• Genere
    Azione > Hack and Slash
  • Publisher
    Namco Bandai
  • Developer
    Omega Force
  • Disponibile per
    PS3 Xbox360
Data rilascio
24/Apr/2009
Disponibile
0
A+ A-

Recensione di Dynasty Warriors: Gundam 2

24/06/2009 - A cura di
Dopo il discreto successo di vendite di Dynasty Warrior: Gundam, Omega Force ed il binomio Koei/Namco Bandai propongono un seguito di questo particolare titolo a solo un anno dalla sua pubblicazione. Nato come una fusione delle meccaniche hack and slash di Dynasty Warriors e Samurai Warriors con l’universo dei mech di Yoshijuki Tomino, Dynasty Warrior: Gundam era riuscito a conquistare il (masochistico) cuore delle migliaia di otaku del Sol Levante offrendo una gradita alternativa all’inflazionata ambientazione del romanzo dei tre regni.
Squadra che vince non si cambia?


Balle Spaziali

La varietà di gameplay non è mai stata il punto forte delle produzioni Koei e, purtroppo, anche in quest’ultima incarnazione la ripetitività sarà la nostra compagna di giochi. I semplici comandi (un tasto per l’attacco corpo a corpo, uno per gli attacchi a distanza, uno per la tecnica speciale, uno per lo scatto, uno per difendersi, uno per il salto... solita vecchia storia) vengono crudelmente affiancati a combo indegne di tale nome: non importa quale mobile suit sceglieremo, quale pilota mentalmente instabile impersoneremo o quanti ultra-mega-super-laser rifle possederemo, le (poche) combinazioni di attacchi saranno sempre le stesse, con ovvie variazioni grafiche a seconda del modello di mech utilizzato. Un’opportunità di riscatto non sfruttata da Omega Force, che aveva avuto il merito di inserire nelle rigidissime meccaniche di gioco alcuni elementi interessanti come la capacità di effettuare attacchi in salto (finalmente!) e la possibilità di selezionare separatamente pilota e mobile suit, ognuno con le proprie caratteristiche, in modo da rendere il piccolo distruttore di eserciti più affine ai nostri gusti demolitori.
La ricetta è comunque sempre la stessa: verrete catapultati in uno scenario diviso in sezioni dove dovrete semplicemente eliminare, rischiando un artrosi reumatica alle mani, l’esercito avversario (che cade magicamente dall’alto) per conquistare il settore occupato e così via fino ai canonici scontri con i boss che, con la loro comparsa, oltre a variare gli obiettivi delle missioni offrono un discreto diversivo con i soliti scontri in quick time event.
L’IA dei nemici è invece inversamente proporzionale alla loro quantità sui campi di battaglia e spesso ci è sorto il dubbio che alla guida degli Zaku di Zeon ci siano delle scimmie ammaestrate invece che militari addestrati o quindicenni complessati. I nemici vi guarderanno massacrare i loro compagni e non tenteranno mai manovre evasive o azioni di accerchiamento ed il paragone più immediato che ci viene in mente è quello con Resident Evil 5 ed i suoi zombie che, dopo aver corso per tutto lo scenario, si fermano davanti alla canna della vostra magnum urlando: “Massacrami”.
La possibilità di far evolvere il proprio pilota tramite l’esperienza acquisita sui campi di battaglia, assegnandogli delle nuove tecniche e migliorando le sue statistiche, e di sostituire varie parti del nostro mobile suit con altre più performanti (senza purtroppo alcun cambiamento estetico), non riescono a rendere più coinvolgente un’esperienza di gioco eccessivamente penalizzata da un gameplay rigido, superficiale ed estremamente ripetitivo.


Art Attack

Prendete delle texture provenienti dalla precedente generazione di videogiochi. Fatto? Cercate delle patetiche costruzioni sproporzionate e indistruttibili nell'80% dei casi. Fatto? Ora attaccate il tutto con abbondante colla vinilica ad uno spazio PIATTO (letteralmente) ed inseritelo in un Blue-ray o in un Dvd. Complimenti! Avete creato la vostra personale copia di Dynasty Warrior: Gundam 2.
Lo sviluppo parallelo per PS2 ha avuto effetti devastanti su un engine grafico incapace di sfruttare le enormi potenzialità della settima generazione di console: le poche e spoglie (anzi desertiche) ambientazioni presentano delle improponibili texture a bassa risoluzione utilizzate sia nella realizzazione del terreno che negli sproporzionati edifici, le meccaniche di impatto tra i corpi sono fortemente approssimative e la fisica è un’assente ingiustificata. Sono stati finalmente risolti i gravi problemi di frame rate del primo episodio, ma la stabilità del comparto visivo, capace di sostenere egregiamente l’enorme quantità di mobile suit su schermo, e l’ottimo lavoro svolto nella creazione di mosse speciali altamente spettacolari, sono rovinati dalle rigidissime animazioni dei mech, provenienti direttamente da Ragdoll Kung Fu. L’apice del trash è comunque raggiunto nelle battaglie spaziali: che combattiate sulla Terra, ai confini dei Bastioni di Orione o alle porte di Tannhäuser, i mobile suit si scontreranno, salteranno e cadranno su una superficie piana. Forse gli sviluppatori di Omega Force sono convinti sostenitori della teoria dello spazio piatto?
Il pessimo impatto visivo del titolo contrasta con la buona realizzazione poligonale dei Gundam utilizzabili nel gioco, arrivati all’incredibile cifra di 62 (contro i 19 del primo episodio): avremo infatti il (dis)piacere di pilotare tutti i modelli più famosi della saga di Yoshijuki Tomino, dalle versioni di Mobile Suit Gundam, a quelle di Mobile Suit Zeta Gundam, Mobile Suit Gundam ZZ, Mobile Suit Gundam: Char’s Counterattack, Gundam Wing e così via.
Il comparto audio è caratterizzato dalla presenza di semplici tracce orchestrali ripetitive e prive di ispirazione ed il discreto lavoro di doppiaggio in inglese (imperdonabile la mancanza delle voci originali in giapponese come nel primo capitolo) si accompagna ad un'ottima localizzazione nella nostra lingua per quanto concerne il testo scritto, elemento che rende sicuramente più comprensibile i complessi intrecci narrativi della saga di Tomino.
Rimaniamo increduli di fronte alla progressiva involuzione dei prodotti legati all’universo di Gundam, del tutto incapaci di entrare nella generazione dell’alta definizione e di dimostrarsi qualitativamente superiori alle centinaia di titoli su licenza di Namco Bandai. Le coraggiose seppur maldestre innovazioni apportate in Federation vs Zeon (battaglie acquatiche, possibilità di volare e missioni alternative) sono state del tutto cancellate nelle ultime apparizioni della saga robotica, che non ha saputo sfruttare l’occasione di rivitalizzare, in un colpo solo, due serie in continua crisi creativa.


L’armata Brancaleone

La grande quantità di contenuti disponibili in Dynasty Warriors: Gundam 2 è sicuramente il suo miglior pregio e l’incredibile longevità del titolo (sono necessarie oltre 50 ore per completarlo al 100%) rispecchia la profondità narrativa della cronologia Universal Century di Tomino. Così oltre all’inevitabile modalità ufficiale, che ci permetterà di rivivere gli avvenimenti principali della serie impersonando Amuro Ray (Mobile Suit Gundam), Char Aznable (Char’s Counterattack, new entry assoluta della saga), Judau Ashta (Mobile Suit Gundam ZZ) e Kamille Bidan (Mobile Suit Zeta Gundam), Omega Force ha implementato una nuova modalità “Missione” in cui dovremo utilizzare gli altri piloti disponibili e portare a compimento obiettivi di varia natura, come ottenere determinati pezzi di ricambio o migliorare il nostro rapporto d’amicizia con gli altri protagonisti. Tuttavia, indipendentemente dal nostro nobile scopo, l’apatico e ripetitivo sterminio delle orde di mobile suit zombie sarà un'amarissima pillola che gli obiettivi multipli e i colossali boss non riusciranno a farci ingoiare facilmente.
Incredibilmente, le principali innovazioni degne di nota riguardano il comparto multiplayer. Oltre all’interessante introduzione della modalità cooperativa in split screen (non sempre disponibile), sono infatti presenti due differenti tipologie di match online: la modalità “War Mode”, in cui fino a quattro giocatori, scortati dai propri inutili alleati, si contendono la vittoria portando a compimento obiettivi differenti, ed il classico Deathmatch a squadre, entrambi, fortunatamente, esenti da lag.
Il vero problema rimane comunque trovare dei giocatori talmente innamorati dei Gundam da sopportare la straziante monotonia offerta dal titolo.


For (hardcore) fans only?

A volte la passione fa superare ostacoli insormontabili, altre volte ci rende ciechi di fronte all’evidenza, altre ancora ci trasforma in una persona completamente diversa ma, fidatevi, giocare e completare Dynasty Warriors: Gundam 2 è un atto di puro masochismo digitale, non un gesto d’amore. Se amate veramente i mech, dedicate il vostro prezioso tempo (ed i vostri sudati risparmi) a titoli più meritevoli, come Armored Core for Answer.
Bocciato senza riserva.
45
GRAFICA
54
SONORO
50
INNOVAZIONE
69
LONGEVITA'
51
GIOCABILITA'
61
MULTIPLAYER/ ONLINE
55
0

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