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Recensione Dragon Quest Builders 2

di: Donato Marchisiello

Approdato in Europa nel 2016, Dragon Quest Builders, spin-off della celebre saga Jrpg di Yuji Horii, ebbe un discreto successo in un settore piuttosto affollato. Infatti, il titolo riuscì a prendere in prestito le meccaniche di gioco di Minecraft semplificandone il concept generale e mescolando il tutto con gli elementi principali della serie Dragon Quest, come appunto le ambientazioni, le musiche e i temi catastrofici. Tuttavia, il primo capitolo della serie era ben lontano dal classificarsi come un vero e proprio JRPG, peccando di alcuni aspetti fondamentali quali crescita del personaggio inesistente, i mostri sconfitti non davano alcun punto esperienza e la trama era solo un mero pretesto per costruire. Questo nuovo titolo ha saputo invece cogliere appieno quello di cui la serie necessitava grazie al quale è riuscito a fare un salto in avanti.

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Dragon Quest Builders 2 si propone come un sequel alternativo, da un punto di vista di mera trama, di Dragon Quest II. Passati ormai diversi anni da quando gli eroici discendenti del leggendario Erdrick hanno messo fine alle cattive intenzioni del nemico Gran Sacerdote Hargan, nuovi nemici minacciano di riportare il caos tra gli umani. “I figli di Hargan”, orde di mostri fedeli al sacerdote, terranno prigioniero il nostro avatar – maschio o femmina a seconda delle scelte del giocatore – per poter sfruttare le sue promettenti doti di apprendista costruttore per svolgere gli incarichi più umili. Durante la sua prigionia prenderemo parte ad un vero e proprio tutorial che terminerà a causa di una tempesta che affonderà la nave e tutto il diabolico equipaggio. Il nostro personaggio riaprirà cosi gli occhi su un isola misteriosa apparentemente disabitata, sulla quale è approdato anche un altro ex prigioniero dei mostri, Malroth, un ragazzo non particolarmente amichevole e che porta il nome di un terribile demone. Il giovane Malroth diventerà ben presto il fidato partner del nostro eroe, deciso a ritrovare la memoria perduta e ad accompagnarlo nei sui viaggi.

L’isola sulla quale i due si risveglieranno, la quale diverrà il nostro “quartier generale”, non sarà particolarmente ospitale, poichè priva di materie prime fondamentali per la costruzione di un insediamento, ragion per cui i nostri due beniamini cominceranno ad esplorare le isole circostanti. Proprio questo nuovo elemento è la principale differenza fra il primo ed il secondo capitolo di Dragon Quest Builders: mentre la prima avventura era suddivisa in quattro capitoli con la necessità di dover restaurare quattro diverse città azzerando di volta in volta l’inventario, questo nuovo titolo presenta un HUB gigantesco e interamente personalizzabile, con la possibilità di utilizzare le materie prime prese altrove per dare libero sfogo alla fantasia da costruttore. Inoltre, ciascuna delle isole circostanti presenta materiali esclusivi e una serie di missioni atte a combattere i crudeli figli di Hargan e liberare cosi i popoli, cosi da avanzare nella storia.

In linea di massima, le migliorie apportate al gioco rispetto al primo episodio sono parecchi, ma di diversa intensità. Tra queste, il combat system: il gioco premierà le vostre vittorie con preziosi punti esperienza che consentiranno al Costruttore e al fidato Malroth di salire di livello e godere di una serie di bonus. Oltre ad incrementare i parametri della forza e della vita, ad ogni aumento di livello si sbloccheranno delle abilità speciali – come il Taglio Rotante o la potentissima Martellata – e sopratutto nuove ricette per creare pezzi di equipaggiamento sempre più potenti. Nonostante piccoli dettagli aggiunti, il sistema di combattimento resta, in modo non troppo dissimile dal primo, una meccanica piuttosto semplice e per certi versi colpevolmente inesplorata. Se la componente da builder game non ha subito stravolgimenti, lo stesso non si può dire per le meccaniche da life simulator, che avranno un ruolo di primo pino in questo nuovo episodio.

Ad esempio l’agricoltura, piuttosto limitata nel precedente Dragon Quest Builders, in questo nuovo capitolo diventerà un elemento indispensabile per la sopravvivenza dei nostri personaggi e per il prosieguo della campagna. La coltivazione richiederà anche diverse azioni da compiere e la collaborazione dei vari NPC che via via popoleranno l’isola. Già nelle prime fasi di gioco, ci accorgeremo dell’impatto differente che il crafting e l’aspetto “sociale” del gioco avrà sull’esperienza ludica complessiva. Sarà possibile assoldare alcuni collaboratori umani i quali rastrelleranno il terreno, mentre un prezioso lombrico gigante ci aiuterà a “purificarlo” per renderlo coltivabile. Il compito del nostro personaggio sarà, invece, quello di seminare i vari ortaggi ed alberi a seconda del metodo richiesto. Ad esempio i pomodori richiederanno l’uso di paletti speciali e di mantenere il terreno irrigato, mentre per le zucche basterà interrare e attendere la coltura. È possibile aiutarsi con il raccolto distribuendo del concime, il quale trasformerà il terreno in Humus ricco di sostanze nutrienti, favorendo la rapida crescita di alberi e di abbondanti raccolti.

Il cibo raccolto servirà per fornire al giocatore punti vita e saziare il proprio personaggio, anche senza l’utilizzo di cucinare piatti particolari o il crafting di oggetti curativi come succedeva nel precedente Dragon Quest Builders. Durante l’avventura avremo anche un aiutante molto utile, ovvero il “cane da tartufo”. Questa cagnolina, incontrata nella primissima isola, ci aiuterà durante l’esplorazione indicando punti della mappa in cui scavare, al fine di dissotterrare tesori o semi rari. Altre novità introdotte nel gioco sono la possibilità di nuotare anche a grandi profondità, planare da alture, eseguire scatti per schivare i colpi dei nemici e utilizzare il teletrasporto per arrivare comodamente e più in fretta da un luogo ad un altro già esplorato. In questi esempi, in sostanza, si evince il gran lavoro di “espansione concettuale” del gameplay (anche pensando alla possibilità offerte dal cooperativo a quattro persone online), soprattutto in relazione al primo capitolo della serie.

Tecnicamente parlando, il titolo offrirà un comparto visuale e tecnico di buon livello, anche grazie alla caratteristica estetica che da decadi contraddistingue la serie Jrpg e che, de facto, è stata traslata quasi immutatamente anche in Dragon Quest Builders 2. Il lavoro profuso nella realizzazione del secondo episodio, è stato sicuramente maggiore e di miglior qualità, anche perché scevro da alcune “costrizioni” di piattaforma (il primo capitolo uscì su varie console). Uno dei principali difetti evidenziati dai fan nel primo capitolo era la gestione della telecamera in terza persona, che troppo spesso rendeva difficile eseguire determinati movimenti all’interno di tunnel o nelle stesse costruzioni. In Dragon Quest Builders 2, gli sviluppatori hanno risolto il problema grazie ad una gestione piuttosto equilibrata della telecamera, seppur non sia ancora totalmente esente da alcuni “scivoloni”. In generale, ad una realizzazione sicuramente superiore rispetto al passato, si accorperanno nuove problematiche, tra cui una User Interface non particolarmente “amichevole”, soprattutto nella comprensione e organizzazione degli oggetti e informazioni.

Per quanto riguarda invece il comparto artistico, il lavoro fatto da Akira Toriyama sui modelli poligonali dei personaggi è davvero notevole. Come nel primo titolo, i modelli dei personaggi sono proposti in stile super deformed con un ampia gamma di espressioni – tali da differenziare i vari NPC incontrati lungo il percorso – molto belli e colorati. Sontuosa anche la colonna sonora che prende spunto dalle musiche dell’originale Dragon Quest e composte dal maestro Koichi Sugiyama. I sottotitoli in lingua italiana ricorrono ancora una volta i dialetti del nostro paese, scelta non condivisi appieno da tutti i fan della seria, ma che ormai è parte integrante dell’opera stessa fin dagli albori.

Dragon Quest Builders 2 è riuscito a migliorare tutti quegli aspetti che nel primo capitolo avevano fatto storcere il naso a molti utenti. La nuova proposta di Square Enix riesce ad essere un opera coinvolgente, rilassante e sopiritosa al tempo stesso, riuscendo ad unire narrazione, fasi esplorative e fasi da builder game con perfetta armonia.  Nonostante il sicuro passo in avanti rispetto al passato, permangono alcune criticità strutturali ereditate dal primo capitolo.