Assassin’s Creed Chronicles: China - Recensione

Ezio Auditore mi è sempre stato simpatico. Vuoi perché è un toscano come me, oppure perché le sue avventure si svolgono in terre che conosco molto bene (abito a due passi da quella Monteriggioni reinventata da Ubisoft). O forse perché, diciamocelo, Assassin’s Creed 2 e Brotherhood sono stati due giochi davvero divertenti e ben strutturati, capaci di regalarci un personaggio decisamente carismatico ed affascinante. Eppure dopo questo binomio assai felice (no, Revelations non è MAI stato programmato!) il mio amore per la saga degli Assassini è scemato improvvisamente, complice una storia sin troppo avviluppata su sé stessa e che stava progressivamente perdendo di mordente e coerenza, unita ad pesante senso di déjà vu che si stava facendo mano mano più consistente. Quindi ho detto ciao a Connor e soci, preferendo dedicarmi ad altro, sin quando non mi è capitato per le mani Assassin’s Creed Chronicles: China, primo di 3 spin-off che, si spera, sappiano rinfrescare una saga che, sotto la patina scintillante della sua maestosa messa in scena, inizia a mostrare le prime sospette tracce di muffa.

Ezio Auditore mi è sempre stato simpatico. Vuoi perché è un toscano come me, oppure perché le sue avventure si svolgono in terre che conosco molto bene (abito a due passi da quella Monteriggioni reinventata da Ubisoft). O forse perché, diciamocelo, Assassin’s Creed 2 e Brotherhood sono stati due giochi davvero divertenti e ben strutturati, capaci di regalarci un personaggio decisamente carismatico ed affascinante. Eppure dopo questo binomio assai felice (no, Revelations non è MAI stato programmato!) il mio amore per la saga degli Assassini è scemato improvvisamente, complice una storia sin troppo avviluppata su sé stessa e che stava progressivamente perdendo di mordente e coerenza, unita ad pesante senso di déjà vu che si stava facendo mano mano più consistente. Quindi ho detto ciao a Connor e soci, preferendo dedicarmi ad altro, sin quando non mi è capitato per le mani Assassin’s Creed Chronicles: China, primo di 3 spin-off che, si spera, sappiano rinfrescare una saga che, sotto la patina scintillante della sua maestosa messa in scena, inizia a mostrare le prime sospette tracce di muffa.

Dalla Cina con furore

Se avete avuto modo di dare uno sguardo ad Embers, il corto che narra gli ultimi giorni del buon Ezio, sicuramente non avrete potuto fare a meno di notare Shao Jun, un’assassina proveniente dal lontano regno cinese. Ebbene, lei è la protagonista attorno alla quale ruoteranno le vicende raccontante in Assassin’s Creed Chronicles: China. La letale guerriera sarà al centro di una breve vicenda che la vedrà impegnata a recuperare una misteriosa scatola, donatale da Auditore, e contemporaneamente vendicare lo sterminio del suo ordine perpetrato dalla divisione orientale dei Templari. Trattandosi di una piccola produzione che non ci terrà impegnati (almeno la prima volta) per tre ore scarse, non aspettatevi una mirabolante sceneggiatura ricca di spunti e colpi di scena: tutte le vicende narrate nel corso delle 12 sequenze avvengono in maniera blanda e priva di mordente, non andando ad ingarbugliare ulteriormente l’universo creato da Ubisoft. C’è da dire che questo primo capitolo funge da incipit a quella che, stando alle promesse del publisher, sarà una storia che verrà tratteggiata ulteriormente tramite i due prossimi episodi. Staremo a vedere.

Metal Creed of Persia

Trattandosi di una produzione parallela i ragazzi di Climax, lo studio incaricato della realizzazione di Assassin’s Creed Chronicles: China, hanno scelto di strutturare il loro titolo in maniera differente rispetto all’originale, calando l’azione all’interno di un contesto 2.5D. Shao Jun si sposterà, dunque, all’interno di livelli a scorrimento orizzontale, potendo contare sulle canoniche abilità motorie degli Assassini che le permetteranno di scalare pareti con disinvoltura, oltre che a sfoderare nuove interessanti abilità: la nostra eroina potrà muoversi agilmente sui soffitti, nascondersi dietro a porte, colonne o vegetazione, oltre a poter contare su di una serie di accorgimenti che le permetteranno di distogliere l’attenzione dei nemici. Fondamentale in questo spin-off, difatti, sarà l’approccio stealth: le guardie, similmente a quanto avviene nell’epopea diKojima-san, avranno un cono visivo da evitare, a meno di non voler far scattare l’allarme, con annesso timer in pieno Snake style. Per sfuggire alle loro attenzioni, dunque, sarà necessario studiare l’ambiente e il comportamento degli avversari, di modo da poter passare inosservati tra le loro fila. E c’è da sottolineare, sotto questo aspetto, la cura riposta nel fornire varie tipologie di approccio alle differenti situazioni che, molto spesso, potranno essere risolte in molteplici maniere. Le nostre azioni, inoltre, saranno influenzate da un sistema di valutazione che servirà a sbloccare nuove abilità per la nostra eroina, tramite l’accumulo di una sorta di punti stile. Qualora venissimo però messi alle strette, sarà possibile ricorrere (ahinoi) alle nostra spada, rivivendo in pieno gli “emozionanti” scontri tanti cari alla saga. Non mancheranno, poi, alcune basilari sezioni platform, utili più che altro per raggiungere gli opzionali Frammenti dell’Animus che sono celati nei vari livelli, oltre che per venire a capo delle, purtroppo, rare sezioni a tempo. Messa così, almeno a livello concettuale, questo Chronicles avrebbe potuto rappresentare una discreta boccata d’ossigeno per la serie. Purtroppo, però, tutti i buoni propositi sono andati ad infrangersi con la dura realtà dei fatti: nonostante le molteplici tipologie di approccio la maggior parte dell’avventura è afflitta da una disarmante monotonia di fondo, dato che volta volta non dovremo fare altro che raggiungere il checkpoint successivo, sfuggendo agli sguardi dei nemici. E a nulla servono i vari obiettivi opzionali che caratterizzano ogni livello, dato che il loro ottenimento sarà soggetto alle medesime meccaniche. Il tutto poi è gravato da una legnosità dei controlli che, specie ne combattimenti e in alcune fasi di scalata, si rivela quanto mai fastidiosa: decisamente un po’ troppo se si parla di una letale ed agile assassina.

Pitture orientali

Fortunatamente Assassin’s Creed Chronicles: China riesce comunque ad ammaliare giocatori, soprattutto per quanto concerne la realizzazione grafica: grazie all’adozione di uno stile che ricorda le pitture ad acquarello di stampo orientale, la messa in scena realizzata da Climax riesce perfettamente a calarci all’interno della realtà cinese imperiale. Di buona fattura anche le animazioni che regolano i vari personaggi, sui quali svetta ovviamente la nostra sinuosa Shao Jun.


Vorrei ma non posso ed è davvero un peccato. Eppure Assassin’s Creed Chronicles: China avrebbe potuto rappresentare un piccolo punto di svolta per la serie degliAssassini, che rischia di rimanere sin troppo ancorata alle proprie (non proprio freschissime) meccaniche anche in occasione di questi spin-off, che invece avrebbero potuto essere la vetrina ottimale per testare nuove soluzioni ludiche. Così come è strutturato, invece, il primo episodio di questa trilogia parallela non è altro che un piccolo contentino rivolto quasi esclusivamente a coloro che vivono di pane ed Animus. Che a parecchi anni di distanza dalla sua prima infornata ha oramai perso la sua gustosa fragranza.

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