Fear Effect Sedna - Recensione

Sono passati diciotto anni dall’uscita del primo Fear Effect e quando Sunshee, team francese con l’appoggio di Square Enix, ha avviato la campagna di crowdfunding su kickstarter nel 2016 probabilmente nemmeno loro si aspettavano di pubblicare Fear Effect Sedna, terzo capitolo (considerando la cancellazione di Fear Effect Inferno) che continua a narrare le vicende di Hana e dei suoi colleghi ed amici mercenari Rain, Deke e Glas, ai quali si aggiunge Axel in questo nuovo capitolo. Saranno riusciti gli sviluppatori francesi di Sunshee a mantenere la saga al passo con i tempi?

Il ritorno dei mercenari

Dopo una breve cut scene iniziale cominciamo la nostra avventura con Hana e Rain alle prese con uno dei loro tipici colpi, che però le porta ad immergersi in qualcosa di decisamente più profondo, complesso e pericoloso di una semplice rapina: dal semplice furto di manufatti antichi i nostri eroi si ritroveranno di fronte a presenze ben più che umane che le metteranno a dura prova. Con un’ambientazione noir cyberpunk in un periodo non troppo lontano dal nostro ricco di veicoli volanti e luci al neon che caratterizzano gli ambienti chiusi, si può dire che la trama di Fear Effect Sedna non solo rispetti i canoni della serie, ma riesce a mantenere anche un discreto livello di interesse discreto fino al termine. I dialoghi sono ben scritti, in particolare quelli tra Hana e Rain dati i precedenti dei capitoli passati, e doppiati in un inglese accettabile con sottotitoli disponibili nelle varie lingue. Le fasi di gioco si alternano a cut scene (sempre in cel shading) che sono ben pensate e congeniali alla trama, di breve durata e mai capaci di spezzare negativamente ritmo ed interesse. Quello che radicalmente cambia rispetto al passato è la necessità di utilizzare più personaggi contemporaneamente per venire a capo di enigmi e completare i livelli: nel corso del gioco utilizzeremo sempre almeno due personaggi, in alcuni frangenti anche tutti e cinque, e questo regala una profondità in termini di gameplay assolutamente inedita alla serie, con molti livelli che mettono a dura prova l’ingegno del giocatore, ma non risultano comunque mai frustranti. Una buona storia, anche se forse troppo breve (10/11 ore per completarla) e una buona solidità di gameplay che non viene mai meno durante l’intera esperienza. Un deciso ritorno con stile.

Paura, ma non troppo

Come anticipato, il gameplay è stato completamente rinnovato rispetto al passato: oltre che a dover usare contemporaneamente diversi personaggi, sarà fondamentale comprendere al meglio le peculiarità di ognuno di essi. Hana è la nostra punta di diamante, versatile e particolarmente dotata con le armi da fuoco, mentre Rain è la guru dell’informatica, fondamentali saranno le sue capacità per risolvere situazioni complesse e spesse piene di nemici. Abbiamo poi il classico tank rappresentato da Deke, mentre Axel e Glas sono i due membri furtivi del gruppo, capaci di uccidere senza intaccare le nostre risorse di munizioni. Ogni personaggio vanta poi delle abilità speciali, come ad esempio quella comune del poter mostrare il campo d’azione dei nemici una volta che ci si è accovacciati, mentre un’altra interessante aggiunta è rappresentata dalla possibilità di utilizzare la pausa strategica: così facendo si mette in pausa il gioco, nel vero senso della parola, mantenendo la possibilità di muovere la telecamera e di poter quindi pianificare nei minimi dettagli la strategia d’azione. La più importante novità dal punto di vista tecnico è rappresentata sicuramente dalla visuale isometrica che restituisce una visione dall’alto dei personaggi e degli ambienti di gioco che strizza un po’ l’occhio alle produzioni GDR di qualche tempo fa, riuscendo però a mantenere quella freschezza necessaria che si richiede ad un gioco nel 2018.

Lo stile adottato per la rappresentazione dei personaggi invece è quello caro alla serie del cel shading, anche questo decisamente al passo con i tempi. Il level design è generalmente buono anche se soffre leggermente di alti e bassi, alternando quindi ambientazioni incredibilmente affascinanti (come quella del lago ghiacciato) ad altri un po’ più anonimi come ad esempio i vari laboratori che si incontrano, un po’ troppo simili tra loro. Il più grande difetto probabilmente risiede nella reattività dei comandi: tralasciando la scelta di quest’ultimi, macchinosa ma comunque accettabile, il vero problema è rappresentato dall’input lag, cioè dal fatto che a volte prima di vedere gli effetti delle azioni prodotte dai nostri input passi più di qualche istante, generando un livello di frustrazione non indifferente. Per fortuna questo tipo di evento non è permanente anche se si presenta con troppa frequenza per una produzione di questo tipo. Un’altra nota dolente è data dal Fear Effect che da il nome alla serie: la salute nelle precedenti produzioni era una barra verde delle pulsazioni cardiache dei protagonisti che si subivano danni aumentava fino a diventare di un rosso che ne sottolineava l’importanza, e per recuperare salute bisognava compiere azioni specifiche, mentre in questo capitolo per abbassare il livello di pulsazioni basta semplicemente eliminare i nemici, appiattendo decisamente quello che era sicuramente uno degli aspetti più interessanti e caratterizzanti della serie. Una scelta infelice che certamente lascia con l’amaro in bocca. Il comparto sonoro si comporta bene, senza raggiungere picchi elevatissimi, ma senza neanche restare anonimo. Ci sono inoltre altre piccole sbavature sparse un po’ qua e là, che per fortuna sono irrilevanti ai fini qualità dell’esperienza di gioco.

Conclusioni

Riportare alla luce una serie di quasi 20 anni fa senza mostrare i segni dell’invecchiamento è tutt’altro che semplice: i ragazzi di Sunshee non solo ci hanno provato, ma sono anche riusciti a produrre un titolo che ha un suo perché e si basa su meccaniche solide che lo rendono sicuramente una produzione degna di nota. Peccato che ci siano alcuni difetti che ne abbassino la qualità relegandolo in un limbo di discreta qualità, perché bastava poco di più per regalare probabilmente un capitolo memorabile ai fan vecchi e nuovi della saga. È anche evidente come il gioco sia stato finanziato tramite crowdfounding e di come questo si faccia sentire sulla longevità del titolo, che mostra probabilmente i limiti di questo tipo di produzioni. Ma Fear Effect Sedna resta comunque una produzione degna di nota, che non può non essere giocata dai fan di vecchia data, mentre può rappresentare uno spensierato e intrigante passatempo per chi volesse provare qualcosa di nuovo nel panorama indie.

  • Trama buona ed ottima caratterizzazione dei personaggi

  • Meccaniche di gioco profonde e varie

  • Design di alcuni livelli particolarmente ispirato

  • Fear Effect appiattito e marginale rispetto al passato

  • Longevità non esaltante

  • Input Lag importante e troppo frequente

2 Commenti a “Fear Effect Sedna”

  1. Deadly Fagilo on

    Lo recupero più avanti, solo per una questione di arretrati. Belli i precedenti e bella questa nuova incarnazione.

  2. donFotter on

    Peccato per il Fear Effect che in questo capitolo è del tutto superfluo. Se ti sono piaciuti i vecchi non lasciartelo scappare

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