Dino Frontier - Recensione

Indiani e cowboy, alieni e cowboy, Cowboys from Hell, Cowboy Bebop e chi più ne ha più ne metta. Questo giusto per dire che gli equivalenti statunitensi dei nostrani butteri non si sono certo risparmiati le più assurde citazioni o contaminazioni. Devo dire, però, che mai mi sarei aspettato di vedere fusi assieme i signori incontrastati del caro e vecchio west ed i rettili più affascinanti che il nostro globo abbia mai ospitato. E l’aspetto più incredibile di tutta la faccenda è stato constatare come questa improbabile convivenza si sia rivelata, alla fine della fiera, estremamente convincenti: signori e signore, benvenuti nello strampalato universo di Dino Frontier.

Che mi venga un colpo se quello non è il vecchio T. Rex

Se c’è una lezione che Tethered è stato in grado di insegnarci, è che il binomio strategia/VR può funzionare in maniera più che egregia, ovviamente se imbastito in maniera consapevole ed oculata. E si può dire in tutta tranquillità che Dino Frontier si è impegnato alacremente per confermare quanto appena detto: nei panni di un anonimo sindaco, in pratica un vero e proprio deus ex machina di questo fantasioso setting, dovremo far prosperare il nostro inizialmente sparuto accampamento, raccogliendo risorse per mezzo di coloni, erigendo strutture adatta alla loro sopravvivenza, oltre a domare dinosauri in grado di aiutarli nel lavoro di tutti i giorni e proteggerli dagli assalti dei banditi. Il tutto nell’attesa di essere pronti a sfidarne il capo supremo, arrivando (ahinoi) al termine effettivo di questa interessante avventura. A nostra disposizione avremo le nostre gigantesche mani, ben visibili su schermo e controllate da una coppia di Move, tramite le quali potremo interagire con elementi e personaggi che andranno ad arricchire l’intrigante scenario, simile in tutto e per tutto ad un graziosissimo diorama, che si andrà a dischiudere sotto i nostri occhi. Sotto questo punto di vista è da lodare nella maniera più sperticata la perfetta calibrazione dei controlli, ottimamente tarati per essere il più intuitivi e funzionali possibili. I Move rispondono in modo estremamente reattivo e naturale ai nostri comandi, riuscendo a non far assolutamente rimpiangere il mouse tanto caro ai gestionali/RTS. Stupisce, inoltre, la soluzione con cui andremo fisicamente a costruire le varie strutture, per mezzo di un gigantesco martello che dovremo realisticamente agitare, oppure il modo in cui riporteremo a nuova vita, tramite un curioso annaffiatoio, piante ed alberi abbattuti. Questa estrema manualità ricade anche sulle meccaniche con cui andremo a sviluppare i nostri coloni, che dovremo di tanto in tanto raccogliere nel palmo della nostra mano per accrescerne il livello. Si tratta di piccoli accorgimenti tutto sommato superflui, ma che una volta calati nel contesto virtuale, non fanno altro che conferire a Dino Frontier  quel pizzico in più di carattere che non guasta mai. Come in ogni gestionale che si rispetti, per quanto in questo caso le meccaniche siano volutamente annacquate rispetto ai capisaldi del genere, la raccolta e la razionalizzazione delle risorse sarà indispensabile per accrescere il nostro villaggio, ma anche per poter sviluppare le esche utili alla cattura dei citati dinosauri. Questi, una volta domati e addomesticati (anche se purtroppo ne potremo avere in squadra solo uno per tipo), potranno essere impiegati per semplificare le fasi di raccolta, accrescere la produzione di cibo, oppure come strumenti di difesa supplementare contro i banditi, anche se va riconosciuto come la loro minaccia, almeno nella location principale, non rappresenti mai un pericolo consistente.

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Estinzione imminente

Le cose cambiano qualora si scelga di spostarsi, a patto di aver costruito l’apposita struttura, in delle particolari zone utili al recupero delle risorse più preziose. È in simili frangenti che il gameplay di Dino Frontier muta in maniera sensibile, andando ad abbracciare elementi cari ai tower defence (miniera) oppure ai simulatori di fattoria (giardino del sindaco). Nel primo caso saremo chiamati a difenderci da 20 ondate di banditi, mentre contemporaneamente tenteremo di recuperare quante più risorse possibili, mentre nella seconda delle situazioni dovremo arare e seminare dei campi, così da accrescere la produzione di cibo. Si tratta di due digressioni, anche esse molto semplificate nelle meccaniche generali, in grado di offrire un po’ di varietà all’incedere standard di Dino Frontier e che, pur non richiedendo sforzi sovrumani per essere affrontate, riescono ad intrattenere in modo convincente. Tutte queste facilitazioni, se relazionate al divertimento e alla cura con cui il gameplay è stato confezionato, sono ampiamente perdonabili, purtroppo lo stesso non si può affermare quando questa operazione di sgrossamento va ad impattare la longevità generale, il vero ed unico difetto imputabile a Dino Frontier. Già, perché arrivare al termine della missione e sconfiggere il capo dei banditi, ahinoi, non porterà via più di 4-5 ore, dopo le quali non potremo fare altro che far prosperare ad libitum il nostro villaggio. Si tratta di un limite molto evidente, soprattutto se relazionato al solito prezzo non certo popolare a cui questa nuova esperienza VR ci viene proposta. Sembra quasi di assistere ad una sorta di missione presa di peso da un progetto più complesso, elemento che stride in maniera molto forte con l’incredibile cura realizzativa profuso dal team. Dino Frontier, al di là dei citati ottimi controlli, gode anche di un colpo d’occhio semplicemente delizioso, la cui caratura è tanto più avvertibile quanto più aumentiamo lo zoom. E poi c’è uno humor di fondo, una voglia di non prendersi troppo sul serio (il che è anche logico, visto il curioso setting), che rendono davvero difficile il non innamorarsi di Dino Frontier.

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Al solito mi ritrovo a commentare un’occasione mancata, un gioco interessante che sembra essere stato colpito dallo scetticismo (ma anche dalle vendite non certo astronomiche) che ruota attorno alla realtà virtuale. Dino Frontier è un piccolo gioiello, realizzato in maniera sopraffina ed in cui ogni singolo poligono trasuda amore e qualità. Il gameplay, al netto della sua semplicità di fondo, è ottimamente calibrato, oltre che estremamente divertente, pertanto è un peccato doversi ritrovare ancora una volta a criticare una longevità complessiva che mal si sposa con il prezzo a cui questo improbabile, ma delizioso, universo ci viene proposto. Diverte, appaga gli occhi e le mani, ma attenzione al portafoglio: io vi ho avvertito.

  • Controlli ottimamente implementati

  • Divertente da giocare e delizioso da vedere

  • Longevità ridotta in rapporto al prezzo

  • Un po’ troppo semplice

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