Apex Construct - Recensione

Abbiamo parlato di giochi in VR non all’altezza delle aspettative, o dai controlli non intuitivi, e di altri che hanno tanto da offrire ma non sfruttano le possibilità del VR. Tante parole, che sono tuttavia fini a sé stesse finché non viene fatto un confronto diretto. Quali sono queste aspettative? Dove nasce l’intuizione? Quali sono le possibilità del VR?
Apex Construct è qui per rispondere a tutte queste domande.

L’immersione

Il motivo principale per cui si gioca in VR è la sua capacità di immersione totale che nessun’altra piattaforma può garantire. La sensazione di trovarsi dentro un mondo tangibile dove è possibile esplorare ed interagire con il mondo circostante, come se vi foste dentro. Siamo lontani dall’universo di Ernest Cline, con il suo Ready Player One, ma nel 2018 vi sono possibilità non indifferenti di interazione che garantiscono lo svolgersi delle vicende esattamente così come vuole narrarle lo sviluppatore.

La storia di Apex Construct deve essere scoperta. Non ci è dovuto conoscere le motivazioni, ma da ultimo essere umano sulla terra, siamo eticamente costretti a lottare contro le macchine, e fermare una volta per tutte la loro inarrestabile ascesa. Due IA, chiamate Padre, e Madre, apparentemente in lotta, ci guideranno, ci porranno suggerimenti, scateneranno domande, il tutto grazie ad una personalità duplice e scaltra.

L’interazione

Chiunque abbia provato il VR sa bene che muoversi liberamente nell’ambiente significa vuotare lo stomaco nel secchio dopo cinque minuti. Per questo motivo il titolo propone lo spostamento, decisamente ben fatto, del teletrasporto. Nessuno stacco netto, quanto piuttosto un rapido spostamento unito ad una sfocatura ed un effetto vignetta che renderà scuri i contorni. Risultato: navigazione rapida e perfetta senza nausea. I due PS Move saranno le nostre mani, e ci permetteranno di effettuare gesti di svariato tipo, senza che il gioco ce lo venga a dire. Apriremo porte e armadietti, afferreremo oggetti e li poggeremo o li lanceremo, attaccheremo i nemici con arco e frecce, apriremo un menù ologramma che funge da inventario, e dulcis in fundo… digiteremo comandi al computer.

Tutto del gameplay reale del gioco è riuscito ad entusiasmarmi. Lla grafica ed il dettaglio sono davvero alti, nonché tremendamente ispirati, grazie ad un mix che ricorda quasi le città di Bioshock Infinite. Senza bisogno di un tutorial o di spiegazioni, effettuare le varie azioni è stata più questione di sperimentazione.

L’inventario olografico a tre sezioni, visibili tramite la semplice rotazione del polso, è semplicemente perfetto. Un po’ meno, per questioni di rilevamento dei controller – e non quindi al gioco stesso – l’utilizzo degli slot per prelevare o depositare oggetti. Da collezionista quale sono, è difficile descrivervi la gioia nel trovare un collezionabile in giro per il livello, di un realismo tale da sembrare un vero e proprio diorama, e poterlo portare a casa (quella virtuale) e poggiarlo sulla mensola così da esporlo. La casa fa infatti da hub tra un livello e l’altro, e permette anche lì esplorazione e scoperta, nonché decorazione come nel caso della mensola.

I combattimenti sono abbastanza statici, ma divertenti, poiché si tratta di tempismo e movimento, parando i proiettili con lo scudo, e abbassandolo per mirare e scagliare frecce elettriche che faranno fuori le macchine. Vari fasi saranno persino puzzle, poiché per aprire porte o scoprire parti della storia, occorrerà interfacciarsi con comandi, leve, o veri e propri terminali con tanto di tastiera. Avvicinarsi a questa permetterà alle nostre mani virtuali di mettersi automaticamente in posa, pronti a digitare con il dito indice teso, e dovremo utilizzare comandi classici quali DIR, o più intuitivi quali OPEN, in una interfaccia DOS vecchio stile che farà la gioia dei nostalgici.

Definire il VR

Apex Construct ha tutto ciò che una persona dovrebbe aspettarsi da un titolo in VR. Ha la storia, la sfida, il combattimento, l’azione, la giocabilità. Come tutti i giochi per PS VR vi è una limitazione intrinseca del prodotto, come ad esempio il non riuscire a riconoscere le mani in caso dessimo le spalle alla telecamera, cosa che distrugge l’immersione generata dal titolo, assieme ad un metodo di rotazione a 180 gradi tramite pressione di un pulsante che stona con il resto dei comandi fino ad ora cosī intuitivi. Beh, qualcosa di malvagio doveva pur esserci, ma non possiamo dare la colpa agli sviluppatori per queste piccolezze, in particolare dopo che queste passano in secondo piano grazie all’esperienza di gioco complessiva. Come avete potuto intuire il titolo offre davvero molto al giocatore, sotto ogni punto di vista, diventando un metro di paragone per altri giochi in termini di aspettative e gameplay. Sostanzialmente, se avete un PS VR, andate ad acquistarlo, perché merita di essere almeno provato.

  • Ambientazioni di gioco

  • Giocabilità ed intuitività

  • Esplorazione e Puzzles

  • Limitazioni dovute al PS VR

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