Una sorella – Libri come nuvole - Comic Recensione

Avete mai letto qualcosa di Bastien Vivès?

Una delle cose che mi rimase più impressa la prima volta che lessi un suo libro (Polina, nella fattispecie), fu la sensazione di equilibrio, calma e leggerezza che parola e linea trasmettevano pagina dopo pagina, una tavola dopo l’altra. Eppure, non è che Vivès tratti temi frivoli o superficiali, semplicemente, è lui che riesce a fare la magia.

Un sorella è, ancora una volta, una storia di crescita lungo la strada dissestata che dall’infanzia porta all’adolescenza e da questa all’età adulta, con i tre personaggi principali a rappresentare le tappe di passaggio di questo viaggio: Titì, Antoine ed Helene (nell’ordine crescente).

Come recita il sottotitolo di questa recensione, Vivès crea libri che sono come nuvole. Ma non c’è sbuffo bianco, senza nuvolone nero. Qui, il plumbeo è dato da un tema in particolare che è tutt’altro che leggero, soprattutto in relazione alle età dei protagonisti: la perdita. Tra le pagine di questo libro la perdita assume diverse forme, da quella dell’innocenza e dei freni inibitori a quella della vita.

Bambini mai nati, che non potranno mai essere né figli né fratelli, né sorelle. Adolescenti che non diventeranno mai adulti, che non potranno mai essere né compagni né genitori.

Queste tessere del puzzle delle vite che sono e saranno di Titì, Antoine ed Helene, di cui i primi mancheranno sempre e i secondi vengono invece ad aggiungersi, sono quel comune denominatore che li porterà a percorrere insieme un pezzo di strada, facendoli compagni nei riti di passaggio, nelle scoperte e negli istinti tipici delle età di ciascuno. Ma alla fine di questa storia, il vero protagonista sembra essere Antoine, con Helene a fargli da complice nella sperimentazione del piacere e delle prime pulsioni e trasgressioni adolescenziali. Così come compagna nella scoperta dei primi sentimenti, dall’amore alla gelosia, del bisogno di mettersi in mostra, della (più o meno) difficoltà del farsi accettare all’interno di un gruppo.

Nella sostanza, altro non è che una storia di ragazzini in crescita, l’ennesima, se vogliamo. Ma già altrove vi dissi che la forma conta a tal punto da arrivare a farsi sostanza. Ed è proprio la forma che Vivès riesce a dare ai suoi libri e alla materia trattata che ne fa opere di una bellezza forse non compiuta ma piena, dalla lettura leggera ma non superficiale, dalle tematiche profonde come il mare, dove però non si annega. Calde come la sabbia d’estate, che tolgono il fiato ma non soffocano. In un gioco di equilibri che si riflette anche nel disegno.

Il tratto è leggero e misurato, essenziale, nessuna linea sembra essere fuori posto, né mancare né essere in più. E così pure l’alternanza dei pieni e dei vuoti, in uno spazio in cui il bianco sovrasta il nero, dando la sensazione di trovarsi davanti uno spazio aperto, senza linee di confine, infinito e abbacinante. Ad eccezione di alcuni momenti particolari, in cui lo spazio e il tempo vengono ingabbiati da sfondi neri come la pece. Una costruzione in cui le parole non appesantiscono la struttura e galleggiano senza sforzo nello scorrere delle pagine.

Ma la costruzione perfetta non esiste. E in questo sistema che sembra fluttuare leggero, quello che sembra perdere maggiore consistenza e finire per perdersi nell’aria è il finale. Un fermo immagine che viene portato via come la risacca, le orme sulla battigia: non ne resta che una lieve traccia.

Quanto al libro come oggetto, BAO ne ha fatto un involucro che rispecchia il contenuto: essenziale, bianco, con l’azzurro e il rosso a fare da estate.

In definitiva, Una sorella di Bastien Vivès è un fumetto che credo proprio meriti di stare sulle vostre librerie.

Buona lettura.

Valentina Cascino.

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