Battle Chasers: Nightwar - Recensione

Joe Madureira è finalmente tornato sulla scena videoludica. Dopo gli ottimi, ma sfortunati, due episodi della serie Darksiders, il celebre fumettista si reinventa game designer e, insieme ad alcuni ex-sviluppatori di Vigil Games, si mette in proprio, fonda Airship Syndicate e apre il classico Kickstarter per il primo progetto. Un qualcosa di completamente diverso dal punto di vista delle meccaniche da Darksiders, ma che nei tratti e nei disegni si avvicina molto grazie proprio alla mano del celebre artista. Stiamo parlando di Battle Chasers: Nightwar, videogioco tratto dall’omonimo fumetto di Madureira creato nel 1997. Un titolo che mette in mostra sin da subito la sua natura di prodotto indipendente grazie alle sue meccaniche molto vecchio stile, ma che possiamo definire unico grazie al suo design. Joe Mad ci ha stregato di nuovo!

Viaggio sull’Isola del Mana

Battle Chasers: Nightwar si posizione cronologicamente dopo gli eventi raccontati dal fumetto, distaccandosi quindi da un punto di vista narrativo da quella storia. Il nostro gruppo di eroi si conosce già molto bene e all’avvio della nuova partita il gioco fa una buona introduzione del contesto.

Gully è la figlia di un potente guerriero noto come Aramus che le ha lasciato in eredità dei potenti guanti che donano poteri quasi impossibili da controllare. La ragazza è divenuta quindi un bersaglio per molti che bramano quel potere, e durante il suo viaggio ha incontrato dei prodi guardiani pronti a tutto pur di difenderla: il mago Knolan, il wargolem Calibretto, la ladra Red Monika e infine il prode spadaccino Garrison, che ha giurato al padre di lei di proteggerla a costo della sua stessa vita. Il gruppo parte quindi in viaggio per scoprire di più sull’origine del Mana che alimenta la magia e la tecnologia del loro mondo, tuttavia durante il viaggio non tutto va secondo i loro piani. Gli eroi vengono infatti attaccati e di conseguenza divisi. All’inizio dell’avventura quindi abbiamo solo Gully, Garrison e Calibretto intenzionati a riunirsi con i loro amici e continuare il loro viaggio.

La storia di Battle Chasers: Nightwar è raccontata bene grazie all’uso di meravigliose tavolozze a fumetti durante le cutscene e mette in mostra un mondo particolarmente caratterizzato che mescola elementi tipici del fantasy ad altri tipici dell’estetica western. Il racconto parte però in un modo un pochino lento con una prima parte che tratta in modo un pochino superficiale il rapporto dei protagonisti, quasi a dare per scontato che tutti conoscano già i fatti visti nel fumetto. Superata questa parte però il gioco cambia registro prendendo una direzione tutta sua e mettendo in mostra villain interessanti e un sesto protagonista creato appositamente per la produzione, Alumon.

Quando Diablo incontra un JRPG

Battle Chasers: Nightwar si rivela un videogioco molto vecchio stile che mescola elementi di gameplay che appartengono ai vecchi classici. Iniziamo con l’esplorazione della mappa con una visuale posizionata molto in alto che ricorda in un certo senso i giochi da tavolo. Sulla mappa si può vagare liberamente seguendo i sentieri dove possiamo incontrare nemici, raccogliere materiali o aprire i forzieri ben evidenziati. Da qui possiamo anche accedere ad alcuni negozi posizionati al centro della mappa come una taverna dove riposarsi per risanare la propria salute e il mana, un fabbro, un’alchimista e non solo. Troviamo poi i dungeon, che rappresentano il cuore dell’esperienza di gioco.

La prima caratteristica da tenere bene in mente è che i dungeon si generano in modo procedurale: questo significa che ogni qualvolta si desidera rigiocarne uno, questo presenterà una mappa costruita in modo diversa mantenendo però alcuni elementi fissi come gli enigmi. L’esplorazione dei dungeon, che ricorda molto la serie Diablo con la tipica visuale fissa dall’alto, risulta molto piacevole grazie alla presenza di puzzle ben articolati senza mai risultare troppo complessi e altri segreti in grado di ricompensare i giocatori con del ricco loot. Anche quest’ultimo si ispira in modo abbastanza evidente alla già citata serie Blizzard presentando diversi colori in base al grado di rarità. Infine troviamo tre livelli di difficoltà selezionabili prima di entrare in ciascun dungeon con quello massimo che resetta del tutto il dungeon in caso di morte. Livelli di difficoltà, generazione procedurale e loot system rendono ciascun dungeon altamente rigiocabile spingendoci in più di un’occasione a cercare una sfida più ardua per livellare i nostri personaggi e cercare equipaggiamento migliore.

Terzo elemento di fondamentale importanza nell’opera di Madureira e soci è il sistema di combattimento ispirato ai vecchi JRPG a turni di Square Enix. Una volta incrociata la propria strada con quella dei nemici parte infatti una schermata di caricamento che dà il via al combattimento dove i nostri tre personaggi si trovano di fronte ad un massimo di altrettanti avversari (talvolta ci sono ondate di contendenti, ma sempre tre alla volta si affrontano). Sulla sinistra abbiamo quindi l’indicatore che determina i turni di ciascun personaggio, più in basso la barra della salute, del mana, dell’ultra e al centro le azioni che possiamo impartire a ciascun eroe: si va da attacchi semplici istantanei, ad abilità che consumano mana e hanno bisogno di un certo periodo di tempo per essere caricate; possiamo utilizzare anche diversi tipi di pozioni, da quelle curative ad altre di rianimazione e così via. Un sistema molto tradizionale quindi che però introduce un paio di elementi in grado di dare un pizzico di autenticità al gioco: innanzitutto abbiamo i punti sovraccarica che si accumulano alla barra del mana dopo qualsiasi azione istantanea e che possono dunque essere utilizzati in sua vece per sferrare le abilità; troviamo poi la già citata barra dell’ultra che, un po’ come in un picchiaduro, è composta da tre tacche e si carica quando si effettuano o subiscono danni e che, una volta scaricata, permette di scatenare delle abilità dal potere ineguagliabile e in grado di sovvertire le sorti di uno scontro. Quello di Battle Chasers: Nightwar è quindi un combat system molto tradizionale che si rivela avvincente grazie anche a un livello di difficoltà tarato verso l’alto che richiede di sfruttare al meglio i punti sovraccarica, l’ultra e le peculiarità dei vari eroi. Quest’ultimi non si discostano dai grandi classici del genere con il classico cavaliere, il mago, il guaritore e così via.

Un mix di generi che dunque funziona in modo davvero egregio, tuttavia il videogioco di Airship Syndicate non è esente da difetti. Innanzitutto è doveroso citare un senso di progressione non bilanciato alla perfezione con alcune zone che richiedono un livello decisamente alto rispetto a quelle affrontate in precedenza. Questo problema poteva essere facilmente arginabile mediante l’inserimento di un vero e proprio sistema di quest secondarie, ma purtroppo Battle Chasers: Nightwar ne è sprovvisto se escludiamo qualche extra come le missioni di caccia. In alcuni casi quindi siamo stati costretti ad andare alla ricerca di nemici nella world map o a rigiocare qualche volta di troppo un dungeon per rimetterci alla pari del livello necessario per poter proseguire. Inoltre il sistema di crafting è un pochino macchinoso impedendo di creare contemporaneamente un numero maggiori di oggetti nello stesso istante, costringendoci ad esempio a passare interi minuti per creare più pozioni.

Infine piccola nota sulla longevità di gioco: giocare ogni dungeon (8 in totale a cui si aggiungono alcune aree esplorative più brevi) una prima volta può richiedere due ore se non di più a seconda del livello di difficoltà. Aggiungeteci poi che in alcuni momenti sarete costretti a perdere un po’ di tempo per livellare i personaggi e potrete superare abbondantemente le 30 ore di gioco. Noi abbiamo addirittura superato le 50 ore di gioco. Segnaliamo infine anche la presenza del New Game +.

Joe Mad, ci sei mancato

Meraviglioso, spettacolare, delizioso… ci vengono a mente così tanti aggettivi positivi per descrivere il comparto artistico di Battle Chasers: Nightwar che davvero non sappiamo quale termine utilizzare. La creatura di Joe Madureira presenta una palette cromatica ricca di colori e un character design di pregevole fattura sia per quanto riguarda i protagonisti che per i loro avversari che possono vantare anche una varierà molto buona. Dello stesso livello anche il design dei dungeon e della mappa di gioco con ambientazioni che vanno da rigogliose foreste, a territori più aridi per poi passare alle montagne innevate. Peccato solo per qualche problemino tecnico con caricamenti a tratti eccessivi e qualche calo di fluidità, fortuna che visto il genere di appartenenza il frame rate non si è rivelato mai un problema. Ottima infine anche la componente sonora con un doppiaggio in inglese (ci sono i testi in italiano) e una colonna sonora di buona fattura.

Commento finale

Battle Chasers: Nightwar non è niente di nuovo o di rivoluzionario nel mercato videoludico, ma è comunque un ottimo prodotto che mixa in modo sapiente e funzionale elementi di gameplay appartenenti ai grandi classici accompagnandoli a un comparto artistico davvero straordinario e una storia piuttosto piacevole. Davvero un buon debutto quindi per la neonata Airship Syndicate di Madureira e soci. Piccola nota finale: il prossimo anno riprenderanno le pubblicazioni a fumetti di Battle Chasers, chissà se questo videogioco riuscirà ad attirare nuovo pubblico ed avere così la fortuna che merita.

  • Mix di generi che funziona

  • Visivamente meraviglioso

  • Longevo e rigiocabile

  • Progressione sbilanciata un pochino

  • Crafting a tratti macchinoso

  • Qualche difetto tecnico

2 Commenti a “Battle Chasers: Nightwar”

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