V.I.P. 001 – Kratos [God of War] - Articoli

Prima un terrificante clown con la chioma fiammeggiante, poi uno spiritato e violento guerriero greco. Non sappiamo quale sia stata l'infanzia di David Jaffe ma ci pare superfluo sottolineare come i suoi due piu' celebri personaggi si siano imposti nell'immaginario collettivo di gran parte dei giocatori di tutto il mondo. Tralasciamo per oggi la storia di Sweet Tooth, il clown di Twisted Metal, ed apriamo le danze di questa nuova rubrica con uno dei piu' celebri personaggi Playstation di sempre: Kratos!

Prima un terrificante clown con la chioma fiammeggiante, poi uno spiritato e violento guerriero greco. Non sappiamo quale sia stata l’infanzia di David Jaffe, volto noto della vecchia scuola made in Sony, ma ci pare superfluo sottolineare come, nella loro violenta bellezza, i suoi due più celebri personaggi si siano imposti nell’immaginario collettivo di gran parte dei giocatori di tutto il mondo. Tralasciamo per oggi la storia di Sweet Tooth, il clown di Twisted Metal, ed apriamo le danze di questa nuova rubrica con uno dei più celebri personaggi Playstation di sempre. Poco spazio alle presentazioni, Kratos è uno che si fa avanti con i fatti! Che siano i fatti a parlare allora, perché questa prima retrospettiva sui grandi personaggi videoludici, è dedicata proprio a lui!

Nome: Kratos
Cognome: Ignoto
Soprannome: Il Fantasma di Sparta
Età: Probabilmente tra i 40 ed i 45 anni
Nazionalità: Greca
Occupazioni: Ecatombe, Ex Dio della Guerra, Deicida
Prima apparizione: God of WarSony/Santa Monica StudiosPS2 – 2005
Ultima apparizione: God of War: Ghost of SpartaSony/Ready at DawnPSP – 2010
Prossima apparizione: Mortal Kombat – Netherrealm Studios – PS3 – 2011

Ha detto: “Gli Dei dell’Olimpo mi hanno abbandonato… Ora non c’è più speranza…”

Genesis

2004. Ben lontani dagli standard odierni di monotonia videoludica, il mercato muoveva i suoi passi decisivi verso un genere da sempre amatissimo, e riportato in auge proprio dai fasti dell’immortale Playstation 2. In barba allo strapotere nipponico fatto di Onimusha, Devil May Cry e Ninja Gaiden, Sony e David Jaffe si preparavano a lanciare sul mercato quello che era a tutti gli effetti il primo action game occidentale di spessore ad arrivare su PS2. Unite le forze e le idee di un team di sviluppo decisamente promettente, oggi noto come Team Santa Monica, la compagnia e lo sviluppatore pianificavano insieme – con poco clamore di stampa in verità – il lancio di un nuovissimo titolo “tripla A” per il monolite nero. Il gioco in questione, manco a dirlo, era ovviamente God of War, uscito poi nel 2005 con un successo quasi inatteso sia dal pubblico che dalla stampa di settore. Come un fulmine a ciel sereno, God of War si impose nella nuova cultura del videogame a suon di mazzate mitologiche ed ottime vendite, stabilendo tutta una serie di record che gli fruttarono ampissimi riconoscimenti e premi un po’ in tutto il mondo. Non parliamo di qualcosa di rivoluzionario, eppure erano così ben sviluppate le idee alla base del gioco (tutte, dalle meccaniche alla caratterizzazione dei personaggi) che il grande pubblico rimase più che affascinato. A quanto pare, seduto nel bel mezzo del suo letto, Jaffe aveva immaginato questo imponente titolo in salsa mitologica in cui un guerriero dannato dagli Dei greci sfidava creature imponenti come l’Idra di Lerna in ambienti mai visti prima. A volte non si pensa che qualsiasi progetto parta da un’idea avuta quasi per caso, eppure così fu. Jaffe avviò lo sviluppo del gioco in quel di Sony e dopo qualche tempo il suo sogno divenne una tangibilissima (e sanguinosa) realtà. Indimenticabili in tal senso i primissimi minuti di gioco in cui, in uno dei migliori tutorial in-game di sempre, al giocatore veniva contrapposta un’immensa idra marina nel tentativo di tagliuzzarlo, accecarlo, impalarlo ed infine esplorarlo! Jaffe aveva messo in piedi l’idea così come l’aveva immaginata nel letto di casa sua e – per gli Dei! – ne era venuta fuori una roba maledettamente buona! In trenta minuti avevamo ucciso frotte di nemici in modo violento, squartato un’idra, assistito ad una truculenta sequenza in computer grafica. Come non poteva venire la voglia di scoprire cosa sarebbe successo dopo? Abituati poi ai clichè nipponici dell’eroe quasi iconico (le tipiche tre “B”: Buono, Bello, Bravo), i giocatori si trovarono affascinati e praticamente spiazzati dal folle protagonista dalla pelle bianca. Non ci volle molto perché Kratos cominciasse ad imporsi tra i giocatori come nuova e grande icona del genere. Spiritato, violento, quasi disturbante nella sua metodica brutalità, il personaggio di Jaffe riscosse un’approvazione praticamente unanime, che lo ha portato nel corso degli anni a diventare una vera e propria star del mondo videoludico.
Kratos non è un colletto bianco, non ha stile se non nella sua violenza. Kratos non chiede, non perde tempo a fare domande. Kratos non colpisce chirurgicamente, rotea le lame e affetta tutti! Non corre appeso ai muri e ti taglia la gola, ti corre incontro e ti taglia a metà. Kratos è catartico, è uno sfogo, è l’uomo che supera il limite dei tabù e sfida gli Dei. Li combatte, li uccide con creativa violenza. Chissà che non sia il desiderio represso di ogni giocatore. Chissà che non sia questo “superare i limiti” il motore del successo.