Immortal Legacy: The Jade Cypher - Recensione

In questi pochi anni passati in compagnia di PSVR mi sono cimentato nei generi più disparati, ovviamente tra alti e bassi, ma sempre spinto dalla curiosità di vedere come le varie declinazioni del gaming avrebbero potuto adattarsi alla realtà virtuale. Ed è innegabile che vi siano situazioni decisamente più congeniali di altre, vuoi per limiti della tecnologia, vuoi per il puro approccio al gameplay. Devo però confessare che, al netto dei miei entusiasmi, mai mi sarei aspettato di vivere un’esperienza come quella di Immortal Legacy: The Jade Cypher che, pur con qualche evidente limite ed ingenuità, è riuscito a farmi sentire per una manciata di ore un novello Nathan Drake.

Come è dura l’avventura

Per una volta voglio proprio partire dalla fine, dai titoli di coda che sanciscono la conclusione dell’avventura proposta da Immortal Legacy: The Jade Cypher, ovvero quella che ha tutta l’aria di essere il prequel di un affresco ben più complesso di quanto visto durante le circa 4-5 ore necessarie a giungere all’epilogo. Sì, perché la narrazione che fa da sfondo al lavoro dei ragazzi di Viva Games si chiude lasciando in sospeso sin troppi interrogativi, relegando colpevolmente sullo sfondo approfondimenti e personaggi che, in seguito alla loro prima apparizione, avrebbero necessitato di maggiore spazio. E così, questa storia che affonda le proprie origini nella mitologia cinese, ci vedrà indossare virtualmente i panni di Tyre, un ex soldato delle forze speciali, incaricato di sbarcare sulla misteriosa isola di Yingzhou per recupere un antico manufatto che si dice abbia poteri divini. Ovviamente il nostro eroe non potrà certo agire indisturbato, visto che la reliquia è nel mirino anche della minacciosa corporazione Ksi. Partendo da premesse non certo originali, ed a tratti anche inutilmente verbose (sin troppo lungo l’incipit cinematico), Immortal Legacy: The Jade Cypher ci catapulterà all’interno di un’avventura action che non fa mistero di attingere ai più recenti capisaldi del genere, e che ha in Uncharted ed il reboot di Tomb Rider le sue fonti di ispirazioni più palesi. Contaminando tra loro i mondi, però, i ragazzi di Viva Games non hanno disdegnato l’incursione in settori più vicini ai Metal Gear kojimiani e gli orrori di casa Capcom che, specialmente con il loro settimo capitolo, fanno prepotentemente capolino nella seconda porzione del titolo. Per quanto derivativa, però, la struttura di Immortal Legacy: The Jade Cypher riesce a reggersi sulle proprie gambe, grazie anche ad una struttura di gioco che non si limiterà a proporre serrate sparatorie, ma si lascerà andare anche a minimali sezioni esplorative e ad una spruzzata di enigmi, anche se è innegabile come il core della produzione sia incentrato sullo shooting più puro. Peccato, però, per la caratterizzazione sin troppo abbozzata del mondo di gioco e dei suoi protagonisti, che mi auguro trovino il loro giusto sfogo in un auspicato sequel.

Difficoltà motorie

Per muoverci all’interno del mondo di Immortal Legacy: The Jade Cypher avremo bisogno di una coppia di Move, invero una scelta non proprio ideale visto il genere a cui il titolo sceglie di avvicinarsi. Questo rende i primi minuti di gioco decisamente ostici da approcciare, visto che occorre scendere a compromessi con una mappatura dei comandi tutt’altro che eccellente, che per quanto strutturata per poter garantire l’interazione indipendente delle nostre braccia, richiede di un po’ di pratica per essere metabolizzata. Per muoverci, in assenza di stick analogici, dovremo fare affidamento sui due pulsanti principali dei Move, con i grilletti utilizzati per fare fuoco ed i pulsanti fontali per gestire gli inventari (a slot limitati) legati alle due mani, oltre che per ruotare la visuale ed utilizzare l’indispensabile strafe. Fortunatamente il team sembra essere conscio dei limiti della scelta effettuata, come evidenzia il ritmo di gioco calibrato per non essere così frenetico come ci aspetterebbe da una delle scorribande di Drake: per quanto aggressivi, i nemici non si muoveranno come forsennati lungo le aree di gioco, ma sembreranno quasi adattarsi alle nostre ridotte capacità motorie, non per questo rinunciando a presentare una sfida degna di questo nome (soprattutto i boss). Discreto il level design generale che, per quanto improntato sulla classica struttura a corridoio, non risparmia qualche piccola divagazione, utile prevalentemente a recuperare gli immancabili collezionabili. Per quanto opera di un piccolo team indipendente, il comparto tecnico di Immortal Legacy: The Jade Cypher stupisce in modo più che soddisfacente, grazie ad un comparto grafico più che buono ed un doppiaggio (in lingua inglese) convincente, che ha nella prova di Doug Cockle (voce di Geralt in The Witcher) nei panni di Tyre la sua punta di diamante. Ed in questo senso viene difficile credere che non c’entri nulla la partnership con Sony, visto che il titolo fa parte del progetto China Hero fortemente voluto dal colosso nipponico. Ed è senza dubbio dovuta a questa partnership la presenza della localizzazione dei testi in italiano, una vera rarità quando parliamo di produzioni cinesi.

Immortal Legacy: The Jade Cypher è un discreto titolo per PSVR, capace di presentare un gamepaly inedito per la periferica, ma non per questo esente da difetti. Se è possibile sorvolare con una certa facilità sulle debolezze della scrittura, che pare quasi voler fungere da sibillino antipasto di una pranzo ben più corposo, le leggerezze compiute in fase di progettazione dei controlli sono un po’ più difficili da metabolizzare, anche se non compromettono in modo irreparabile la bontà dell’idea di fondo. Certo, tutto avrebbe potuto essere realizzato un filo meglio, ma non per questo sarebbe corretto accanirsi in modo marcato contro Immortal Legacy: The Jade Cypher che, al netto di queste sue criticità, finisce per rappresentare un titolo decisamente atipico nella libreria di PSVR, capace di farci sentire davvero dei novelli avventurieri. Speriamo che l’auspicabile sequel possa mettere una toppa a queste piccole falle.

  • Gameplay variegato

  • Tecnicamente solido

  • Storia inconcludente

  • Mappatura dei controlli rivedibile

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