoln vuole ucciderli tutti, dal primo all’ultimo distruggendo la mafia italiana dalle fondamenta fino ad arrivare alla cima. Si, avete letto bene, quella mafia italiana per cui abbiamo lavorato nei precedenti capitoli della serie criminale di 2K Games è adesso l’oggetto della nostra vendetta.

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Bello rivedere il caro e vecchio Vito Scaletta

Come il nostro protagonista, Mafia III non si risparmia un momento raccontando gli eventi con una cattiveria e una violenza che raramente abbiamo visto in altri videogiochi. La storia è la classica storia di vendetta eppure i ragazzi di Hangar 13 hanno svolto un lavoro eccezionale in fase di scrittura raccontando gli eventi in un modo molto particolare: ci troviamo dinanzi a un documentario in cui l’FBI sta svolgendo un’indagine per scoprire la nascita del più grande impero del sud degli Stati Uniti d’America. Anche i personaggi comunque non scherzano a partire proprio dal nostro protagonista molto diverso dai suoi predecessori. Lincoln è un esperto nell’arte del combattimento, si è arruolato nell’esercito di sua spontanea volontà a contrario di Vito Scaletta che fu costretto dopo essere stato arrestato, ma soprattutto è un cane rabbioso che non ha più nulla di perdere e a cui è stato strappato tutto. Eppure Lincoln non si fa accecare dalla sua rabbia, architetta un piano perfetto degno del miglior soldato della guerra del Vietnam quale è. Degni di menzione anche i personaggi secondari ben caratterizzati tra cui troviamo anche una vecchia conoscenza, quel Vito Scaletta che tanto abbiamo amato nel secondo capitolo della serie Mafia. E non dimentichiamoci poi della regia, la recitazione e la città ricca di atmosfera che contribuiscono a dare ancora più spessore alla storia del gioco di Hangar 13. Mafia III è la prova che quando il media videoludico vuole, può raccontare una storia con grande maturità alla pari di tanti capolavori visti al cinema.

Bruci la città

Mafia III è un open world molto tradizionale che alterna sequenze di guida, stealth e shooter in terza persona. Le sequenze di guida sono tra le migliori viste in un open world grazie a un ottimo modello di guida che, come per il secondo episodio, permette di scegliere tra un sistema più arcade e uno più simulativo, quest’ultimo in particolare regala grandi soddisfazioni. I combattimenti possono essere affrontati sia ad armi spianate che utilizzando un approccio più silenzioso e discreto. Gli scontri a fuoco sono molto classici e presentano l’ormai rodatissimo sistema di copertura accompagnato da un gunplay solido che garantisce combattimenti frenetici e impegnativi il giusto con i nemici che tendono ad aggirare la nostra posizione e a colpire con una potenza di fuoco non indifferente dato che bastano pochi colpi per morire. Anche le sequenze stealth funzionano bene e richiedono una certa pianificazione per passare inosservati. A disposizione del giocatore viene messa anche la visione di intelligence che, come la Detective Mode dei Batman di Rocksteady, evidenzia le sagome dei nemici in zona. Non tutto è perfetto però a causa di un’intelligenza artificiale abbastanza elementare nelle fasi stealth, cosa che a tratti si nota anche durante gli scontri a fuoco con i nemici che per aggirare la posizione di Lincoln tendono a scoprirsi un po’ troppo. Tuttavia i numerosi nemici presenti durante i combattimenti più importanti riescono a mettere una pezza a questo difetto.

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Lincoln è spietato come pochi durante i combattimenti

Il vero problema di Mafia III è la struttura ripetitiva delle missioni. In pratica per distruggere la mafia italiana dobbiamo conquistare i vari quartieri di New Bordeaux e per farlo si segue sempre la stessa procedura: distruggi i due racket completando una serie di compiti di sabotaggio e successivamente affronta il boss del distretto che può essere ucciso per ottenere immediatamente una certa somma di denaro o reclutarlo per rendere più remunerativo il racket. Una volta conquistato il quartiere dobbiamo decidere a quale dei nostri generali affidarlo. Vito, Burke e Cassandra infatti permettono di sbloccare potenziamenti, servizi e armi esclusivi: Vito ci può mandare degli scagnozzi a supportarci in battaglia e un consigliere per depositare i soldi, Cassandra ci mette a disposizione un venditore di armi e la possibilità di spegnere tutti i telefoni in zona, Burke infine ci può consegnare un veicolo su richiesta e far sparire la polizia. È chiaro dunque che per sfruttare al meglio tutti i bonus offerti dai nostri generali bisogna gestire sempre con molto equilibrio la consegna dei vari quartieri visto che trascurare un generale può farlo spazientire a tal punto da spingerlo al tradimento sbloccando un’apposita missione in cui dobbiamo procedere alla sua uccisione. Tenersi buoni tutti i generali non solo è necessario per poter sfruttare al meglio tutti i servizi messi a disposizione da ciascuno di loro, ma permette anche di giocare una serie di missioni secondarie che approfondiscono alcuni aspetti del loro passato. Ad esempio nel caso di Vito possiamo scoprire cosa è successo nel periodo tra il finale di Mafia II e l’inizio di Mafia III. Il gioco di Hangar 13 presenta un ottimo senso di progressione grazie al sistema dei generali che vi abbiamo descritto, risulta quindi un peccato che gli sviluppatori non siano riusciti a rendere la struttura di gioco più variegata. Ammettiamo di non aver mai avvertito troppo un senso di pesantezza (merito dell’ottima trama), tuttavia a qualcuno può capitare l’esatto opposto ed è una cosa che comprendiamo perché la struttura ripetitiva delle missioni è un problema oggettivo.

https://www.youtube.com/watch?v=REiXl6QE9VI

“There is a house in New Orleans, They call the Rising Sun…”

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New Bordeaux regala qualche piacevole scorcio

Dal punto di vista dell’impatto visivo Mafia III svolge il suo lavoro senza particolari picchi né verso l’alto e né verso il basso. Ciò che ci è piaciuto davvero molto riguarda la caratterizzazione di New Bordeaux, la città infatti presenta una varietà notevole. Ogni quartiere è diverso dall’altro, abbiamo zone come il Delray Hollow caratterizzato dalla grande presenza di personaggi di colore e da case popolari, più a Nord c’è il quartiere più ricco dove troviamo numerose villette in cui ci vivono i più facoltosi e addirittura una sorta di setta segreta che si rifà al Ku Klux Klan. Non mancano poi quartieri storici in cui si nasconde un giro di prostituzione e il gioco d’azzardo, infine merita una citazione anche la zona a sud della città, quella più aperta e composta dalle paludi dove i criminali svolgono attività di nascosto come gli scambi di droga e così via. New Bordeaux è insomma una città tratteggiata con molta cura e a rendere l’atmosfera ancora più bella ci pensa anche la colonna sonora composta da brani dell’epoca come l’immancabile “The House of the Rising Sun”, brani dei Rolling Stones e così via. Ottimo il doppiaggio in italiano peccato solo per qualche problema di sincronia del labiale. Altri punti a favore del comparto tecnico di Mafia III sono le animazioni facciali durante le cut scene e i 30 fotogrammi al secondo granitici su console. Ci sono purtroppo alcuni problemi tecnici come compenetrazioni poligonali, bug e glitch, anche se ad essere onesti non ci hanno mai rovinato l’esperienza di gioco, solo una volta il gioco è andato in crash durante la nostra partita.

Commento finale

Mafia III mantiene gli elementi cardine della serie a cui appartiene: una storia scritta e raccontata in modo eccelso, personaggi carismatici, una splendida atmosfera e un gameplay solido esaltato da un buon senso di progressione. Non è un gioco perfetto a causa di una struttura delle missioni ripetitiva e di un comparto tecnico che meritava una maggiore ottimizzazione. Mafia III dunque pecca un po’ nel suo essere un open world, tuttavia eccelle in tanti altri elementi che raramente riescono a essere esaltati in questo genere. Noi vi consigliamo di vivere la violenta e spietata storia criminale di Lincoln Clay e di godervi al meglio la splendida città di New Bordeaux.