Gravel - Recensione

Si sta dando davvero un gran da fare Milestone nell’ultimo periodo che non solo è passata a un motore nuovo di zecca (l’Unreal Engine 4) ma sta pubblicando un gioco dopo l’altro. Purtroppo quantità non è sempre sinonimo di qualità e nell’ultimamente abbiamo più volte manifestato una certa delusione per i giochi della software house milanese che a tratti ci davano la sensazione di voler semplicemente riciclare quanto di buono fatto in precedenza. Poi un bel giorno di Febbraio, mentre l’Italia viene colpita dalla neve portata dal caro Burian, ecco che ci ritroviamo tra le mani Gravel, la nuova IP di Milestone disponibile proprio da oggi su PS4 e Xbox One. In un attimo tutte le paure e le preoccupazioni che avevamo sono svanite. Ebbene sì, Gravel è il miglior gioco Milestone degli ultimi anni.

Quattro giochi in uno

Milestone con questo Gravel era completamente libera di scatenare la propria fantasia non essendo legata dai limiti di una licenza. Proprio per questo la software house italiana non si è posta limiti con questa nuova IP.

Prima di inoltrarci nella descrizione di ogni modalità, ci sembra giusto spendere qualche parola per la campagna, il cuore pulsante del racing game off-road. Il tutto ruota attorno a un canale televisivo chiamato Gravel Channel in in cui viene trasmesso il meglio delle gare off-road sul pianeta. Dopo un piccolo filmato introduttivo, ecco che si apre dinanzi a noi il menù della campagna con una serie di finestre che permettono di accedere alle varie gare, ognuna di solito ha un tema ben preciso. In ogni gara si possono ottenere un minimo di una stella fino a un massimo di tre utili per sbloccare le competizioni più avanzate. Gareggiando inoltre si ottengono anche dei punti effettuando ad esempio derapate, salti o altre mosse spettacolari che permettono di aumentare il proprio livello e sbloccare nuovi veicoli e skin. Ogni tanto inoltre bisognerà affrontare delle superstar delle rispettive discipline: Ryan Carter per i Wild Rush, Scott Parker per gli Stadium Circuits, James Watanabe per gli Speed Cross, Justin Evans per i Cross Country e infine Sean Walker che è il campione assoluto. Ammettiamo che in altri tempi avremmo probabilmente criticato questo tipo di struttura, eppure questa volta ci troviamo ad elogiare la scelta di Milestone che ha preferito puntare tutto sulla semplicità esaltando la varietà dei contenuti offerta dal gioco.

Wild Rush è la classica gara che si completa dopo un certo numero di giri; Stadium Circuits propone gare nelle arene con circuiti più stretti; Speed Cross propone tracciati reali che ricordano a tratti il motocross con salti continui da effettuare durante le gare; Cross Country infine è sicuramente la modalità più interessante con gare a checkpoint caratterizzate da circuiti più aperti in cui spesso si possono prendere differenti strade per arrivare al traguardo. Nonostante alcune discipline possano sembrare molto simili tra loro, ciò che tiene lontana la ripetitività è la grande varietà dei circuiti e delle auto: si passa quindi da una pista innevata, a un altra in riva al mare, per poi guidare in un canyon o in una rigogliosa foresta, il tutto guidando rally car, trophy trucks, vetture moderne e classiche. L’unica criticità che ci sentiamo da fare riguarda il numero di contenuti con 16 ambientazioni (ognuna con un numero differente di tracciati) e 46 auto che rischiano di far arrivare il gioco col fiato corto dopo tante ore, magari si poteva fare qualcosina in più per rendere ancora più ricca l’offerta.

Presente anche un multiplayer che non abbiamo potuto provare prima del lancio, tuttavia un rapido sguardo ai menù del gioco ci ha permesso di intravedere una struttura molto tradizionale con la possibilità di unirsi a una partita tramite matchmaking o di creare una gara personalizzata attivando una serie di filtri.

Anima arcade

Spesso abbiamo elogiato nei giochi Milestone la grande scalabilità del gameplay che può passare da un approccio più simulativo a uno più arcade in base agli aiuti attivati. Gravel mette un po’ da parte queste due anime della software house italiana per abbracciare completamente uno stile arcade puntando tutto sull’accessibilità, sull’adrenalina e sul divertimento immediato. Sin dalla prima gara vi sentirete perfettamente a vostro agio pad alla mano con le auto che restituiscono comunque una diversa sensazione di peso e responsività in base alla categoria di appartenenza.

L’intelligenza artificiale alterna buone cose ad altre meno convincenti: gli avversari tentano spesso il sorpasso e si dimostrano aggressivi il giusto, tuttavia gli abbiamo visto in più di un’occasione fare errori stupidi andando a sbattere ad esempio sul muretto interno di una curva a ogni giro della stessa gara.

Gravel è il gioco Milestone che meglio utilizza l’Unreal Engine 4. I modelli delle auto sono realizzati con cura, ma l’elemento che più abbiamo apprezzato è la realizzazione delle varie piste, ognuna con le proprie caratteristiche. Le migliori sono senza ombra di dubbio quelle di Cross Country grazie alle loro dimensioni più generose che regalano anche una piccola libertà d’approccio in alcuni momenti. Molto piacevoli anche gli effetti atmosferici di neve e pioggia, e il sistema d’illuminazione: c’è una gara in piena notte con tanto di pioggia e la luce che si riflette sulle pozzanghere che si è rivelata un’autentica sorpresa considerando gli standard a cui Milestone ci ha abituati. Si vede che il team di sviluppo sta facendo progressi col motore di Epic Games anche da quelle piccole cose come il fango che si attacca alla carrozzeria delle auto. Che sia chiaro, non stiamo parlando di un racing game che setta nuovi standard dal punto di vista tecnico, ci sono infatti alcune piccole accortezze come la pioggia che cade sul vetro dell’auto che sono piuttosto bruttine, tuttavia il risultato finale ci ha soddisfatto. Buono anche il frame rate che si mantiene stabile nella maggior parte delle occasioni, mentre i caricamenti alternano tempi di attesa brevi ad altri leggermente più lunghi del normale. Meno convincente invece il comparto sonoro con il rombo delle auto che non sempre ci ha restituito una sensazione di fedeltà.

Commento finale

Questa è la Milestone che ci piace, quella senza vincoli dovuti dalle licenze ma che può esprimere liberamente le proprie potenzialità. Qualche difetto c’è, tuttavia Gravel è un racing game di qualità grazie al suo gameplay arcade divertente e immediato, e contenuti sufficientemente variegati. È nata una nuova IP dal grande potenziale, e noi non possiamo far altro che augurarci che Milestone sfrutti al meglio negli anni a venire quanto di buono fatto in quest’occasione.

  • Gameplay divertente dall'inizio alla fine

  • Modalità, piste e auto diversificate

  • Importanti passi in avanti dal punto di vista tecnico

  • Struttura della campagna semplice...

  • .. ma chi è alla ricerca di un qualcosa di più profondo resterà deluso

  • Qualche pista e auto in più non guastavano

  • IA da limare

2 Commenti a “Gravel”

  1. Kassandro on

    Ho letto un po di recensioni, sono abbastanza contrastanti. Non tanto sul voto, ma si 2 aspetto:

    – immediatezza: alcune rece dicono che il modello è un,misto arcade ma che padroneggiare il mezzo non è così immediato.
    – varietà: c è il rischio che alla lunga diventi ripetitivo.

    Nella tua rece @LucaS93 si evince invece un ottimo feeling pad alla mano da subito.
    Che dici?

    A me ispira, anche se me lo aspettavo più "saga rally"

  2. LucaS93 on
    Kassandro

    Ho letto un po di recensioni, sono abbastanza contrastanti. Non tanto sul voto, ma si 2 aspetto:

    – immediatezza: alcune rece dicono che il modello è un,misto arcade ma che padroneggiare il mezzo non è così immediato.
    – varietà: c è il rischio che alla lunga diventi ripetitivo.

    Nella tua rece @LucaS93 si evince invece un ottimo feeling pad alla mano da subito.
    Che dici?

    A me ispira, anche se me lo aspettavo più "saga rally"

    Io l'ho trovato molto immediato. Per farti un esempio: di solito io tendo ad utilizzare all'inizio la traiettoria ideale per impratichirmi un po', questa volta sono andato subito senza traiettoria ideale perché mi sono trovato dall'inizio a mio agio.

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