Cast of the Seven Godsends - Recensione

Ricordate i giochi degli anni ottanta? Quelli principalmente a scorrimento orizzontale dove bisognava cercare di raggiungere il termine dei livelli ad ogni costo? Ecco Cast of the Seven Godsends è una sorta di vademecum retrò che fa di quelle caratteristiche un po’ attempate la propria forza, dove tutto dal comparto sonoro al gameplay run ‘n gun che esalta la nostalgia degli anni che furono. Curiosi da sapere se certe meccaniche sempre funzionali, ma ormai alquanto vetuste, funzionino ancora?

Il Mondo ha bisogno di un eroe

Tutto ha inizio durante una notte come le altre: Kandar (il protagonista del gioco) sta trascorrendo il suo tempo con l’amata moglie e il suo piccolo primogenito quando nella stanza irrompe il terribile imperatore malvagio Zaraaima che non solo sottrae il figlio ai due sposi, ma relega Kandar in una specie di tomba, intenzionato a sacrificare suo figlio per risvegliare un antico potere. Ripresosi dal suo sonno, Kandar chiede aiuto ai sette dei affinché lo guidino nella disperata impresa di salvare suo figlio. Purtroppo la componente narrativa si arresta alle primissime fasi di gioco, in quanto durante il prosegui delle nostre avventure sono davvero brevi le fasi di dialogo e spesso sono perfino sovrapposte a fase in game che le privano dell’importanza di cui avrebbero bisogno. Certo i giochi di 25 anni fa raramente brillavano per trama, dato che già era una sfida tecnica non indifferente realizzarli, ma che nel 2015 (anno in cui il gioco è uscito su Steam) un gioco singleplayer, per quanto retrò, si presenti con un comparto narrativo praticamente ridotto all’osso sa molto di occasione mancata, perché se è vero che l’azione non ci dispiace lo è altrettanto che qualche momento discorsivo per dare spessore alla lore di gioco ormai è indispensabile. Nonostante tutto un senso logico, per quanto scontato, la storia di Cast of the Seven Godsends lo ha e tutto sommato portare a termine l’avventura riesce a generare una soddisfazione appagante.

2D Run ‘n Gun vecchio stampo

Cast of the Seven Godsends è un titolo con un’anima volutamente retrò e la sua realizzazione ne è una discreta prova: animazioni, comandi e meccaniche sono non solo un omaggio al passato, ma soprattutto un buon mix in grado di intrattenere i giocatori. Lo stile grafico è curato e supportato da delle buone animazioni, i personaggi e le ambientazioni hanno una loro identità e il tutto viene mosso fluidamente dalla console ibrida Nintendo (abbiamo recensito la versione Switch del gioco) sia in modalità portatile che home. Qualche incertezza in più viene purtroppo a galla quando si tocca con mano il gameplay: i tasti da usare sono pochi e servono per saltare, muoversi e attaccare. Proprio su quest’ultimo punto verte la nota più dolente di questa recensione: i nostri attacchi corrispondo al lancio di oggetti, che come vedremo più avanti possono diventare anche sfere di energia, che mantengono una traiettoria parabolica, che rende alquanto frustrante l’esperienza di gioco. Capita di frequente di non riuscire a colpire in nemici proprio per via di questa troppo rimarcata curvatura dei nostri attacchi, generando un senso di frustrazione non indifferente che penalizza l’intera produzione.

A risollevare le sorti del gioco ci pensano, più o meno, i sette dei: durante l’avventura, capita di imbattersi in una sorta di bauli che contengono delle armature. Ce ne sono di vario tipo a partire da una basica fatta di solo metallo, fino ad arrivare a quelle specifiche dei sette dei che oltre che ha rendere Kandar più resistente, gli danno la possibilità di utilizzare degli attacchi più potenti ed in particolare gli incantesimi, che si ricaricano con il tempo, generando una varietà più che soddisfacente in termini di tipi e potenza. Un buon lavoro è stato fatto sul bilanciamento della difficoltà: avere un’armatura non rende affatto invincibili, anzi un bastano poco più di due colpi ed ecco che ci ritroveremo privi di protezioni e vicini alla morte. Il livello di sfida non è elevatissimo, ma non è neanche troppo elementare riuscendo ad offrire un ottimo compromesso. I mid boss che i boss finali dei vari livelli sono ispirati sia dal lato artistico che delle animazioni e abbiamo apprezzato molto il sistema delle vite e del game over: tre game over (ad ognuno punti azzerati) e poi il gioco finisce e va ricominciata da capo. Un dettaglio che rende la sfida più intrigante rispetto al classico azzera punti fine a se stesso. Discreto anche il sonoro e lo stile grafico, che offrono una rivisitazione intelligente e per nulla fastidiosa degli stili grafici utilizzati allora.

Conclusioni

Cast of the Seven Godsends è un prodotto ben realizzato sotto tutti gli aspetti, ad eccezione di un sistema di attacco che soprattutto nella condizione base risulta alquanto frustrante: una scelta piuttosto strana date le alternative possibile, ma nonostante questo il gioco diventa più che godibile una volta fatta l’abitudine al moto parabolico dei nostri attacchi, offrendo anche degli scenari con un discreto lato artistico ed un’identità ben precisa sia in termini di boss che di musiche. Il prezzo è più che onesto(12,99€) per un’avventura che per chi ha nostalgia del passato può rappresentare senza dubbio un tocca sana.

  • Run ‘n gun duro e puro

  • Stile grafico e sonoro di qualità

  • Poteri delle armature ancestrali diversificati e ben bilanciati

  • Attacco parabolico frustrante e ingiustificato

  • Componente narrativa ridotta al minimo

 

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