Dragon’s Dogma: Dark Arisen - Recensione

Ricordiamo ancora molto bene l’originale Dragon’s Dogma così come il periodo in cui ha visto la luce. Era il post The Elder Scrolls V: Skyrim che sul finire del 2011 ha dominato l’attenzione di tutto il mondo e lo sta facendo ancora oggi con Bethesda che lo scorso anno ha rilasciato la Special Edition su PS4 e Xbox One, e tra qualche settimana si prepara lancio su Nintendo Switch. Skyrim ha mietuto non poche vittime che sono uscite nel periodo successivo, basti pensare al piacevolissimo Kingdoms of Amalur: Reckoning uscito circa 3 mesi dopo che non ha mai visto un sequel e mai lo vedrà considerando il fallimento del team di sviluppo. Altri tre mesi dopo è toccato a Capcom essere un’altra vittima del videogioco Bethesda con quel Dragon’s Dogma sottovalutato da tantissime persone. Col tempo però Dragon’s Dogma è riuscito a crearsi una sua community, merito anche del lancio dell’espansione Dark Arisen l’anno successivo. Purtroppo sembra non essere bastato a Capcom per giustificare la produzione di un secondo capitolo, eppure l’uscita del remastered su PS4 e Xbox One potrebbe magari testimoniare un certo interesse da parte della casa di Osaka in un nuovo episodio. Per un eventuale Dragon’s Dogma 2 ci toccherà aspettare e incrociare le dita, ma intanto dobbiamo ammettere che ritornare in quel mondo di gioco con la versione rimasterizzata di Dragon’s Dogma: Dark Arisen si è rivelato più piacevole del previsto.

Un cuore restaurato

Come da tradizione per questo tipo di operazioni, iniziamo l’analisi del gioco partendo proprio dal comparto tecnico. Dragon’s Dogma: Dark Arisen si presenta su PS4 e Xbox One con una risoluzione molto più alta a 1080p con tanto di scomparsa di quelle fastidiose bande nere che erano presenti nelle edizioni PS3 e Xbox 360. L’aumento di risoluzione è stato accompagnato da una buona pulizia visiva con la completa assenza di aliasing e tearing, e da texture migliorate in linea con la risoluzione più alta. Rivisto anche il sistema d’illuminazione che adesso appare più credibile. Peccato che alcuni elementi come ad esempio la vegetazione, le animazioni e le espressioni dei personaggi non siano stati rivisti così come il frame rate bloccato a 30 fps. Per un remaster è lecito aspettarsi i 60 fotogrammi al secondo, ma purtroppo Capcom ha preferito restare ancorata ai 30 fps per garantire un’esperienza stabile in qualsiasi situazione. Nella norma il comparto audio con la bellezza delle musiche del gioco rimaste intatte. In generale insomma questa rimasterizzazione di Dragon’s Dogma: Dark Arisen si è limitata a fare un compitino migliorando gli aspetti base del gioco come la risoluzione e la pulizia visiva senza andare a toccare altri elementi.

Un cuore rubato

Nonostante un comparto tecnico tutt’altro che sbalorditivo, la qualità di Dragon’s Dogma: Dark Arisen resta tutt’oggi indiscutibile mantenendosi ancora godibile e bello da giocare. La storia vi vede vestire i panni di una persona qualunque che scopre di essere l’Arisen, un eroe in grado di porre fine alla minaccia dei draghi, dopo che proprio una di queste creature mitologiche gli ha rubato il cuore. Compito dell’Arisen è quindi quello di sconfiggere i draghi e riprendersi il proprio cuore. Una trama affascinante ambientata in un mondo che mescola elementi tipici del fantasy occidentale con altri del fantasy orientale e capace di intrattenere per decine e decine di ore grazie a un gran numero di quest principali e secondarie. Proprio il gran numero di missioni fanno diluire un po’ troppo la storia di Dragon’s Dogma che col tempo perde un po’ di mordente.

Come ogni RPG che si rispetti, Dragon’s Dogma vi consente di scegliere all’inizio del gioco la vostra classe d’appartenenza: guerriero, mago o arciere. Mano a mano che si prosegue e si aumento di livello è possibile specializzarsi nella classe scelta o creare versatili classi ibride come il Cavaliere Mistico (Mago + guerriero) e così via. Il sistema di crescita vede le statistiche del proprio Arisen aumentare in automatico con il level up, tuttavia il giocatore può spendere una serie di punti per sbloccare nuove abilità utilizzabili mediante la pressione contemporanea di uno dei tasti dorsali più uno dei tasti frontali da alternare ovviamente con i classici attacchi leggeri e pesanti. Se quanto descritto finora può sembrare molto tradizionale per il genere, non fatevi ingannare perché il combat system nasconde una grande profondità grazie a delle hitbox dei nemici che offrono tante modalità d’approccio. Prendiamo ad esempio un ciclope che presenta diversi punti deboli: ci si può arrampicare su di lui fino ad arrivare al suo occhio e renderlo cieco, o in alternativa afferrargli i piedi per fargli perdere l’equilibrio e renderlo vulnerabile ai propri colpi. Questo è soltanto un esempio e col proseguire dell’avventura le cose si fanno sempre più interessanti e impegnative.

Come non dimenticarsi poi delle Pedine, esseri senz’anima che vi accompagnano durante l’avventura. Una di queste si può creare mediante lo stesso editor del personaggio e resta con voi per tutto il gioco, le altre due invece si possono evocare mediante dei portali chiamati “Faglia” che vi teletrasportano nel mondo delle pedine che diventano quindi reclutabili. La particolarità di queste pedine è che col tempo acquisiscono conoscenza sul mondo di gioco rivelandovi i segreti per eliminare i vari nemici. Conoscenze che possono essere acquisite anche mentre non state giocando, le pedine infatti possono essere reclutate anche da altri giocatori ottenendo ulteriore esperienza utile al vostro scopo. In battaglia è possibile impartire loro semplici comandi come attaccare un nemico piuttosto che un altro, o chiedere di supportarvi fornendovi ad esempio un po’ di salute. Infine si possono anche anche effettuare attacchi combinati: ad esempio un guerriero prepara il suo scudo per aiutare un compagno a saltare su di un avversario e attaccarlo con la spada infuocata un attimo prima dal mago. Un sistema che rende il gameplay dell’RPG di Capcom davvero profondo e sempre coinvolgente.

Commento finale

Dragon’s Dogma: Dark Arisen è un titolo che va assolutamente giocato. Se lo avete già vissuto a suo tempo su PS3 o Xbox 360, non trovate nessun motivo per acquistare la rimasterizzazione uscita proprio oggi su PS4 e Xbox One oltre alla voglia di rivivere l’avventura dell’Arisen. Se invece fate parte di coloro che all’epoca lo avete sottovalutato e quindi saltato, il nostro consiglio è di non lasciarvi scappare nuovamente l’RPG di Capcom. Peccato solo che il processo di rimasterizzazione sia un po’ superficiale, tuttavia il gameplay ancora fresco e profondo che ha contraddistinto l’opera originale, e il prezzo di lancio a 24,99 euro ci sembrano buoni motivi per mettere le mani sul gioco.

  • Prezzo di lancio giusto

  • Il gameplay non è invecchiato di una virgola

  • Addio bande nere

  • Comparto tecnico ripulito...

  • ... ma alcuni elementi tecnici sono rimasti ancorati al passato

  • Niente 60 fps

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