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  • Genere
    FPS
  • Publisher
    Ubisoft
  • Developer
    Techland
  • Disponibile per
    PS3 Xbox360
Data rilascio
02/Jul/2009
Disponibile
0
A+ A-

Recensione di Call of Juarez: Bound in Blood

31/07/2009 - A cura di
Quando nel 2007 Techland presentò il suo sparatutto ambientato nel "Wild West" il consenso fu più che generale. La software house polacca era riuscita a sviluppare un prodotto con una grafica all’avanguardia e un gameplay solido, condito con uno script che riprendeva uomini e situazioni dalla migliore tradizione western. C’eravamo trovati di fronte due uomini e una quantità assurda di fuorilegge lanciati a bomba verso un tesoro azteco attraverso le sconfinate e polverose distese della frontiera americana. Due anni dopo è venuto il momento di sapere come la vicenda s’è messa in moto, quali eventi si nascondono dietro il famigerato medaglione azteco, e soprattutto è tempo di raccontare la storia di Ray McCall e di suo fratello Thomas.


Bound in blood

Se c’è una cosa peggiore del combattere una guerra, è combatterla dalla parte sbagliata. Nel massacro fratricida tra Stati del sud e Stati del nord i fratelli McCall si troveranno a combattere dal lato che storicamente verrà sconfitto: l'esercito degli Stati Confederati del sud. Entrambi si sono sempre distinti come ottimi soldati fino a diventare l'orgoglio del colonnello Barnsby. Si sono sempre battuti come puma per cercare di raggiungere l'indipendenza dagli Stati del nord. Tom e Ray amano la propria nazione ma ancor di più amano la propria famiglia. Scegliere tra le due non è cosa facile ma al richiamo della madre in pericolo accorreranno senza esitazione. Nonostante il rischio dell'impiccagione per la diserzione, i due lasceranno l'esercito per cercare di salvare il proprio ranch e sottrarre dalla grinfie nordiste il fratellino seminarista e l'anziana genitrice. Il destino avverso vuole che al grande sacrificio corrisponda una piccola ricompensa: la madre morta, il ranch in fiamme e solo William salvo.
Perseguitati dall'inarrestabile Barnsby che li vuole punire con la morte, ai tre fratelli non resta che nascondersi nelle terre selvagge del West per cercare di rifarsi una vita. Tra le scazzottate e le scorribande, il ritorno al passato per i McCall sarebbe impossibile se l'incontro con il bandito Mendoza non riaccendesse la speranza: nei pressi di Juarez si nasconde un tesoro azteco, tanto grande da chiudere per sempre i conti con la vita di stenti. Ray e Tom, oramai cani impazziti, non riusciranno a resistere al "richiamo di Juarez" trascinandosi in una spirale di morte e disperazione.


Dust and loneliness

Lande desolate, case diroccate, pietra e legno sono gli ingredienti principali della frontiera americana e gli sviluppatori americani si sono impegnati per darcene una perfetta riproduzione. C’è tutto quello che avete visto nei film di John Ford: villaggi indiani, boschi selvaggi, miniere e strade polverose. L’ultima incarnazione del Chrome Engine si comporta egregiamente, riuscendo a restituire un colpo d’occhio a tratti devastante. Sulla lunga distanza il paesaggio è perfettamente caratterizzato da una profondità di campo elevata e da una precisione dei dettagli come pochi titoli. Fermarsi a guardare lo sfondo delle terre selvagge del West rimane uno dei grandi pregi di questo titolo.
Per assurdo il motore grafico soffre sulla media e corta distanza con un effetto di bad clipping massivo con l'erba e le piante che lentamente crescono sotto i nostri piedi e un filtro aliasing a dir poco ballerino. Gli interni in generale risultano ben curati e perfettamente in stile, caratterizzati pure da un'estrema attenzione per i particolari. Peccato per la scarsa interazione ambientale e la massiccia compenetrazione poligonale che trasformano le location in un perfetto esempio dell'adagio "guardare ma non toccare". Stesse disattenzioni si ritrovano nella gestione delle luci e negli effetti particellari che si limitano a suggerire l'idea di scoppi e pulviscolo. Nonostante le imprecisioni, l'orchestrazione generale restituisce la sensazione cruciale del Wild West: la solitudine. Le terre selvagge sono costantemente battute da folate di vento che alzano turbini di polvere, il sole alto e penetrante brucia queste terre dimenticate da Dio, alzando un leggero tremolio che ferisce gli occhi. L'impressione d'essere persi a combattere per la propria vita, anche contro le forze della natura, ci accompagnerà per tutta l'esperienza di gioco.

Padroni incontrastati di questo mondo sono Tom e Ray. Precisi, in stile e fortemente riconoscibili sono il pezzo forte del titolo. Costruiti sullo stereotipo dell’uomo duro e selvaggio, corredati da un arsenale che proviene direttamente da ricerche storiche, i fratelli McCall sono due che lasciano il segno, capaci di imprimersi nella memoria e ferire con il loro sarcasmo. Peccato per la totale assenza del motion capture facciale che ci avrebbe permesso di partecipare maggiormente alle vicende del titolo e alle posture fin troppo statiche. Le animazioni in generale non sono la punta di diamante del titolo, mancando di una realizzazione almeno negli standard e peccando di eccessiva semplificazione. Pecche che comunque non inficiano la restituzione di una buona riproduzione della vita del West: chiunque incontrerete sarà in grado di darvi la sensazione di essersi piagato o al sole o al bancone di un fetido saloon.


Quando un uomo con la pistola…

Il gameplay è quanto di più solido Techland potesse offrirci. Lo sparatutto polacco riesce a restituire le emozioni altalenanti del genere western con una precisione disarmante. Tesi ed intensi duelli si alterneranno a sparatorie adrenaliniche con pistole fumanti. Le novità introdotte per rimanere in stile sono comunque poggiate su una base molto solida che ci permette di definire Call of Juarez un buon sparatutto. La struttura a capitoli ci lancerà in una serie di missioni dalla progressione abbastanza lineare. Potremo scegliere se affrontare il capitolo con Tom o con Ray, che ci porterà ad un approccio agli scontri abbastanza diversificato. I due fratelli sono esponenti delle due scuole classiche: Thomas è agile e votato al combattimento sulla distanza mentre Ray è capace di sostenere maggiormente i danni e utilizza un approccio più ravvicinato con l’avversario. Il level design cerca di bilanciarsi tra immersione e funzionalità con un risultato il più delle volte troppo lineare: molti gli spot per entrare in copertura ma pochi quelli realmente utili. L’aggancio automatico alle superfici ci permetterà un peeking abbastanza semplice e intuitivo, gestito dall'analogico destro. Il più delle volte gli scontri si risolveranno in una guerra di posizione: fermi dietro il nostro nascondiglio non dovremmo far altro che aspettare la povera IA. I banditi non tenteranno assolutamente manovre di aggiramento o azioni aggressive ma si limiteranno ad attraversare il nostro campo visivo con una certa regolarità, quasi fosse uno "shooter-on-rail". La staticità cronica è accentuata dalla mancanza di melee attack e da tempi di ricarica di alcune armi cosi lunghi da scongiurare ogni tipo di banzai attack.
Per fortuna non mancano momenti d'azione pura nei quali i nostri pistoleri faranno cantare il grilletto. I due disertori, dopo un numero sufficiente di uccisioni, possono entrare in "concentration mode", che appena attivata ci permetterà di freddare con stile un gruppetto di nemici. Il suo utilizzo tattico è pressoché nullo visto che un timer di 60 secondi ci costringerà a sprecarla il più delle volte con un numero esiguo di nemici o in situazioni non critiche. Rimane comunque un ottimo tentativo di restituire con immediatezza la rapidità della pistola più veloce del West.
Non potevano mancare i duelli: il capo della cricca va sempre freddato con stile. I Techland sono riusciti a configurare in modo non troppo macchinoso un sistema capace di mettere in campo nervi saldi e tempismo. Ripresi di spalle e focalizzati sulla mano del nostro pistolero, con l’analogico sinistro potremo inquadrare il nostro avversario mentre con il destro si controllerà l’estrazione della pistola. Pochi istanti e la musica che c’ha accompagnato finora si blocca alcuni interminabili secondi ed è il tocco della campana, BANG! La pistola fuma e un altro cadavere giace sul selciato. Questo è lo schema che più o meno ripeterete con crescente difficoltà numerose volte nel gioco.
A rendere la pietanza ancora più succosa c’è una certa componente free-roaming che ci permetterà di effettuare una serie di missioni secondarie e raggranellare qualche soldo. In ogni atto ci saranno momenti di riposo dalla main story che ci porteranno a prestare servizio come Bounty killer oppure a dare una mano ai poveri indifesi che spessissimo si troveranno in balia dei banditi. Tra una missione e l’altra avremo la possibilità di esplorare il "wild wide West", scorrazzando sul nostro cavallo preferito e di tanto in tanto fare un salto all’armeria per spendere i soldi appena guadagnati. E’ un modo sia per spezzare il ritmo lineare dell’intera avventura sia per fare del sano upgrade dell’arsenale.


BANG! BANG!

Il comparto sonoro è assolutamente altalenante. Se da una parte i ragazzi di Techland sono riusciti a selezionare una colonna sonora degna di nota per tutta la story mode, alternando pezzi country d’atmosfera con momenti più duri e riproducendo alla perfezione gli scoppi pirotecnici delle armi del tempo, dall’altra ci siamo trovati di fronte ad un doppiaggio pessimo, spesso inficiato da una scadente sincronizzazione e con voci piatte e senza vita.


Sfida all’OK Corral

Bound in Blood fa del multiplayer una delle sue risorse fondamentali, costruendo sulla cooperazione degli utenti il nucleo forte dell’esperienza di gioco. Le cinque modalità proposte supportano fino a 12 giocatori che potranno scontrarsi in mappe come quella dell’Ok Corral, direttamente ispirate all’evento storico. Le classi si segnalano per numero e per la buona diversificazione.


...quell'uomo è un uomo morto

Call of Juarez: Bound in Blood è un titolo validissimo inficiato solo da piccole disattenzioni e da una longevità non esaltante. Le circa 7 ore della modalità storia possono essere aumentate dall’ottima componente online e da un replay delle missioni con un personaggio alternativo. E’ un titolo che per le sue meccaniche intuitive, per l’immediatezza degli scontri e la bellissima riproduzione dei paesaggi desertici si propone come una valida scelta anche per chi non ha un grosso feeling con la frontiera americana.
77
GRAFICA
78
SONORO
81
INNOVAZIONE
78
LONGEVITA'
85
GIOCABILITA'
80
MULTIPLAYER/ ONLINE
80
0

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