Bloodborne - Recensione

Yharnam è una città in preda alla disperazione. Illuminata da una luna triste, soffocata da un’atmosfera opprimente, è il teatro della caccia alle belve. Sopravvivere tra le sue stradine buie è un’impresa tutt’altro che facile. Una sfida che qualsiasi giocatore che abbia una PlayStation 4 dovrebbe tentare.
Correte a leggere la recensione di Bloodborne di Console-Tribe a cura di Giorgio “Nadim” Catania!

È notte di caccia a Yharnam. La luna splende alta nel cielo, illuminando con i suoi riflessi chiari le strade silenziose della città. Le porte e le finestre degli edifici, dalle alte guglie e i bassorilievi inquietanti, sono sprangate. Nessuno osa uscire allo scoperto, nessuno osa aprire la propria dimora a sconosciuti. Perché è questa notte che i mostri si fanno vivi e i vivi si fanno morti. Solo i cacciatori hanno l’ardore di camminare per le vie di questa metropoli decadente, sfidando paura e fortuna. Eppure sono consapevoli del fatto che difficilmente sopravvivranno alle ore di buio. Perché le bestie a cui devono dare la caccia sono belve dalle forme orripilanti, dalla fame immonda, alla perenne ricerca di nuove prede da sventrare. Un errore ed è la fine.
Voi, signori e signore, siete i cacciatori. E questo è Bloodborne.

Una città corrotta

Seguito spirituale di Demon’s Souls e della saga di Dark SoulsBloodborne è la prima esclusiva PlayStation 4 firmata From Software. Un action GdR difficile come pochi, in cui si combatte, si muore e poi si rinasce. Per poi combattere ancora e morire, morire e morire di nuovo. Insomma, la pietà non è una parola che rientra nel dizionario degli sviluppatori di From Software. Eppure in Bloodborne esiste un obiettivo che il giocatore deve provare a portare a termine. Quale? Trovare il modo di sopravvivere alla notte di caccia e macellare fino all’ultimo dei demoni che percorrono il centro e le periferie di Yharnam. Ma per farlo deve ricorrere a tutto il suo coraggio, la sua astuzia e, soprattutto, la sua perseveranza. Perché, se non si fosse ancora capito, in Bloodborne si muore. Parecchio, a dir la verità. E se si è persone poco pazienti dopo poco gli improperi iniziano a volare.
Adesso però parliamo del gameplay. Dopo il brevissimo filmato introduttivo e l’editor per creare il proprio personaggio, ci si ritrova in un’infermeria buia e lercia. Lo scopo è quello di uscirne vivi – ahahahah! – apprendendo lungo la via i comandi principali tramite tutorial minimalisti ma salvavita. Si può correre, attaccare i nemici in vari modi, schivare i loro attacchi con agilità, usare oggetti e altro ancora.
Dopo un primo, terribile confronto con un nemico a dir poco micidiale, ci si ritrova proiettati in una nuova location, la più importante di tutto il titolo: il Sogno del Cacciatore. Qui il giocatore può riprendere fiato o, tramite le lapidi sparse qua e là, teletrasportarsi nuovamente nella città di Yharnam, ad una delle lanterne speciali accese durante il proprio pellegrinaggio – sì, sanno molto da “falò” queste lanterne. Inoltre può comprare oggetti da un mercante alquanto bizzarro, potenziare le armi di cui è venuto in possesso e far salire di livello il proprio alter-ego. Il tutto usando il “sangue” ottenuto uccidendo i nemici sparsi per Yharnam. Sangue che, è vero, ricorda moltissimo le “anime” delle saghe Souls. Cioè? Uccidete nemici, ottenete sangue da spendere per potenziarvi. Morite? Perdete tutto il sangue che avete accumulato e siete costretti ad accumularne di nuovo ripartendo da zero – con la possibilità però di recuperare quello perso se si raggiunge l’area in cui si è morti l’ultima volta, o se si uccide il nemico che vi ha massacrati, entro la successiva morte. Quindi il sangue ricopre un ruolo principe nelle meccaniche di gioco, permettendovi di fare praticamente tutto.
Proprio per non perderne più del necessario il giocatore deve imparare a combattere con astuzia le centinaia di nemici che gli si parano d’innanzi. Apprendendo con pazienza e sulla propria pelle i loro pattern d’attacco, colpendoli al momento giusto e schivando gli assalti più potenti. Se si fanno queste cose con il giusto tempismo, ogni battaglia si conclude in pochi istanti. Altrimenti lo scontro può durare più del dovuto, può costringere a usare le preziose pozioni rigenerati, o può addirittura condurre ad una rapida e deplorevole fine – possibilità molto probabile. Tuttavia si può ricorrere a qualche accortezza essenziale per facilitarsi la vita e salvarsi anche in situazioni critiche. La prima consiste nel cercare di attaccare gli avversari anche quando si è appena stati colpiti. Infatti deve passare qualche secondo prima che si perda definitivamente gli HP tolti dai colpi subiti. Se si riesce a contrattaccare in tempo si può recuperarne una certa percentuale, guarendo così dalle ferite senza usare appositi oggetti. Una pratica che richiede un elevato tempismo e una certa esperienza, ma che torna senza ombra di dubbio molto utile. Altrimenti si può ricorrere alle armi da fuoco per aprirsi varchi o rallentare gli avversari.
Sì, in Bloodborne ci sono pistole, archibugi e altre diavolerie simili. Niente più archi o scudi, in poche parole – eccezion fatta per un easter egg piuttosto ironico. Usare questi aggeggi antiquati può togliervi dai guai in svariate occasioni. Ovviamente i proiettili sono limitati e non troppo potenti, però con un po’ di pratica i risultati possono essere davvero soddisfacenti.
Certo, contro i numerosi boss presenti alla fine di ogni area serviranno più di qualche attacco ed alcuni proiettili per averla vinta. Anche perché in Bloodborne, al contrario di Dark Souls 2, i boss sono abbastanza tosti. Così come lo sono i nemici in generale. Non ci si può permettere mai di abbassare la guardia, o il game over arriva rapido e silenzioso.

Ombre in una notte di luna piena

Sul versante grafico Bloodborne fa un deciso passo in avanti rispetto a quanto già visto in Dark Souls 2. Sia chiaro: non vedrete i prodigi tecnologici ammirati inThe Order 1886, però il colpo d’occhio e la cura per i dettagli di questo titolo si rivelano nettamente superiori ai prodotti passati di From Software. Cadaveri, scheletri, carrozzine per neonati abbandonate, macerie, sedie a rotelle in disuso, librerie cariche di tomi, corpi crocifissi e in fiamme, la natura che prevale sugli edifici costruiti dall’uomo… tutto quanto trasuda tenebra e mistero nelle location che si visitano. E quest’ultime sono davvero affascinanti: si passa dal centro di Yharnam colmo di edifici in stile vittoriano, a cimiteri abbandonati e tappezzati di lapidi, continuando per boschi tetri e minacciosi, concludendo con chiese abbandonate e vecchie metropoli in rovina. Insomma, la varietà non manca. E grazie ad un buon comparto di illuminazione, l’atmosfera cresce a dismisura – specie nelle parti avanzate del gioco.
Questo grazie anche al sonoro. Rumori tetri, risate agghiaccianti, lamenti malinconici, urla terrificanti, latrati spaventosi. Le orecchie del giocatore vengono costantemente sottoposte a suoni simili, abbinati a quelli di lame che squarciano, catene che strofinano, carne che si lacera. Il tutto accompagnato, di tanto in tanto, da musiche adatte alla situazione. E da un doppiaggio italiano di ottima qualità, che riesce a mantenere il clima lugubre e marcio al punto giusto.
Peccato soltanto che tutto questo bel lavoro venga intaccato, e non poco, da un framerate ballerino. Si può capire l’assenza dei 60fps, ma addirittura vedere scattare l’immagine in corrispondenza delle aree più dettagliate – cosa che, seppur di rado, inficia i combattimenti – fa storcere abbastanza il naso. In fondo siamo nel 2015 e stiamo giocando ad una console che dovrebbe mostrare prodigi grafici ben superiori a quelle precedenti! Discorso simile ma meno severo sullo sporadico pop-up di elementi dello scenario e di texture. E su una telecamera un po’ incerta negli spazi stretti.

La morte che proprio non ti aspetti

Bloodborne, come avrete capito, propone meccaniche di gioco molto simili e allo stesso tempo molto diverse dai suoi predecessori. La sua difficoltà quindi non coglie alla sprovvista i neofiti, ma anche i veterani, specialmente coloro che nei vari Souls erano abituati a usare lo scudo come ancora di salvezza. Inoltre la presenza di dungeon creati in modo procedurale – i Chalice Dungeon – servono ad aggiungere ulteriore pepe ad una formula già accattivante. Nulla di eclatante, sia chiaro, ma avanzare nelle aree randomiche di livello più alto si rivelerà una sfida per tantissimi giocatori.
Insomma, questo titolo è davvero un gran bel gioco, degno di essere almeno provato da tutti i possessori di una PlayStation 4. Peccato solo che la quantità di armi ed equipaggiamenti sia nettamente inferiore ai capitoli passati. Non che sia necessariamente un difetto, però vedere qualche arma bianca in più avrebbe fatto piacere.
Ad ogni modo se siete gli amanti delle sfide e dei videogiochi dalle ambientazioni tenebrose, correte a comprare Bloodborne, sempre che non l’abbiate già fatto. Questo gioco saprà conquistarvi, ammaliarvi e farvi imprecare come pochi altri.
Parola di sopravvissuto.

2 Commenti a “Bloodborne”

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