Detroit – Razzismo e rivolte nell’America degli anni ’60 - Cinema Recensione

Con The Hurt Locker e Zero Dark Thirty la regista premio Oscar, Kathrine Bigelow, ha saputo affrontare in maniera veramente egregia il tema sconvolgente della guerra. Come se non bastasse, Detroit chiude definitivamente tutto questo, gestendo l’intera vicenda con estrema accuratezza.

Ma su cosa si basa il film?

La pellicola mette in mostra gli scontri avvenuti nel 1967, precisamente dal 23 al 27 luglio. Causati da dei poliziotti all’interno di un bar, il risultato finale si rivelò un vero e proprio massacro in cui centinaia di persone persero la vita. Partendo da questo fatto di cronaca, la Bigelow decide di raccontarci una storia cruda, glaciale, dirigendo il tutto con un occhio totalmente immersivo, a tratti claustrofobico. Un’autenticità che si respira sin dalle prime inquadrature, alternando tagli documentaristici a toni decisamente più cinematografici. La storia non è subito movimentata come vogliono farci credere, anzi. La sceneggiatura parte lentamente, prendendosi tutto il tempo di presentarci i personaggi, dividendoli fra buoni e cattivi e rivelandosi completamente ansiogena nella seconda parte, dove i toni si fanno decisamente più cattivi, feroci.

L’intento è quello di far capire allo spettatore l’abuso di potere, specialmente in mani pericolose, mentalmente disturbate o condizionate da una dose massiccia di razzismo. Qualità che vengono perfettamente incarnate nel personaggio interpretato da Will Poulter. Il suo è un personaggio dai toni violenti, immorali, un poliziotto scontroso e inquietante che a fine visione vi resterà addosso. Segnatevi su qualche agenda questo nome perché dopo numerose prove attoriali di buon livello, tra cui Revenant e War Machine, qui lascia davvero il segno. Non meravigliatevi se finirà tra i candidati agli Oscar del prossimo anno.

Nonostante la sua interpretazione sia la migliore, è impossibile non sottolineare anche quelle di John Boyega (che attualmente è al cinema con Star Wars Episodio VIII) e Algee Smith. Personaggi spinti da un senso di colpa e una rabbia che non riesce mai, per esigenze narrative, a diventare totalmente liberatoria, ma questo non macchia la loro performance nè il grande lavoro di sceneggiatura, sopratutto per la sorprendente prova canora del secondo. Una colonna sonora che diventa di fondamentale importanza, quasi un inno alla libertà e un simbolo per la lotta dei propri diritti. Un sound che è veramente difficile da dimenticare.

Detroit è un film difficile da digerire. Una storia sconvolgente che merita di essere vista almeno una volta nella vita. Un tipo di cinema puro, incredibilmente realistico, che oltre a farvi salire i brividi lungo la schiena, vi farà riflettere su tematiche,personaggi e situazioni spaventosamente attuali. Uno dei migliori film dell’anno.

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