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  • Genere
    Azione > Hack and Slash
  • Publisher
    Namco Bandai
  • Developer
    Namco Bandai
  • Disponibile per
    PS3 Xbox360
Data rilascio
TBA 2020
Annunciato
0
A+ A-

Recensione di Afro Samurai

28/04/2009 - A cura di
Immaginate la vostra vita in famiglia. Immaginate la tranquillità della vostra vita stroncata da un momento all'altro.
Come si reagisce in situazioni simili? Come si riesce ad andare avanti?
Io ancora devo capirlo, ancora devo preoccuparmene ma sono troppo occupato a vendicarmi...


L'Afro, la vendetta e due bandane

Dietro grandi avvenimenti ci sono spesso emozioni semplici, piccole ma allo stesso tempo incredibilmente umane. Quando si racconta una storia, invece, spesso per descrivere gli avvenimenti ci si dimentica proprio di queste emozioni, le si trascura per rendere le vicende più drammatiche, più eroiche e spettacolari ma incredibilmente finte.
In Afro Samurai invece si è cercato di rendere quanto più umani i protagonisti e di trasmettere tutti quei sentimenti che ci accompagnano, seppure in parte, nella vita di tutti i giorni. Basta poco per cogliere i sottili paragoni tra l’epoca in cui si svolge la vicenda ed i giorni nostri. Al centro della struttura narrativa ci sono due fascette, chiamate semplicemente Numero Uno e Numero Due. Queste bandane rappresentano il potere e allo stesso tempo la ricerca dello stesso. Il proprietario della Numero Uno è, infatti, considerato un essere quasi imbattibile, capace anche di dominare il mondo. Antagonista naturale del Numero Uno è il Numero Due, unico ad avere la possibilità di sfidarlo e quindi ottenerne il potere. Il Numero Due è tuttavia una posizione difficile in quanto il proprietario si ritrova ad essere sia preda che cacciatore. Doversi fare strada per uccidere il Numero Uno deve difendersi da quanti vogliono conquistare la bandana indispensabile per avvicinarsi al potere più grande.
Sulla base di questo gioco di potere si svolgono le avventure di Afro Samurai, il quale è alla ricerca delle due fascette. A guidare il nostro eroe non è la voglia di potere o la gloria, bensì la vendetta. Quando era poco più di un bambino ha visto eliminare il padre(all’epoca detentore della numero uno), e decide così di intraprendere la strada del vendicatore.
Diversamente da altre produzioni il lavoro Namco Bandai non delude i fan dell’anime ma regala loro un’ottima trasposizione. Il ritmo narrativo si integra a perfezione con la storia originale riuscendo a coinvolgere sia il fan più sfegatato sia chi si avvicina al brand per la prima volta.
Ottima è la caratterizzazione dei personaggi, i quali appaiono notevolmente umani riuscendo a distaccarsi dagli stereotipi visti e rivisti in produzioni simili. Particolarmente curata è l’introspezione psicologica degli stessi, che trova in Ninja Ninja (alter-ego di Afro) l'esempio più lampante. Questo personaggio è una sorta di guida per il protagonista e allo stesso tempo rappresenta una parte del suo carattere celata, nascosta, sintomo di una sofferenza interiore che poco a poco avremo modo di conoscere meglio. Tutti elementi indispensabili per dare alla trama quella maturità che contraddistingue le grandi produzioni.
Il clima che si respira vivendo l’avventura è affascinante, vuoi per la narrazione vuoi per la mescolanza di elementi come la contrapposizione tra cultura occidentale e orientale.
Nel complesso gli elementi narrativi riescono a coinvolgere il giocatore, soprattutto grazie a scelte che si avvicinano più ad opere cinematografiche che videoludiche.


Affiliamo la spada...ma senza esagerare

Quando si immagina una persona assetata di vendetta la mente associa questo sentimento ad una strada fatta di sangue e morte. Afro Samurai in questo non fa eccezione.
Da questa semplice descrizione è facile intuire come il gameplay possa essere ricco di azione, di combattimenti ma soprattutto di tanto tanto sangue. Gli scenari di gioco ci vedranno impegnati in scontri all’arma bianca con una grande quantità di nemici. I quali hanno come unico obiettivo quello di eliminarci ed ovviamente noi venderemo a caro prezzo la pelle.
Il giocatore, per compiere la sua vendetta, dispone di una grande quantità di combo, infatti combinando i classici attacco veloce e attacco forte riusciremo a creare spettacolari sequenze di colpi. Se da un lato l’enorme quantità di attacchi può far felice anche il giocatore più hardcore, dall’altro lato riesce a deludere per la poca profondità. Ingaggiare duelli con gli avversari che si dipaneranno davanti non rappresenta mai una vera e propria sfida nè tantomeno invoglia il giocatore a studiare con attenzione le meccaniche di gioco. Il risultato di questa “semplicità” sono combattimenti scontati e ripetitivi nei quali difficilmente si segue una tattica ma ci si abbandona invece a premere forsennatamente i tasti. Perfino i boss di fine livello non offriranno un livello di sfida tale da far impegnare a sufficienza il giocatore: il più delle volte basta tenersi a distanza e usare il tasto per difendersi nel momento giusto. Difficilmente dovrete impegnarvi più di tanto, solo di rado infatti smetterete di comportarvi come un “rapid fire” ed inizierete ad usare anche il cervello per abbattere gli avversari.
Nonostante tutto sconfiggere i nemici risulta essere piacevole, vuoi per la soddisfazione di vedere arti e membra tagliati di netto, vuoi per la facilità degli scontri che fa sentire il giocatore soddisfatto e appagato.
Per impreziosire il gameplay gli sviluppatori hanno pensato di inserire due distinte modalità di concentrazione, che per certi versi ricordano il classico “Bullet Time”. Premendo i tasti dorsali saremo in grado di rallentare il tempo ed effettuare attacchi veloci e decisamente potenti. Adoperando a dovere questa tecnica potremo eliminare una grande quantità di avversari in pochissimi secondi. I combattimenti saranno veloci, divertenti e frenetici, ma alla lunga ripetitivi; proprio per questo si è deciso di spezzare la monotonia inserendo elementi platform.
Nel perlustrare le location spesso per proseguire è richiesta l’attivazione di leve, o di trovare il percorso giusto saltando da una piattaforma all'altra . In poche parole elementi classici che ormai hanno fatto storia e che quindi non offrono nulla di innovativo.
Tecnicamente parlando le meccaniche di gioco sono ben studiate, ma decisamente non fanno gridare al miracolo. Se a questo aggiungiamo una decisa ripetitività d’azione capirete come il gameplay sia studiato unicamente per divertire senza troppe pretese. Piacevole nel complesso ma davvero privo di una profondità tale da far innamorare il giocatore.


Quando il rap incontra i fiori di ciliegio...

Per rendere giustizia ad anime o film, agli sviluppatori è essenzialmente richiesto di ricreare l’atmosfera e le ambientazioni viste nell’opera originale. Sotto questo aspetto il lavoro svolto da Namco-Bandai è davvero encomiabile, Afro Samurai videoludicamente parlando ha poco da invidiare alla controparte animata. La trasposizione è davvero ben riuscita, sia per quanto riguarda le ambientazioni che per la cura riservata al character design.
Sia gli ambienti che i personaggi sono creati utilizzando l'ormai famosa tecnica del cel-shading. Questa scelta si è dimostrata perfetta ed adatta alle peculiarità del gioco. Altra particolarità del titolo è la palette di colori che riesce a conquistare l’immaginario del giocatore, grazie a sfumature e tinte accese che si integrano bene con la tipologia di gioco e di narrazione. Ottime anche le animazioni del protagonista, ogni movimento è curato alla perfezione e il risultato è una fluidità di ottimo livello. Leggermente sottotono sono i nemici, sia per quanto riguarda i movimenti che per il look. Gli avversari spesso si lanceranno in movimenti insensati e poco realistici, mentre per la componente estetica anche in questo caso imperversa la ripetitività. Ogni nemico incontrato, escluse le poche varianti, sarà del tutto identico a quello precedente.
Gli scenari che fanno da sfondo alla vicenda sono vari e ben curati, soprattutto dal punto di vista artistico, aspetto dove l’influenza dell’anime si fa sentire parecchio.
Deludente è il lavoro svolto per ricreare la fisica, la gestione degli oggetti su schermo è piuttosto approssimativa con frequenti collisioni, che spesso renderanno il proseguimento dell'avventura frustante.
Con un samurai Afro non si poteva che avere dell’ottima musica rap a fare da sottofondo. Il comparto audio è sicuramente l’aspetto meglio riuscito del gioco, grazie alla colonna sonora di RZA (ex membro Wu-Tang). Le musiche del rapper accompagneranno molte sequenze di gioco, rendendo l’esperienza ancora più adrenalinica. A stupire non sono solo i brani della cultura hip hop ma l’estrema varietà dei suoni presenti.
Afro Samurai dispone anche di campionamenti che ricordano l’epoca feudale o comunque la cultura orientale, quindi è facile passare da un rap forsennato a musiche ben più tranquille.
Ottimo anche il doppiaggio il cui cast è capeggiato da Samuel L. Jackson; le voci che danno vita ai personaggi si amalgamano con perfezione allo storia grazie anche al perfetto lip-sinch messo a punto dagli sviluppatori. Il lavoro svolto in questa fase di realizzazione è completo sotto ogni punto di vista e riesce a ricreare con estrema naturalità l’innaturale mescolanza di suoni che contraddistingue il brand.


L'ultimo (Afro)Samurai?

Il titolo sviluppato da Namco Bandai si mostra come un prodotto tecnicamente solido e ben sviluppato. Il comparto audiovisivo è di pregevole fattura e nonostante qualche difetto contribuisce in ampia misura a ricreare il clima apprezzato nel celebre anime. La trasposizione fatta è di buon livello e sicuramente i fan non saranno delusi dal lavoro svolto dagli sviluppatori nel ricreare lo stesso pathos. Riuscendo inoltre integrare perfettamente la storia del gioco a quella dell'opera originale.
Il gameplay è piuttosto semplice: tante combo e combattimenti frenetici, peccato forse per la poca varietà d'azione e la poca profondità di gioco. Difficilmente i giocatori rimarranno entusiasti dalle meccaniche di gioco, che pur non presentando particolari limiti finiscono per stancare in fretta sia per la monotonia che per il basso livello di sfida.
Il samurai ha colpito nel segno, ma non in un punto vitale.
77
GRAFICA
82
SONORO
40
INNOVAZIONE
68
LONGEVITA'
59
GIOCABILITA'
65
0

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