L’ora più buia – Ovvero: quando c’era LUI - Cinema Recensione

Una costante in tutte le recensioni di “L’ora più buia” è sottolineare quanto sia bravo Gary Oldman. Siccome io però l’ho visto al cinema doppiato, non posso dire niente sulla sua bravura, la prendo sulla fiducia. In compenso, ho scoperto che dietro a Gary Oldman c’era pure un film. Ma forse era meglio se non lo scoprivo.

Primi di maggio del 1940. La Germania nazista ha invaso il Belgio e sta facendo capitolare il resto dell’Europa occidentale. L’esercito francese, insieme a quello britannico, è in fuga e si rifugia sulle spiagge di Dunkerque in attesa di essere tratti in salvo. Intanto, nel Regno Unito, Churchill è l’unico a non voler scendere a compromessi con i nazisti, e deve resistere alla pressione di Chamberlain e del Visconte Halifax che vogliono la pace. Alla fine, Churchill dimostrerà di avere ragione.

In tutta sincerità, mi sono apprestato alla visione de L’ora più buia con la morte nel cuore: si sentiva puzza di agiografia lontano un chilometro. E pensare che voglio pure bene a Joe Wright – per dire, la mia tesi di laurea era sul suo “Anna Karenina”. “L’ora più buia” è riuscita da una parte, quella formale, a essere ben al di sopra delle mia aspettative, e da un’altra, sostanziale, ben al di sotto. Molto al di sotto.

L’occhio e la composizione dell’inquadratura di Wright sono impeccabili. Seppur non raggiungendo le vette artistiche di “Anna Karenina” (ma lì, già la scenografia teatrale era notevole), qua è difficile trovare una scelta registica che non sia studiata fin nei minimi dettagli. Basti pensare alla scena iniziale, con il Parlamento ripreso dall’alto, e la camera che, man mano, ruota e si abbassa. La gestione stessa della luce e della fotografia in genere è perfetta nel rendere la grandezza del momento storico. Dal punto di vista formale, quindi, Wright riesce a costruire perfettamente il senso di oppressione e crucialità che deve necessariamente avere l’ora più buia della storia britannica (se non europea).

Ok, ora che ci siamo tolti l’aspetto positivo, possiamo parlare del perché L’ora più buia è nel migliore dei casi un’agiografia un po’ paracula di Churchill, e nel peggiore un film interventista di cui non se ne sentiva manco lontanamente il bisogno.

Viene naturale fare un paragone con Dunkirk, ultima fatica di Christopher Nolan. Entrambi, infatti, si concentrano sulla fuga dell’esercito britannico da Dunkerque ed entrambi si concludono con il discorso di Churchill, tenuto il 4 giugno 1940 al Parlamento, in cui in pratica dice che la Gran Bretagna non si arrenderà mai. Mentre in Dunkirk quello che è un discorso profondamente patriottico, e profondamente interventista, vede smorzati i suoi toni esaltanti dall’ora e quaranta precedente in cui lo spettatore si è immedesimato senza tregua nell’ansia e nell’orrore della guerra; in L’ora più buia, invece, la guerra non si vede quasi mai, giusto tre secondi e quasi tanto per. Il discorso di Churchill vedi quindi mantenuti intatti i propri crismi d’esaltazione.

Non solo. L’ora più buia è anche un film moralmente scorretto. Questa scorrettezza raggiunge il suo apice nella scena in cui Churchill, che fino a quel momento ha lamentato un grande scollamento dalla vita delle persone qualsiasi, prende la metropolitana per capire cosa voglia veramente il popolo, se la guerra o la pace con i nazisti. Ovviamente, una cosa simile non è mai successa. E credetemi da come la descrivo pare anche più sobria di quello che è su schermo. L’ingenuità di una simile scena è però il minimo, quello che è peggio è che così viene motivato l’interventismo con il volere del popolo. Lo si vede sacralizzato. Significa, cioè, abbandonarsi al più becero populismo, rispetto a un dialogo e a un’analisi del governo e del Parlamento. Una bambina sicuramente è la bocca della verità. Mica come quella merda di Visconte Halifax.

La scorrettezza sta proprio qui: noi sappiamo già che stringere una pace con i nazisti sarebbe sbagliato, ma perché noi viviamo settanta e passa anni dopo e sappiamo tutte le atrocità che sono state compiute. L’ora più buia, invece, non cerca minimamente di spiegare le ragioni della pace voluta da Halifax o Chamberlain, anzi, insiste nel rappresentarli come quasi dei personaggi usciti da Game of Thrones, con i loro intrighi più o meno viscidi. Contro di loro si scontra Churchill, portatore della volontà del popolo, che vuole la guerra. E la guerra è giusta e sacrosanta, dall’altra parte ci sono i nazisti: come si potrebbe mai contraddirlo?

Però, oh, ho letto che Gary Oldman è molto bravo.

2 Commenti a “L’ora più buia – Ovvero: quando c’era LUI”

  1. edgar poe01 on

    Mamma mia! Quanto condivido questa recensione e quanto ho stimato colui che l’ha redatta, soprattuttosoprattutto mentreto leggevo la parte sul “moralmente scorretto” di questo film.
    Anche io ho fatto una tesi attinente al cinema, ma con risvolti di natura etica.
    Aggiungo alla tua bella recensione, che lo stesso possa dirsi su tanti film della stessa impronta, come quello sulla Thatcher, che ovviamente non ho voluto vedere. Io non vedo i film dei vincitori prepotenti, ma quelli sui perdenti misericordiosi.

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