Divinity: Original Sin II – Definitive Edition - Recensione

Divinity: Original Sin II approda su console con la Definitive Edition che può vantare un lavoro estremamente ben fatto sull’interfaccia così da essere fruibile dal nostro controller preferito, portando così sul nostro salotto un gioco estremamente curato che vi darà del filo da torcere persino al livello di difficoltà più basso. Vediamolo insieme.

Per chi non conoscesse la serie, Divinity è un gioco di ruolo originariamente finanziato tramite Kickstarter, e che, grazie all’aiuto finanziario dei suoi fan, ha praticamente cambiato le sorti della casa produttrice Larian Studios, che ha praticamente cambiato il modo di concepire il titolo grazie ad un continuo sviluppo basato sul feedback degli utenti.

Divinity: Original Sin II ci introduce nel mondo fantastico di Rivellon e ci vedrà nei panni di uno stregone prigioniero su di una nave, in attesa di raggiungere un’isola fortezza dove trascorrere il resto dei nostri giorni. L’incipit della trama vuole che gli stregoni possano utilizzare i poteri del vuoto per effettuare magie di ogni sorta, e questo non va bene ad una organizzazione che si fa chiamare Ordine Divino, dove i suoi magistrati catturano ed imprigionano gli stregoni con dei collari che rendono impossibile l’utilizzo del vuoto. Durante il viaggio verremo attaccati da un gigantesco Kraken, e sembrerebbe questa la fine per noi, anziché l’inizio, quando una misteriosa voce sembra chiamarci per nome, rivelandoci di avere dei piani per noi.

Il mondo di gioco è estremamente curato e vasto, con personaggi dalle personalità molto rare ed uniche, che nell’insieme regalano la sensazione di trovarsi di fronte ad un mondo dove non abbiamo assolutamente controllo. In particolare nella prima fase dove approderemo sulla prigione di Fort Joy, macabro sarcasmo per le brutalità che effettivamente accadono nelle camere sotterranee, ci renderemo conto subito di come il gioco sembra tenerci sempre all’erta, penalizzando ogni interazione sbagliata o fuori luogo, dandoci il minimo indispensabile per sopravvivere, e costringendoci ad imparare a giocare direttamente sulla nostra pelle, commettendo errori ed imparando dall’esperienza.

Questa tipologia di RPG comprende personaggi precompilati che prendono le origini dalla trama, ognuno con personalità e abilità uniche, che renderanno altrettanto uniche le innumerevoli interazioni e dialoghi di gioco, nonché la possibilità di creare il proprio personaggio personalizzato, con apparenza, classi, abilità diverse da quelle pre esistenti. La telecamera isometrica è leggermente inclinata da regalarci la prospettiva, ma non abbastanza da farci vedere cosa avviene poco più avanti del nostro personaggio, è personalizzabile in termini di altezza a seconda di come più ci aggrada. Un sistema di livelli ed inventario ci permetterà di equipaggiare il tipo di armi ed equipaggiamento che più riterremo opportuni, e ad ogni nuovo livello potremo aumentare le statistiche relative a salute, nonché quelle più specifiche legate all’uso di armi ad una o due mani, a distanza e così via dando vita un sistema di evoluzione del personaggio estremamente dettagliato ma al contempo complesso.

Le battaglie, mai casuali, si svolgono con il classico sistema a turni, essi perfettamente visibili in alto durante il combattimento. Avremo a disposizione alcuni punti, come fossero mana, ed ogni azione richiederà uno o più di questi, compreso il semplice spostarsi sul campo di gioco. Una volta esauriti i turni, o nel caso volessimo risparmiarne per la volta successivo, potremo semplicemente dichiarare la fine del turno e l’azione passerà quindi al personaggio successivo. A seconda della tipologia di personaggio creato, e del team che andremo a creare, avremo a disposizione una vasta gamma di abilità, attacchi e incantesimi, i quali coinvolgeranno persino l’ambiente circostante: ad esempio bruciando scale ed impalcature in legno, facendo piovere per spegnere le fiamme, utilizzando l’elettricità sull’acqua per far danno ai nemici, e persino al nostro team se non saremo abbastanza cauti. Molte possibilità di gioco che faranno sì che il giocatore rimanga sempre concentrato e faccia continue scelte.

Il sistema morale è probabilmente la caratteristica chiave del titolo, visto che potremo sempre scegliere come rispondere agli NPC, ricevendo esito diverso a seconda di quella utilizzata, e questa ci porterà quindi a farci amici e nemici, e lo stesso team di personaggi non è assolutamente ovvio, visto che spetta a noi accettarli ed invitarli con noi o lasciarli dove sono. Il gioco ci permette anche di utilizzare diversi personaggi affinché effettuino azioni separatamente, così da poter coprire distanze più ampie, nonostante questo ci esponga a battaglie più difficili. Anche entrare in una zona anziché un’altra potrebbe compromettere l’esito della nostra azione, e per questo motivo è molto apprezzata la funzione di salvataggio e caricamento veloci, che ci permetteranno di sbirciare una strada anziché un’altra, e caricare nel caso l’esito non sia quello desiderato.

Divinity: Original Sin II ci pone quindi in un mondo di gioco estremamente dettagliato sotto ogni aspetto, e da un gameplay estremamente vario e complesso, particolarità che potrebbe forse inizialmente allontanare un pubblico più casual (anche per via dell’assenza della lingua Italiana) ma che premia l’assiduità grazie ad una indubbia profondità di storia e giocabilità, le quali ci regalano ampia scelta, nonché svariate difficoltà per mettere alla prova anche il giocatore più agguerrito.

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