Battle Princess Madelyn - Recensione

Considerato da sempre uno dei giochi più difficili e bastardi di tutti i tempi, capace di far incenerire all’istante ogni calendario del quartiere, il titolo con protagonista il nostro baldo Sir Arthur si è lasciato dietro, con il susseguirsi degli anni, una ricca e folta eredità composta da emuli più o meno riusciti, che però hanno tutti avuto come punto focale dell’esperienza l’innata bastardaggine. Ecco, magari a questo punto i più giovincelli di voi si saranno già persi a ricordare i lavori del buon Hidetaka Miyazaki, del tutto ignari di come i soulslike da lui rivitalizzati siano solo tiepide ed amorevoli carezze se confrontati con quel Ghost ’n Goblins a cui avevo in mente di riferirmi in apertura. Sì, perché l’iconica produzione Capcom riesce ancora oggi ad influenzare i game designer di tutto il globo, come dimostra ampiamente Battle Princess Madelyn.

Tra pizzi e merletti

Il citazionismo sfacciato è senza dubbio uno degli elementi più evidenti di Battle Princess Madelyn, sia per quanto concerne il mero gameplay, sia se parliamo dell’introduzione che ci accompagna all’interno del corposo story mode presente nel titolo. È qua che, attualizzando (ma non poi così tanto) il leggendario incipit de La Storia Fantastica, facciamo la conoscenza della piccola Madelyn che, costretta a letto dalla più classica delle influenze, finirà per lasciarsi trasportare dalle vicende narrate della sua omonima controparte battagliera, con le quali la intratterrà il suo amorevole nonnino. La Madelyn digital/letteraria è una principessa che, in seguito all’attacco di una maligna entità, responsabile anche della morte del suo amato amico a quattro zampe Fritzy, si dimostrerà pronta ad imbracciare le armi per riportare la pace nel regno. È così che prende il via una sorta di mix tra il capolavoro Capcom ed i metroidvania più classici, con il primo titolo richiamato sia per quanto concerne il gameplay, tanto quanto per le movenze stesse della nostra eroina, il cui incedere ricorderà in più di un frangente il baldo Arthur. Madeliny potrà correre e saltare, oltre che contare sull’aiuto (inizialmente) di un’arma da lancio, a cui si andranno ad aggiungere in seguito nuovi strumenti di offesa, oltre ad alcune capacità belliche che potenzieranno lo spirito di Fritzy, che ci rimarrà accanto anche dopo la propria dipartita. Oltre che sbarazzarci delle numerose orde di nemici che il titolo ci vomiterà addosso, caratterizzati da un continuo respawn, dovremo fare attenzione a non venire colpiti, pena la perdita di parte della nostra armatura che, una volta rimasti in sottoveste, ci vedrà esaurire una delle pochissime vite a disposizione. Terminare anche questa preziosa riserva, comunque, non causerà il tanto temuto game over, ma semplicemente ci porterà a riprendere l’avventura dall’inizio dello stage, almeno per quanto riguarda il citato Story Mode. Per coloro che sono in cerca di un’esperienza più incline al titolo di ispirazione, è presente una modalità arcade che, privata della struttura multidirezionale dei livelli, ci calerà all’interno di una canonica esperienza platform/action a scorrimento orizzontale.

Occhio non vede, principessa si duole

Pur se non certo priva di un proprio fascino dal gusto smaccatamente retrò, è innegabile come il grosso dell’esperienza proposta da Battle Princess Madelyn sia rappresentato dall’avventura principale, anche se lo svolgimento complessivo non può certo dichiararsi esente da macroscopici difetti. Il primo, evidente sin dall’avvio, è l’elevata caoticità della progressione che, nonostante le correzioni avvenuti in seguito al lancio della day one patch, aleggia ancora come una ingombrante presenza sul titolo Causal Bit Games: vagare a destra e a sinistra come forsennati, nella speranza di azzeccare la piattaforma o la porta giusta, potrebbe alla lunga risultare snervante, soprattutto se accompagnato dalla seconda criticità del gioco, ovvero la subdola disposizione di nemici e trappole. Questi ultimi elementi, difatti, sono in più di una circostanza impossibili da prevedere, se non in cambio di una sostanziosa perdita di parte della nostra barra dell’energia, in un modo che mi ha ricordato una delle più grandi delusioni degli ultimi anni, ovvero Mighty No.9. Passi il retaggio hardcore/retrò della produzione, ma piazzare sadicamente avversari letali immediatamente fuori dal nostro campo visivo, rendendo di fatto possibile accorgersi della loro disposizione solo quando è troppo tardi, non è certo una cosa piacevole nel 2019, soprattutto se un titolo richiede smaccatamente di procedere per tentativi. Si tratta, in definitiva, di un binomio alquanto fastidioso, capace di mettere ingiustamente in ombra una struttura ludica che, per quanto ovviamente derivativa, è risultata essere convincente e divertente, oltre che sorretta da una direzione artistica minimale ma riuscita. La pixel art impiegata per dare vita alle avventure di Battle Princess Madelyn, difatti, è risultata piacevole e comunque fresca, in grado di accompagnare in modo efficace la progressione.

La volontà di rievocare in tutto e per tutto, tanto nel bene quanto nel male, un capolavoro del passato videoludico di tutti noi, è fortemente presente in Battle Princess Madelyn, ma è purtroppo un vero peccato accorgersi di come tante buone intenzioni non siano state accompagnate da una maggiore accortezza. Se è vero, difatti, che la produzione Causal Bit Games riesca a proporre un gameplay ed un’avventura divertenti ed interessanti, è davvero difficile chiudere un occhio sulla poca leggibilità della progressione, a cui si accompagna una difficoltà banalmente artefatta, in cui sarà il trial and error la nostra unica fonte di sostentamento. Da questo punto di vista, una maggiore onestà ludica avrebbe senza dubbio giovato a Battle Princess Madelyn, produzione che ha finito per specchiarsi un po’ troppo in quel sadico passato che tenta in tutti i modi di rievocare. Peccato che simili espedienti fossero più che altro dovuti alle limitatezze dell’epoca, oltre che alla volontà di spennare gli incauti avventori delle sale giochi di una volta.

  • Gameplay classico ma efficace

  • Pixel art gradevole

  • Difficoltà a tratti frustrante

  • Progressione caotica

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