Nintendo Labo: io ti amo poi ti odio poi ti amo poi ti odio e poi ti apprezzo - SBEM!

A bocce ferme è tutto più chiaro, si riesce a pensare meglio e ad analizzare quanto visto. Le sensazioni decantano in modo naturale e l’entusiasmo iniziale può essere scremato per cercare di essere un minimo più oggettivi, scansando l’euforica patina che innegabilmente ti cattura ogni qual volta che una qualsiasi novità videoludica viene annunciata. Sono stati necessari un paio di giorni affinché questo processo di separazione avvenisse, finendo con il lasciare sul fondo della mia ciotola virtuale tre distinte scuole di pensiero. Ed ecco che mi sono dunque ritrovato a riordinare i miei pensieri, ed è in modo del tutto casuale che ve li propongo nei paragrafi che seguono. Magari saranno un po’ troppo netti, forse anche l’uno la negazione dell’altro, come i famosi lati opposti della classica medaglia, un trittico di sensazioni in cui, chissà, la verità finirà per trovarsi ancora una volta nel mezzo.

L’entusiasta

Figata astrale megagalattica. Sarei davvero un imperdonabile bugiardo se negassi di aver pronunciato queste parole non appena visto l’annuncio di Nintendo Labo. Sì, perché quando sei una persona che negli anni è stata in grado di foraggiare la maggior parte degli esperimenti videoludici più strampalati, risulta davvero difficile rimanere impassibili al cospetto di un pianoforte di cartone che reagisce realisticamente al tocco delle tue dita. Ma anche se non si è musicisti (o sedicenti tali come il sottoscritto), può essere sufficiente il clone biodegradabile di Bass Master per far scaturire un’irrefrenabile voglia di aprire il borsello, mettere i soldi sul bancone e scappare rapidamente con la nuova creatura Nintendo stretta in mano. Perché, in fondo, per chiunque sia stato un bambino cresciuto quando il culmine della tecnologia era un monitor a fosfori verdi, il cartone rappresenta da sempre l’espressione massima della fantasia ludica, capace di trasformarsi nel più meraviglioso degli universi, proprio come se fossimo dei gatti, le uniche in grado di rendere un informe e triste parallelepipedo marrone il più meraviglioso dei compagni di gioco. La genialità sta tutta qua, nel riuscire a sdoganare un qualcosa di apparentemente dozzinale come nuovo oggetto del desiderio videoludico, una sapiente operazione ingegneristica in grado di unire qualche cosa di nuovo, un gioco e del videogaming. Una sorta di ovetto Kinder 3.0, in cui saremo noi a creare fisicamente lo strumento del nostro personale divertimento, accompagnandolo a quel moderno desiderata che risponde al nome di Switch. E se a questo si aggiunge la sensazione di aver soltanto grattato, per mezzo del video che ha accompagnato la nascita di Nintendo Labo, la superficie di uno sconfinato oceano di possibilità, appare davvero difficile frenare gli entusiasmi che albergano nel nostro io più innocente e digitalmente puro. E visto che, da come si legge in giro (sbagliando, ovviamente), Nintendo non fa altro che proporre roba da bambini, sarebbe davvero arduo rimanere impassibili.

Il pragmatico

Ah, la Nintendo Difference, l’abusato binomio con il quale sono soliti sciacquarsi la bocca i più accaniti fan della compagnia di Kyoto, quando con la loro solita saccenza si ritrovano ad apostrofare, quasi con disprezzo, tutto ciò che non ruoti o sia partorito sotto la calda ala protettrici a forma di grande N. Al solito, quando qualcosa si agita a quelle latitudini, è come se venisse nuovamente reinventata la ruota, anche laddove, magari stropicciandosi un pochino gli occhi, non è davvero tutto oro quello che luccica. Sì, perché in fondo che cosa è Nintendo Labo, per lo meno stando a quanto visto sino ad oggi? Una costosa raccolta di minigiochi degni del migliore store mobile, accompagnata dal più esoso set di fogli di cartone che l’universo conosciuto abbia mai visto. E qua mi viene da pensare a quando, con una vecchia scatola di caldaia, mi costruivo a costo zero la mitica Fantabuggy dei Ghostbusters di casa Filmation, solo per lanciarmi in mille e più avventure senza che i miei fossero costretti ad allentare i cordoni della borsa. Ah la magia Nintendo, quell’impalpabile maestria nel rendere il superfluo dannatamente cool ed indispensabile: Miyamoto e soci, se solo volessero, sarebbero davvero in grado di vendere i celeberrimi frigoriferi al Polo Nord. E invece anche in questo caso si grida la miracolo, al capolavoro, alla rivoluzione, pronti a riversare quintali e quintali di lodi addosso al Kit Robot, magari dimenticandosi che un simile concetto (seppur in forma embrionale e declinato in salsa differente) si era già visto anni fa su PS2 grazie al Gametrak e al misconosciuto Darkwind. Che l’io entusiasta che ha scritto nel paragrafo precedente possedeva, tra le altre cose…

Il gamer vero

Ma ke skifo questo Labo!!!!111!!1!1! Possibile ke Nintendo sappia fare solo roba da bambini? Puah, skifo totale, ke ci vogliono i giochi maturi e fighi ke con i pupazzetti ci gioca mio cuggino ke ha 6 anni. Poi Labo non ha neppure il multiplayer, una roba impensabile oggi!!!!11!!1111!! Non avranno mai i miei soldi, ke ci devo prendere le mappe nuove e spacchettare un paio di forzieri ke ci voglio la skin nuova per il fucile!!!!!11111!!11!!

Un Commento a “Nintendo Labo: io ti amo poi ti odio poi ti amo poi ti odio e poi ti apprezzo”

  1. glenkocco on

    :uau:

    grande Simo, sempre il namber uan :asd: la mia l'ho detta già nella news: la rivoluzione non è Labo, ma è Switch e come è stata pensata da Nintendo, che ci ha visto lungo e sicuramente, in fase di progetto, ha pensato a Labo e chissà a quante altre cose. Quindi brava Nintendo per Switch, tutto il resto è soggettivo. Labo, poi, è l'ennesima prova di come Nintendo, con Switch, voglia prendersi TUTTO il mercato (portatile, home, hardcore, casual, adulti, binbi). Spero ci riesca, ne guadagneremmo tutti.

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