Grand Theft Auto V - Recensione

Cinque, lunghissimi anni. Tanto Rockstar ci ha fatto aspettare prima di regalarci un nuovo capitolo della saga forse più famosa della storia dei videogiochi. Eccoci quindi, un Red Dead Redemption, un L.A. Noire e un Max Payne 3 più tardi a recensire quello che probabilmente è l'opera più ambiziosa della software house new yorkese: Grand Theft Auto V. Tre protagonisti, la mappa di gioco più mastodontica e dettagliata mai apparsa in un videogame e la volontà di affermarsi (o meglio, riconfermarsi) il titolo open world definitivo, oltre ogni limite. Siete pronti a partire? Bentornati a San Andreas!

Cinque, lunghissimi anni. Tanto Rockstar ci ha fatto aspettare prima di regalarci un nuovo capitolo della saga forse più famosa della storia dei videogiochi. Eccoci quindi, un Red Dead Redemption, un L.A. Noire e un Max Payne 3 più tardi a recensire quello che probabilmente è l’opera più ambiziosa della software house new yorkese: Grand Theft Auto V. Tre protagonisti, la mappa di gioco più mastodontica e dettagliata mai apparsa in un videogame e la volontà di affermarsi (o meglio, riconfermarsi) il titolo open world definitivo, oltre ogni limite. Siete pronti a partire? Bentornati a San Andreas!

Il vecchio, il gansta e lo psicopatico

Io sono Michael De Santa e sto vivendo il sogno americano. Ho una casa stupenda, una moglie bellissima e due figli adorabili. E che dire della mia barca? Un vero gioiellino! Quando posso vado sempre al porto, imposto la rotta e parto! Ah, io sì che sono un uomo fortunato! Io sono… io sono… io… io dico un mucchio di stronzate. Questa è la verità: dico stronzate. È vero che ho una bella casa, ma solo quella. Io vado da un analista che mi frega i soldi e non mi ascolta neppure. Mia moglie è una puttana che se la fa con il suo istruttore, che cliché del cazzo. I miei figli sono dei completi idioti, specie il maschio. E la mia barca me l’hanno fottuta! Ci credete? Davanti ai miei occhi! Tutta colpa di quell’idiota di mio figlio, che non fa altro che giocare ai videogiochi. Ma adesso le cose cambieranno. Sto mettendo in piedi una bella squadra per fare un colpo facile facile in una gioielleria. Come ai vecchi tempi! Il valido aiutante per fortuna l’ho trovato, un delinquentello da quattro soldi che potrebbe tornarmi utile. Ha delle potenzialità e sostituirà quel pazzo di Trevor, che non vedo da anni. Trevor… chissà se è davvero morto come mi hanno detto…

Yo ragazzi, è Franklin Clinton che vi parla. Lo sapete meglio di me che non è facile uscire dal ghetto quando il tuo unico amico è un buono a nulla di nome Lamar e dividi casa con quella psicopatica di tua zia, per fortuna il nostro odio è reciproco. Ma io sono un fottuto diamante grezzo e qui in mezzo agli sfigati che si sparano per un pezzo di terra schifoso non ci voglio stare, è per quello che cerco di darmi da fare come posso con lavoretti di tutti i tipi, ma è tutto legale… o quasi. Tra l’altro sentite che storia malata: proprio l’altro giorno stavo riportando al concessionario l’auto che un ragazzino s’era dimenticato di pagare (vi ripeto, è tutto legale) quando non mi spunta dal sedile posteriore un cazzo di vecchio che mi punta il ferro addosso? Mi sono quasi cagato sotto! Poi s’è scoperto che certa gente non la fotti neanche prendendola alle spalle, per fortuna che questo Micheal mi ha preso in simpatia, quasi quasi accetto il suo invito per un drink…

Il mio nome è Trevor Philips e sono a capo della Philips Enterprises, una promettente e talentuosa azienda in rapida ascesa! Ma questa non è una fottuta riunione degli alcolisti anonimi no? Allora non deve interessarvi come mi chiamo e cosa cazzo faccio della mia vita. Pensate che sia semplice eh? Pensate che sia semplice soltanto perchè uno ha le palle di uccidere un povero sfigato, farlo e a pezzi e scaricarlo nella tazza del cesso? Non ho scelto io di fare questa vita, mi ci sono trovato ok? Anche la questione della metanfetamina, mi serve soltanto per evitare di essere lucido tanto quanto basta per capire tutti quelli che mi stanno fottendo e spedirli all’inferno uno dopo l’altro, compreso quel vecchio bastardo bugiardo di Michael e del suo fidanzatino abbronzato Franklin. A nessuno frega niente di Trevor Philips, nessuno si chiede mai se Trevor abbia bisogno di qualcosa…Ma quando si tratta di ammucchiare qualche cadavere il primo a cui squilla il dannato telefono è lo stronzo qui presente!

L’introduzione di ben tre personaggi porta la narrativa di GTA su un altro livello, il poter passare dall’uno all’altro in maniera totalmente dinamica e (quasi) mai pilotata permette un’evoluzione della trama che coinvolge totalmente il giocatore, facendolo sentire realmente il regista di questa fantastica storia. Lo stile Rockstar trasuda da ogni poro, dagli ispiratissimi dialoghi, marchio di fabbrica dei giochi della grande R* fino alla meticolosa caratterizzazione dei personaggi. Tutto questo ha permesso di mettere in piedi l’ennesimo plot indimenticabile che entrerà sicuramente nell’immaginario collettivo. Sotto questo punto di vista (e non solo) Rockstar Games rimane, a nostro avviso, insuperata ed insuperabile.

Bigger than ever!

Sicuramente avrete notato che la A di GTA sta per Auto quindi non possiamo non iniziare parlandovi un po’ delle vetture e della loro tenuta di strada, anche perché passerete parecchio tempo a guidare automobili: per le missioni, per sfuggire all’arresto ma anche per piacere. Prima di tutto dimenticate completamente GTA IV e la sua guida su strada saponata, troppo imprevedibile soprattutto quando avevamo alle spalle 3 pantere della polizia e un elicottero che ci sparava senza tregua.
In GTA V la scelta di Rockstar è caduta su un modello di guida arcade più generoso, sulla linea di quanto visto in Midnight Club, ma sempre con la possibilità di offrire un discreto controllo del mezzo al giocatore. Complice anche la risposta dei comandi molto più rapida il feeling con le quattro ruote è adesso più immediato quindi non sarà difficile trovarsi a proprio agio con il mezzo sin da subito, anche con le statistiche di guida del personaggio al minimo. A confermare l’impressione che R* voglia andare incontro al giocatore anche la possibilità di far rotolare la macchina sulle quattro ruote dopo un cappottamento semplicemente spingendo la levetta sinistra, mai più inseguimenti disastrosi per una curva finita male!
Ogni vettura ha inoltre le sue proprietà distintive, che volendo potremo modificare nei garage per personalizzarle a nostro piacimento, ed è anche più evidente la fisica che coinvolge i diversi tipi di terreno: le auto avranno reazioni adeguate a seconda del tipo di suolo che si troveranno ad affrontare, sia questo asfalto, fuoristrada, asciutto o bagnato. Il dettaglio è il segno distintivo di tutta la produzione e anche in questo caso si distinguono tocchi di classe notevoli: dai modelli delle auto, molti dei quali sono pesantemente ispirati a controparti reali; al nuovo sistema dei danni, abbastanza generoso con il giocatore ma più che soddisfacente e con nuove dinamiche d’impatto; fino ad arrivare agli schizzi di fango e acqua che partono dalle ruote posteriori in caso di pioggia.

Benvenuti da Ammu-Nation, oggi bazooka scontati del 30%!

Una volta scesi dai veicoli e gettati nelle sparatorie vi renderete conto anche dei miglioramenti apportati alle fasi shooting. Anzitutto il sistema di coperture, reso molto più versatile e simile a quello visto in Max Payne 3: anche se ci si trova relativamente distanti da un riparo il personaggio farà un piccolo scatto per raggiungerlo. Ripari che, oltretutto, saranno distruttibili nella maggior parte dei casi e ci obbligheranno quindi a muoverci spesso per l’area di gioco. Anche il sistema di mira è molto più reattivo e ci permette di continuare a sparare anche in corsa. Ottimo il feeling delle armi, prima di tutto tantissime rispetto ai precedenti capitoli ed ognuna con il proprio rinculo e la propria potenza di fuoco.
Acquistabili dal fidato Ammu-Nation queste saranno, per la prima volta nella serie, anche upgradabili con tutta una serie di innesti tra torce, silenziatori, impugnatore e mirini. Sensibilmente migliorata anche l’intelligenza artificiale nemica, anche se non ancora strutturata con routine di squadra. Ogni nemico, infatti, agisce secondo un proprio schema ma sono comunque tanti, sfruttano bene le coperture e hanno buonissima mira. Inutile dire come il poter “switchare” da un personaggio all’altro anche durante la missione renda tutto estremamente più divertente e dinamico; talvolta sarà oltretutto indispensabile cambiare punto di vista per gestire gli scontri in maniera totale, coprendo a turno i nostri compagni da una posizione più vantaggiosa.
Le abilità di Trevor e Michael poi risultano vitali negli scontri a fuoco: il primo entrrà in una sorta di modalità berserk in cui infliggerà danni maggiori e aumenterà la sua resistenza, il secondo attiverà il più classico dei bullet time (anche se l’impossibilità di tuffarci e sparare ci è un pò mancata). Eccezionale introduzione è però la pianificazione di alcune missioni, con approcci differenti per portarle a termine: le missioni più impegnative richiederanno, infatti, un’adeguata preparazione, uno studio del territorio e soprattutto la scelta del modus operandi. Avremo infatti sempre due opzioni: agire con la forza o con l’ingegno. Entrambe le opzioni richiederanno una pianificazione diversa e comporteranno pro e contro da valutare attentamente, come i complici che dovrete scegliere per supportarvi in azione, che avranno skill differenziate che garantiranno o meno la buona riuscita dei loro compiti. Utilizzando una squadra affiatata infatti, non correrete il pericoloso rischio che qualcuno fallisca il suo obiettivo, rendendo il proseguio della missione molto più ostico.

Insomma ci troviamo difronte ad un gioco completo, che offre al giocatore una gamma di possibilità potenzialmente infinite unite a meccaniche di gioco collaudate ma arricchite da trovate geniali, da scoprire una dopo l’altra. Insomma se l’Olanda degli anni 70 divenne famosa per il suo “calcio totale” possiamo tranquillamente dire che Rockstar è la prima software house ad aver abbracciato l’idea di “videogioco totale”.
Certo volendo essere pignoli all’inverosimile si potrebbe contestare a R* l’impossibilità di impartire direttive ai nostri compagni oppure una certa legnosità nei movimenti di base che non ha mai abbandonato la serie ma si tratta di particolar così insignificanti da non poter proprio essere annoverati tra i difetti, soprattutto considerando l’enormità della proposta ludica di GTA V.

Relax, take it easy!

La vita dei criminali non è soltanto sparatorie, rapine e inseguimenti della polizia. Anche i peggiori delinquenti hanno diritto di riposarsi, divertirsi e fare un po’ di baldoria, non credete? Ecco, in GTA V tutto questo non manca. Anzi: tra una missione e l’altra Michael, Franklin e Trevor potranno dedicarsi a sport di vario tipo, gare automobilistiche e non, giochi vari e chi più ne ha più ne metta. Una persona poco pretenziosa potrebbe pensare che tutti questi “minigiochi”, se così li si può definire, sono stati aggiunti per fare numero e basta. Completamente sbagliato! Si può dire che Rockstar abbia sviluppato un mondo di gioco tanto realistico proprio perché in questi piccoli dettagli, che poi tanto piccoli nella serie non sono mai stati, ci ha messo una passione introvabile altrove.
Dopo un inseguimento ci si vuole dedicare a qualcosa di rilassante? Niente c’è di meglio di una partita di golf, in cui si possono scegliere le mazze da usare e potenza e direzione dei vari colpi. Stanchi di correre come forsennati dietro a quelli che cercano di fregarvi? Allora si può fare una capatina alla spiaggia e fare un tuffo nell’acqua, alla scoperta del fondale marino, o magari una corsa in bici, o magari una bella gara di triathlon per fare un po’ tutti e due. Se però nelle vene del giocatore medio non circola sangue ma piombo, meglio raggiungere il più vicino Ammu Nation e allenarsi con dei bersagli, mobili o immobili. Ai migliori medaglie varie e tanti sorrisi, oltre alla possibilità di proseguire con sfide sempre più difficili, agli altri una pacca consolatoria e la possibilità, in ogni caso, di comprare un lanciagranate e rifarsi sugli ignari pedoni…
Mica poca roba, in altre parole. E decine di ore che volano via, senza quasi rendersene conto.

Hardware juice


Se il gameplay ci offre mille possibilità è perché alla base di tutto c’è il vero protagonista del gioco, non Micheal, non Franklin e neanche quello psicopatico di Trevor, ovviamente stiamo parlando del mondo di gioco: una San Andreas sfolgorante che si mostra in tutto il suo splendore sotto ogni punto di vista. A partire dalla caotica Los Santos, passando dalle vette più alte del monte Chilliad, fino agli abissi inesplorati dell’oceano Pacifico, non ci sembra di esagerare quando definiamo questa ultima incarnazione di sandbox lo spazio virtuale più bello e dettagliato mai visto finora che, anche per motivi temporali, sicuramente chiuderà la generazione imbattuto.
Il RAGE engine ha fatto infatti dei notevoli passi in avanti dalla sua prima iterazione vista in GTA IV e, passando per quasi tutti i giochi R*, è migliorato di volta in volta sbocciando in maniera definitiva in questo frangente. Attenzione, ci sono sicuramente delle sbavature qui e là: pop-up di texture e di elementi 3D non sono sicuramente eventi rari (soprattutto usando mezzi aerei o binocoli per vedere in distanza), il frame rate può singhiozzare un po’ in sporadici casi in cui si scatena l’inferno sullo schermo e l’aliasing potrebbe sembrare eccessivo agli occhi di qualche purista, ma se consideriamo che comunque non si tratta mai di problemi che inficiano l’esperienza di gioco, la mole spropositata di oggetti mossi contemporaneamente e la draw distance mai vista per un gioco di questo livello possiamo ritenerci ben più che soddisfatti.
Questo anche perché ad abbellire il tutto ci pensa il meraviglioso sistema di illuminazione che, abbinato agli eventi metereologici e al trascorrere del giorno e della notte, riesce a rendere il mondo ancora più credibile (e incredibile allo stesso tempo); i nuovissimi fondali marini, i tramonti sul lago, le notti al neon della città, tutto brilla di una luce suggestiva e appropriata. In tutto questo sembriamo quasi un disco rotto se continuiamo a ripetere che il titolo offre una cura per il dettaglio estrema, in una confezione praticamente esente da bug invalidanti (al momento l’unico problema pare essere relativo al salvataggio macchine nei garage).

Ma il mondo che ci circonda vive anche grazie all’interazione acustica e vi basta fare una passeggiata per Los Santos per capire che enorme tappeto sonoro si nasconde dietro questo titolo: la radio di una macchina che passa e va, rombi di motore fermi al semaforo, persone che parlottano (e che se vi fermate vi offrono interi dialoghi sempre differenti), riconoscerete subito i vari suoni che compongono il caratteristico rumore cittadino e una situazione simile la troverete anche nelle zone limitrofe alla metropoli con le melodie naturali.
Un must della serie sono invece le caratteristiche radio sulle quali ogni parola sarebbe sprecata: la tracklist veramente eterogenea copre tutti i gusti e sarebbe già da sola grasso che cola quindi come bonus track per chi comprende la lingua inglese ci mettiamo anche ore e ore di programmi radio deliranti che è veramente un peccato perdersi.

Il videogioco che ancora non c’era

Sicuramente avrete già sbirciato il voto che abbiamo assegnato a GTA V . Sicuramente c’è chi si aspettava un pò di più e chi invece crede che sia leggermente eccessivo.
Dunque, il punto è questo: Grand Theft Auto V è un videogioco immenso, nell’accezione più profonda del termine. Rockstar è riuscita finalmente a creare un autentico mondo virtuale, pregno di cose da fare e da vedere.
Aver aggiunto tre personaggi da gestire ha portato ad un altro livello la narrativa ma soprattutto ha totalmente eliminato i fisiologici momenti morti a cui i precedenti titoli open world ci avevano abituato, ridisegnandone completamente i parametri classici.
L’opera della software house newyorkese fa scuola ancora una volta: all’ennesima storia eccezionale, fatta di personaggi indimenticabili e dialoghi fulminanti si aggiungono introduzioni cruciali per il raggiungimento dell’obbiettivo che Rockstar si era prefissata: dar vita al GTA definitivo.
L’obiettivo è stato centrato in pieno. Abbiamo per le mani un titolo davvero impressionante, che non mancherà di stupirvi e a volte persino intimidirvi a più riprese, proprio per la mole e la qualità delle cose che propone.
Il pregio più grande di questo GTA è comunque il fatto di non essere figlio di San Andreas o di GTA IV. GTA V è figlio di Red Dead Redemption, è figlio di Max Payne 3. Insomma questo videogioco racchiude in se il meglio del repertorio Rockstar degli ultimi anni e lo fa con una grandiosità che ha del surreale. Una pietra miliare nella storia dei videogiochi.