Gears 5 - Recensione

Il brand di Gears of War, insieme ad Halo, è il simbolo del marchio Xbox. La prima trilogia della saga con protagonista Marcus Fenix si è infatti rivelata uno dei principali motivi per avere una Xbox 360 in casa, tuttavia qualcosa ha iniziato admandare storto a partire dal discutibile spin-off Judgment. Gears of War stava pian piano morendo con una Epic Games che, come dimostra negli ultimi anni, non aveva più voglia e né l’intenzione di dedicarsi allo sviluppo di titoli tripla A (e in fondo con una gallina dalle uova d’oro come Fortnite chi avrebbe quella voglia?), concentrando le sue attenzioni sullo sviluppo dell’Unreal Engine, piccoli progetti a basso budget free-to-play con cui massimizzare i guadagni mediante le microtransazioni e infine lo store digitale arrivato con una tale prepotenza da scombussolare il predominio di Steam. Per fortuna intervenne Microsoft che salvò il brand acquistando l’IP direttamente dalle mani di Epic Games affidandolo alle sapienti mani di Rod Fergusson, veterano della saga in Epic Games, e ora director del team The Coalition. Il primo passo di The Coalition è stato Gears of War 4 che si è dimostrato un titolo molto conservativo e fin troppo fedele al nome del brand che porta ma in grado trasmettere tutta la passione che questo team ha per questa saga. Adesso con Gears 5 (basta denominazione Gears of War) Microsoft e The Coalition sono davvero pronti a dare quella svolta e quella freschezza che questa saga merita.

Tour di Sera

La storia di Gears 5 è strettamente legata agli eventi del suo predecessore e quel “Previously on…”  all’inizio non fa altro che ribadirlo. Questa volta però c’è un cambio di protagonista con Kait a prendere il testimone di JD. In Gears of War 4 la ragazza è stata messa a dura prova tra la morte di sua madre e la sua presunta connessione con lo sciame. Elementi questi che ritornano nella campagna di Gears 5 e che portano Kait ad affrontare i suoi incubi alla ricerca di risposte. Quello della nuova opera di The Coalition è un racconto molto tradizionale che non stupisce certo per colpi di scena, tuttavia grazie al ritmo di gioco sempre medio-alto e a una scrittura molto solida la storia riesce a intrattenere fino ai titoli di coda. Un grande lavoro è stato svolto sui personaggi che risultano meno caricaturali e meglio caratterizzati, persino  JD è solo un lontano ricordo di quel personaggio anonimo che abbiamo visto nel precedente episodio. A rubare la scena comunque è proprio Kait con le sue paure, il suo coraggio e la sua continua ricerca di risposte.

Dopo un primo atto dall’impostazione molto classica utile a rituffarci nel conflitto tra COG e Locuste, Gears 5 effettua una svolta inaspettata e ci apre le porte del mondo di Sera. Il secondo e il terzo atto abbandonano la classica struttura lineare e a corridoi in favore di una sorta di open world. Per fare un paragone prendiamo la struttura di gioco dell’ultimo God of War che permetteva a Kratos e figlio di esplorare liberamente la mappa per svolgere missioni secondarie e cercare potenziamenti. A bordo dello skiff, un veicolo a vento utilizzato durante la guerra con le locuste, Kait può esplorare le due differenti mappe presenti rispettivamente nell’Atto 2 e 3. Questi momenti si rivelano utili per permettere al gioco di respirare un po’ tra una sparatoria e l’altra e tenere quindi lontano l’effetto ripetitività. Oltre alla missione principale, le due mappe contengono al loro interno una manciata di quest secondarie che permettono di sbloccare potenziamenti per il robottino Jack su cui ci torneremo tra poco. In generale l’introduzione di queste aree semi-open world ha fatto molto bene alla campagna di Gears 5, tuttavia se facciamo un paragone con il già citato God of War, fonte d’ispirazione per questa struttura, ci sono dei limiti. Con il gioco esclusivo PS4 il level design spingeva il giocatore ad esplorare e perché no ritornare in una zona già esplorata perché magari in possesso del potere per accedere a un’area prima non raggiungibile; in Gears 5 tutto ciò è assente e la mappa si limita semplicemente a unire un punto e l’altro di una missione.

A dare nuova linfa al gameplay di Gears 5 ci pensa Jack, il drone che abbiamo citato qualche riga più sopra. Il robottino è dotato di una serie di abilità attivabili rispettivamente con il tasto Y e con la combinazione di RT+Y. Le abilità, azionabili con un classico meccanismo a ricarica, permettono di sfruttare una serie di vantaggi contro i nemici che vanno dall’invisibilità al potenziamento della difesa, per poi passare ad altre manovre ben più offensive come una trappola elettrica o un flash che acceca e stordisce i nemici. Non entriamo troppo nel dettaglio sui poteri di Jack per non fare spoiler, ma il suo supporto in combattimento fornisce un vantaggio non di poco conto risultando fondamentale in alcuni momenti con in più la possibilità di sfruttare un approccio non proprio convenzionale per la saga come l’invisibilità che permette di eliminare in modo stealth le locuste, peccato solo che questi momenti siano resi in modo grossolano e superficiale. Le abilità del drone sono poi potenziabili nell’apposito menù di gioco spendendo dei collezionabili sparsi per lo scenario, motivo in più per esplorare a fondo i livelli. Inoltre sempre in giro è possibile trovare un potenziamento finale impossibile da sbloccare nel modo tradizionale. Per il resto Gears 5 resta sempre un Gears of War e dunque la maggior parte del tempo la si passa tra una copertura e l’altra ad ammazzare Locuste a colpi di lancer. Certo, la struttura più aperta dei livelli, così come qualche nuova arma, nuovi nemici e le già citate abilità di Jack, riescono a dare un po’ più di freschezza agli scontri, ma quello di The Coalition resta sempre un classico shooter in terza persona intenso e divertente da giocare.

Un Gears per tutti i gusti

Gears 5 si presenta come uno dei capitoli più ricchi della saga dal punto di vista dei contenuti grazie a un multiplayer in grado di accontentare tutti i giocatori. Innanzitutto la campagna è giocabile anche in co-op che supporta un massimo di tre giocatori, tra cui uno in grado di controllare direttamente Jack.

Restando in tema co-op non possiamo non citare l’Orda che anche in questa iterazione si conferma uno dei tanti motivi per mettere le mani su Gears 5. La modalità riparte dalla base del precedente episodio riprendendo quindi le classi e i potenziamenti con le carte in stile RPG. Le novità dell’Orda vedono l’introduzione di un’abilità Ultimate che possono sovvertire le sorti di una battaglia e i Power Tap, ovvero fortificazioni da difendere che ogni tanto compaiono sulla mappa e permettono di guadagnare soldi extra.

Fuga è la nuova modalità cooperativa per tre giocatori in cui bisogna collaborare per scappare da una serie di mappe in stile dungeon. Anche in questo caso i giocatori possono contare su una selezione di personaggi, ognuno con le proprie abilità e caratteristiche. A scandire il ritmo di Fuga è un timer che obbliga i giocatori a muoversi nel più breve tempo possibile che a fine partita influirà sul punteggio ottenuto. La mancanza di varietà delle mappe è sopperita dalla presenza di un editor. Non si tratta di una modalità in grado di catturare quanto Orda, ma è un piacevole diversivo utile da alternare tra una modalità Orda e un match PvP.

A proposito di PvP, la novità principale ha il nome di Arcade Deathmatch, uno scontro 5v5 che vede le due squadre lottare a chi prima arriva a 50 uccisioni. Questa modalità prevede l’assenza di armi da raccogliere in giro per la mappa giustificata dal fatto che ogni personaggio ha il suo equipaggiamento di partenza con in un più la possibilità di sbloccare nuove armi con l’accumulo di uccisioni. Come per Orda, anche il PvP può vantare novità minime, ma in fondo da una base di partenza così solida come il predecessore non si poteva chiedere di meglio.

Meraviglie di Sera

Senza girarci troppo intorno, Gears 5 è il miglior videogioco a fare uso dell’Unreal Engine 4. Già su una semplice Xbox One S il gioco fa la sua bellissima figura. A risaltare in particolar modo è la palette cromatica che abbandona le tonalità di grigio e marrone in favore di colori più accesi e vivi. La varietà stupisce in particolar modo passando dal freddo dei ghiacciai del secondo atto, al caldo e rosso deserto del terzo atto. Gli effetti particellari sono eccezionali con il punto più alto in termini di spettacolarità che sopraggiunge con le tempeste elettriche e i giganteschi boss. Grande cura e attenzione anche per i modelli poligonali e gli effetti di luce e ombre. Ottimo il doppiaggio audio in italiano e gli effetti sonori.

Commento finale

Gears 5 è un videogioco che non può mancare nella ludoteca di nessun possessore di Xbox One, un videogioco ricchissimo di contenuti e divertentissimo da giocare in qualsiasi modo, che sia esso PvE, PvP o singleplayer. La campagna fa tanti passi avanti, con coraggio stravolge la struttura di gioco, ma gli manca quel qualcosa in più dal punto di vista del level design, il multiplayer invece è quanto di meglio si possa desiderare. The Coalition si conferma il miglior team che potesse capitare a Gears of War mettendo in mostra tutta la sua passione per questa saga. Gears 5 è un atto d’amore capace di portare verso una nuova direzione la serie senza snaturarne la sua essenza.

  • Struttura della campagna rinnovata...

  • PvE e PvP ancora più ricchi

  • Visivamente spettacolare

  • ... ma manca una spinta in più al level design

2 Commenti a “Gears 5”

  1. Deadly Fagilo on

    Mi fa ancora strano l’idea di controllare un donzella, ma dovendolo ancora comprare e contando il mio affetto per la saga (pur ritenendo gears 3 semplicemente discreto e Judgement proprio brutto) è probabile che giocandoci non ci farò troppo caso.

  2. Prinzilabelva on

    Sto giocando la campagna ed è davvero ben fatta. Complimenti al team di sviluppo. Peccato che sia un gioco evidentemente incentrato sul multy, altrimenti con un po’ di cura in più avrebbe avuto una campagna degna dei titoli più blasonati della concorrenza. Lavoro di ottimizzazione superbo su pc. Bravi bravi!

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