Dragon Quest Heroes 2 - Recensione

Il primo incontro tra l’universo dei musou e quello di Dragon Quest finì, quasi due anni fa, per rivelarsi una piacevolissima sorpresa. Non stupisce quindi che questo felice connubio, forte principalmente di un gradissimo successo in patria, abbia visto generarsi il prevedibile seguito che, dopo un debutto riuscito in Giappone, è pronto a mettere a dura prova anche le nostre falangi e i nostri polpastrelli: diamo il benvenuto a Dragon Quest Heroes 2.

Salveremo il mondo (di nuovo)

Quando sei chiamato a falciare ondate su ondate di mob non proprio intelligentissimi e dotati di non proprio sofisticate routine di intelligenza artificiale, aspettarsi chissà quale substrato narrativo sarebbe un atto di pura e semplice ingenuità. E considerando che pure nel panorama dei jrpg non manca praticamente quasi mai il classico regno da salvare, unito al consueto prescelto (anche se stavolta sono due) chiamato a compiere tale gravoso compito, appare subito palese come le emozioni non siano proprio il piatto forte di Dragon Quest Heroes 2. In soldoni, dopo aver scelto quale dei due protagonisti eleggere come nostro preferito, anche se poi durante il gioco potremo tranquillamente controllare anche l’altro, verremo catapultati all’interno di una corposa avventura che ci vedrà impegnati a salvare i sette regni del classico universo fantasy, destreggiandosi tra estenuanti battaglie e qualche piccolo e riuscito colpo di scena. Pur non brillando per originalità, la vicenda che fa da sfondo al nuovo lavoro di Omega Force gode di una cura maggiore rispetto a quella che ha animato il predecessore, come dimostrano anche le molteplici e talvolta pregevoli cutscene in cui ci imbatteremo. A non mutare, invece, sono le meccaniche di base, ancora una volta basate su scontri con le già citate orde di creature ostili, da affrontare rigorosamente tramite le pressione dei canonici due pulsanti richiesti da sempre dai musou. Fortunatamente l’eccellente struttura ruolistica che faceva da corollario all’azione nel vecchio capitolo torna ancora una volta con estrema prepotenza, portandosi in dote tutta una serie di benvenute implementazioni. Ciascuno dei numerosi personaggi che costituiscono il cast di Dragon Quest Heroes 2, difatti, godrà di un proprio skill tree, indispensabile per il potenziamento e lo sblocco delle varie abilità e tecniche accessorie, le quali torneranno utili negli scontri più impegnativi. Non manca anche tutta una serie di oggetti equipaggiabili e potenziabili tramite il crafting, così come la possibilità di cambiare specializzazione, con conseguente accesso a differenti opzioni di crescita per ciascuno dei due protagonisti. Interessante anche la possibilità di impostare, man mano che le nostre capacità di lotta aumentano, varie skill di squadra, una delle feature inedite pensate da Omega Force. Ad animare gli scontri ci penserà, ancora una volta, la borsa dei mostri, tramite la quale sarà possibile reclutare ed utilizzare in battaglia le creature sconfitte, sia evocandole attivamente sul campo di battaglia, sia utilizzandole per garantire bonus temporanei, sia potendo assumere direttamente le sembianze di quelle più letali. A chiudere il cerchio delle attività non strettamente legate al mondo dei musou ci pensano il consueto florilegio di missioni secondarie e le immancabili Minimedaglie, da sempre tratto distintivo di Dragon Quest, le quali serviranno per mettere le mani sugli oggetti più potenti di tutto il gioco.

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Il troppo stroppia?

Appare, quindi, evidente come la struttura ruolistica abbia finito per assumere ancor più un aspetto predominante all’interno della produzione, rendendo sotto questo punto di vista Dragon Quest Heroes 2 un prodotto maggiormente rifinito rispetto al predecessore. Tanta abbondanza, però, ha anche i suoi piccoli lati negativi, che si traducono in una longevità un po’ troppo diluita, ben più elevata di quella del precedente episodio e che potrebbe finire per sfiancare anche i giocatori più incalliti. A corroborare tale sensazione ci pensa anche un non proprio ottimale bilanciamento della progressione che, da un certo punto in avanti, fa registrare un brusco incremento della difficoltà che potrebbe costringere ad un grinding selvaggio per poter rendere più agevole l’incedere. A meno di non fare ricorso ad una delle altre novità presenti in Dragon Quest Heroes 2, ovvero il comparto multigiocatore. Attraverso questa feature sarà possibile, difatti, affrontare i vari stage assieme ad un massimo di altri 3 giocatori, elemento che rende di fatto più abbordabili anche le situazioni più indicate. Tale meccanismo ci permetterà inoltre di affrontare dei dungeon opzionali, utili per recuperare oggetti ed ingredienti di valore, oltre che per livellare in maniera alternativa. Si tratta di un’aggiunta molto semplice ma che alla prova dei fatti si è rivelata estremamente funzionale e divertente, pur con tutti i limiti strutturali del caso.

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La penna del maestro

I musou non hanno mai brillato per quanto concerne il brutale comparto tecnico, offrendo quasi sempre allo spettatore un quadro in cui la quantità sopravanzava praticamente sempre la qualità. Dragon Quest Heroes 2 sfugge in parte a questo assioma, relegando alle mappe di gioco (pur se lievemente più estese delle precedenti) gli aspetti più blandi e meno riusciti della produzione. Al netto di un inevitabile riciclo di asset e personaggi, difatti, l’estetica generale della produzione Omega Force è decisamente valida, grazie anche al consueto ed eccellente lavoro svolto da Akira Toriyama e dal suo Bird Studio sul versante del character design. Ottima anche la solidità del motore di gioco che, anche nelle situazioni più affollate e concitate, si è rivelato quanto mai fluido ed assai restio a lasciare per strada un numero sensibile di frame. Di eccellente fattura anche il comparto sonoro che, in aggiunta alla consueta presenza del doppio audio giapponese/inglese, ripropone alcuni dei temi classici della serie, curati al solito dal maestro Koichi Sugiyama. Il tutto, ovviamente, è interamente sottotitolato in italiano.

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Dragon Quest Heroes 2 poteva rappresentare una ghiotta occasione per perfezionare un già buonissimo primo capitolo, peccato che al netto delle evidenti migliorie la produzione Omega Force presti il fianco ad alcune critiche che potevano essere facilmente evitate. Se è innegabile che il versante ruolistico abbia subito un riuscito e sostanzioso boost qualitativo e quantitativo, lo stesso non si può dire della scelta di gonfiare la longevità complessiva, espediente che si è tradotto in uno sbilanciamento avvertibile della difficoltà, a cui si affianca una eccessiva dilatazione del ritmo di gioco. Si tratta comunque di una delle migliori variazioni sul tema classico dei musou che, di sicuro, non potrà deludere i fan di entrambe le esperienze.

  • Comparto ruolistico ampliato

  • Charcter design e motore di gioco solidissimi

  • Multiplayer funzionale

  • Difficoltà sbilanciata

  • Tende ad allungare un po’ troppo il brodo

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